Tra rinascita e baratro: la Serie A accoglie “il Bombarolo”

Solo un evento come il dieci luglio appena passato può scatenare una Rivoluzione. Ora tocca ai competitors.

di Mattia Musio
Mattia Musio
(3 articoli pubblicati)
Il Bombarolo

“Così pensava forte
Un trentenne disperato
Se non del tutto giusto
Quasi niente sbagliato
Cercando il luogo idoneo
Adatto al suo tritolo
Insomma il posto degno

D’un bombarolo"

Era l’estate del 1984.

Dolores Aveiro era incinta, di nuovo.
Lo era per la quarta volta dopo Hugo, Elma e Cátia Liliana. Le cose in famiglia tuttavia non andavano nel migliore dei modi: il marito José era a quei tempi disoccupato e in casa i soldi erano un ospite raro.
Dolores decise perciò di interrompere quell’inattesa gravidanza, con la certezza che una bocca in più avrebbe peggiorato ulteriormente la situazione. Si rivolse a un dottore, che però si dimostrò contrario a procedere con l’aborto. Non ebbe altra scelta, Dolores, che fece di testa sua con un «rimedio casalingo» suggeritole da un’amica: «Mi disse di bere birra scura e calda. Così il bambino sarebbe morto».
Più di trent’anni dopo, il trasferimento di quel bambino minacciato con birra calda ha messo in ombra le fasi finali dell’evento sportivo più seguito della storia dello sport, monopolizzando l’attenzione globale.

Per il calcio italiano è un nuovo anno zero: è solo da eventi come questo che si generano rivoluzioni. La più forte ha comprato il più forte, onde evitare anni di tirannia ora spetta alle altre ribattere, altrimenti la Serie A sarà poco più che una passerella per i campioni d’Italia. Suning e De Laurentis sono avvisati: il futuro della competizione, intesa nel senso letterale, è nelle loro mani.

È probabilmente la terza volta (dopo Diego e Nazário) che il migliore arriva in Italia da numero uno. Come tutti gli eventi storici, a delineare i lineamenti della giornata sarà sopratutto il tempo: alle due presentazioni storiche appena citate seguirono anni di luce abbagliante, e ora Torino sembra pronta a sprigionarla di nuovo.
Per la Juventus, manco a dirlo, è l’All-in decisivo. Dopo aver tolto due anni fa alla pretendente più seria in Italia quel Gonzalo Higuaín che ha fruttato due scudetti, la squadra bianconera ruba (con uno sforzo economico storico) alla regina d’Europa il suo Líder Máximo. L’obiettivo, nemmeno troppo velato, è quello di tornare più in alto di tutti oltre i confini nazionali.
Se, nelle stagioni precedenti i bianconeri hanno più volte sfiorato le grandi orecchie, al centimetro decisivo mancava proprio l’ariete di livello mondiale. Si è optato per la punta più forte del mondo, poca roba. 
Miglior cannoniere di sempre della Champions League più un’altra tonnellata di record e titoli. Siamo definitivamente entrati nell’era CR7: un marchio, un uomo, una sentenza.

Quanto ci ricorderemo di questo 10/7 ce lo dirà solo il tempo; le premesse però, sono bibliche. 

Fonte: l'autore Mattia Musio

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