Tra pallone e cultura: il Mondiale non è solo semplice calcio

La Coppa del Mondo va oltre lo sport in sé, coinvolgendo anche la cultura e la politica di un Paese

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(72 articoli pubblicati)
FIFA WC

Ruota tutto attorno al Mondiale in questi giorni. In ogni angolo del globo l'argomento che tiene banco è questo, dal Giappone al Messico, dalla Svezia all'Australia, la Coppa d'oro più famosa del mondo è al centro di tutte le discussioni, indifferentemente se il tuo Paese si è qualificato o meno. Tutti con la testa e gli occhi alla Russia, nucleo dell'atomo centrale di quest'estate, circondato da un vortice di elettroni composto da fiumi di tweet e articoli. Uno dei giornali più importanti del pianeta, il New York Times. ha dato alla luce una newsletter dedicata, chiamata Offside, che seguirà giorno e notte per un mese di fila l'evento sportivo più atteso dell'anno. Se anche questi major newspapers danno così tanta rilevanza al Mondiale, ciò significa che quest'ultimo non è solo una manifestazione sportiva. Una competizione che trascende l'aspetto calcistico,  finendo per contagiare la politica e la cultura di una nazione. 

L'aspetto culturale è una delle principali caratteristiche di un evento di questa scala, in quanto ogni Coppa del Mondo ci fa scoprire tutte delle tradizioni, delle usanze e persino una gastronomia che magari prima dell'inizio di tutto ciò non conoscevamo, non solo del paese ospitante, bensì di tutte le nazioni partecipanti. Chi sa che in Russia ci sono ben 9 fusi orari diversi lungo tutto il suo immenso territorio? O che il paese detiene altri due record, vale a dire la ferrovia più lunga del mondo (la famosa transiberiana, 9.200 km) e i mezzi di trasporto pubblico più veloci al mondo? Nel Paese guidato da Vladimir Putin, i treni della metropolitana passano uno ogni 90 secondi. Se poi ci si sposta alla più europea San Pietroburgo, appare un altro primato: la metro più profonda del mondo, che raggiunge la cifra incredibile di 100 metri di profondità. Se pensiamo ad un altro Mondiale, come ad esempio Sudafrica 2010, ecco che ci vengono alla mente le vuvuzela, trombette ad aria utilizzata dai tifosi nel corso della manifestazione come sottofondo musicale di un'edizione molto particolare. 

Ugualmente importante rimane la politica, che è stato sempre ben visto dalle dittature e dai regimi totalitari come un vitale strumento di propaganda, per ottenere consensi e cementare un potere che potrebbe altresì cadere sotto i colpi delle contestazioni e dei malumori. Il Mondiale è anche un'occasione per sfoggiare la modernità e il patrimonio artistico di un Paese. L'hanno fatto ben in due, vale a dire Benito Mussolini nel 1934 e Jorge Videla nel 1978. In entrambi i casi la squadra di casa arrivò al successo non però senza polemiche. Nel caso dei ragazzi di Vittorio Pozzo, ci furono molte proteste all'epoca soprattutto nei match contro la Spagna e l'Ungheria, in cui gli avversari degli azzurri sostennero che gli arbitri avessero aiutato gli italiani per farli avanzare nel torneo. Nel 1978 invece, un episodio salì alla ribalta, e più precisamente la semifinale tra Argentina e Perù. Per passare in finale agli argentini servivano la bellezza di sei gol, un'impresa decisamente ardua e complicata. Il primo tempo chiuso sul 2-0 sembrava il preludio di un'eliminazione dell'Albiceleste, ma non casualmente Kempes e compagni riuscirono a mettere a segno altre quattro reti nel giro di venti minuti, assicurando così il passaggio della squadra allenata da Cesar Menotti. Una partita che già allora fece gridare allo scandalo, e coloro che all'epoca avevano più di qualche sospetto ebbero ragione tempo dopo, quando un giocatore del Perù sceso in campo in quel match ammise che in effetti la partita era stata truccata

Due casi, questi, presi in esame per dimostrare e mostrare come il calcio ai livelli più alti sia effettivamente collegato non solo a fattori "positivi" di una nazione, quali ad esempio la cultura, bensì anche all'aspetto più segreto di un Paese, quello legato ai piani alti. Direi che però, a qualche ora dall'inizio del Mondiale, questi discorsi possano essere accantonati. Godersi il Mondiale è decisamente meglio.  

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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