Un mondiale dalle due facce: top e flop del torneo di Russia

Esegesi di un mondiale bello ma povero da un punto di vista tecnico

di Enrico Fattizzo
Enrico Fattizzo
(8 articoli pubblicati)
FIGC 120 Years Exhibition In Matera

La rassegna mondiale, come tutti gli eventi più importanti e attesi, ci ha detto qualcosa che va analizzato e distillato. Innanzitutto, il mondiale è stato interessante per l'equilibrio e per il clima che si è respirato (anche grazie all'ottima organizzazione), molto meno per il livello tecnico e di spettacolo. 

Il Brasile ha dimostrato la consueta forza ma con poca mentalità vincente. L'Argentina, oltre al grande parco attaccanti che si ritrova, dovrebbe cercare di sfornare anche difensori e centrocampisti di livello e, soprattutto, affidarsi ad un CT affidabile...La Germania ha confermato di essere in calo a causa delle condizioni precarie dei suoi interpreti (Kroos a parte). La Spagna è ancora una squadra top, ma anche qui qualche calciatore dal passato immenso (leggasi Iniesta e anche David Silva) ha cominciato la propria parabola discendente. Inoltre, bisogna ripensare e aggiornare quel gioco di possesso estenuante, molto in orizzontale, che, a causa della mancanza della velocità di esecuzione di un tempo, risulta sterile, non incisivo e abbastanza noioso. E il cambio del CT all'inizio del torneo ha inciso negativamente. L'Inghilterra, che molti davano inspiegabilmente come una delle favorite, nonostante un quarto posto decisamente positivo, ha confermato la propria mediocrità e l'assenza cronica di un DNA vincente. La nazionale dei tre leoni può contare su un grande attaccante (che comunque personalmente non ci entusiasma) e alcuni giovani di belle speranze che tali rimarranno... 

Ora le note positive. La Francia non ha entusiasmato, e anche in finale non ha giocato granché, ma ha molti interpreti di grande livello. Infatti, alla vigilia del mondiale, era una delle nostre favorite. Peraltro, le stelle francesi sono tutte giovani e quindi garantiscono un futuro radioso. Belgio e Croazia sono state le sorprese attese...Queste due nazionali sono ormai da considerare tra le potenze calcistiche e hanno meritato i grandi risultati conseguiti. Tra le due, tuttavia, c'è una grande differenza. I campioni del Belgio (Hazard, De Bruyne e Lukaku) sono relativamente giovani e ci saranno al prossimo mondiale, garantendo alla loro nazionale un ruolo da assoluta protagonista. I diavoli rossi, forse, si sono dimostrati la migliore squadra per il mix di gioco corale e di talenti. Poteva essere davvero la volta buona, ma probabilmente la scarsa abitudine a partite così importanti, e la maggiore concretezza (qualcuno direbbe cinismo) degli avversari, hanno determinato la sconfitta in semifinale contro la Francia. La Croazia, al contrario, probabilmente non manterrà lo status di potenza calcistica in quanto i suoi campioni (Modric, Rakitic, Perisic e Mandzukic) non parteciperanno al prossimo mondiale o saranno agli sgoccioli della carriera. E non potendo contare su un serbatoio costante di talenti, come possono fare Italia (negli ultimi anni un po' meno...), Germania, Brasile, Argentina, Spagna e Francia, risulta assai difficile che nei prossimi anni possano fiorire altri tre-quattro campioni di tal livello.

 Anche la valutazione del capocannoniere del mondiale denota un livello non altissimo di questa rassegna. Harry Kane (che, come accennato, non ruba l'occhio e non entusiasma) ha realizzato sei goal. Però parliamo di tre rigori, un tacco involontario (il pallone gli sbatte sul tacco senza che lui lo voglia) e due colpi di testa ravvicinati. Inoltre, dagli ottavi in poi, ovvero nelle partite veramente decisive, segna un goal su rigore in quattro partite. Delle sei marcature realizzate, due hanno "matato" la Tunisia e tre Panama...

I calciatori che hanno davvero lasciato il segno nella rassegna appena conclusa sono pochi: Hazard, De Bruyne, Modric, Perisic, Mandzukic (lui sì sempre decisivo nonostante non sia tecnicamente un fuoriclasse), Mbappè, Pogba a sprazzi, Griezmann con qualche pausa, Yerry Mina, Cavani (chissà come sarebbe finito il quarto di finale contro la Francia con lui in campo...).

Fonte: l'autore Enrico Fattizzo

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