Un modello come rugby e NFL per aiutare il Var?

Alcune prassi dai due sport potrebbero migliorare alcuni aspetti del Var... Però un aiuto dovrebbe giungere dagli arbitri stessi e anche da noi spettatori.

di Edoardo Gori
Edoardo Gori
(123 articoli pubblicati)
Due anni di sperimentazione

Nelle ultime settimane, complici gli episodi tanto discussi prima in Spal-Fiorentina e poi in Fiorentina-Inter, il Var non ha avuto pace: è finito sotto accusa soprattutto per il suo metodo d’utilizzo e per la sua tempistica, rendendolo così uno strumento esposto a continue critiche. In un polverone così denso di polemiche però va comunque detto che il suo utilizzo non è assolutamente da mettere in discussione: è giusto che il Var ci sia e che aiuti il direttore di gara a prendere decisioni giuste o a togliere errori grossolani. Ma ci sono alcuni aspetti che possono senz’altro migliorare: la rapidità nel prendere decisioni e soprattutto la chiarezza.

Per il primo punto potrebbe venire in soccorso la prassi adottata nel rugby, dove il direttore di gara, in caso soprattutto di mete contestate, richiede l’aiuto di un suo collaboratore che rivedendo l’azione in un’apposita cabina conferma o ribalta la decisione dell’arbitro. Ma nel caso calcistico si è deciso di lasciare l’ultima parola all’arbitro stesso, con l’assistente Var che al massimo può suggerire al proprio direttore di andare a rivedere allo schermo l’azione contestata (e per ora tale procedura non verrà modificata). Perciò, per togliere un po’ di macchinosità alla procedura, potrebbe bastare l’introduzione di un nuovo supporto come lo Smart Watch che viene sperimentato sul campo dell’Espanyol nelle ultime settimane. Già questo passo potrebbe bastare almeno per risparmiare un po’ di tempo e aumentare anche la comodità.

Per ciò che concerne la chiarezza può essere introdotta una routine ormai di prassi nel football americano: il capo-arbitro, dopo aver esaminato l’azione, accende un microfono e dà delucidazioni al pubblico sui motivi che l’hanno spinto a mantenere o a cambiare la propria decisione in merito ad un episodio controverso. Va detto che non sempre le delucidazioni hanno spento le polemiche sugli episodi controversi (basti vedere la finale di Conference fra Saints e Rams), ma almeno ci sarebbe chiarezza sul perché sia stata presa la decisione finale (magari supportata da un replay sul maxischermo, come la Uefa vorrebbe fare in un prossimo futuro). In tanti, dal modello del football, vorrebbero imitare anche il sistema delle chiamate sotto responsabilità degli allenatori, ma bisogna dire che nel football c’è la possibilità di chiamare timeout, mentre nel calcio ciò non è possibile, quindi tale introduzione cambierebbe e di parecchio le meccaniche del gioco (rischiando di snaturarlo).

Alla fine però, oltre che poter vedere ad altri modelli come il rugby o il football americano, ciò da cui si potrebbe partire per migliorare il sistema Var sono gli arbitri stessi: quest’ultimi devono sentirsi tutelati e non giudicati dall’uso del Var e soprattutto non devono aver timore dei possibili malumori che possono sortire da un’eventuale revisione. La faccia piena di tensione che aveva Abisso durante il colloquio con Fabbri al Var nella valutazione del rigore di D’Ambrosio è emblematica. Per togliere questo problema, oltre che le nuove procedure e i nuovi strumenti, serve la personalità dell’arbitro ma anche l’aiuto di chi vive, di chi vede e di chi giudica questo sport, spesso pronti a fare del direttore di gara l'unica causa e l'unica scusa dell'eventuale sconfitta. Senza un arbitro con personalità e senza un ambiente sportivo, non c’è Var o nuovo Var che tenga.

Fonte: l'autore Edoardo Gori

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  1. The Edgo - 11 mesi

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