Terzini, una specie in via d’estinzione

Il mutamento di gioco avvenuto negli ultimi anni ha fatto sparire i grandi laterali

di Ciro Balestrieri
Ciro Balestrieri
(59 articoli pubblicati)
Terzini

Da qualche anno non si vedono più dei grandi terzini, non solo i grandi Maldini e Facchetti quasi insormontabile in difesa e capaci di superare facilmente l’avversario e arrivare sul fondo per mettere cross degni di questo nome ma nemmeno giocatori sudamericani prettamente offensivi come Cafù, Roberto Carlos e Maicon. L’involuzione di tutti i giocatori in questo ruolo è davvero sconcertante e riguarda l’intero panorama calcistico internazionale. Il sempre maggior peso dato alle caratteristiche atletiche e il cambiamento del gioco del calcio sono la causa della perdita di elementi preziosi in grado di aumentare lo spettacolo ed essere determinanti al fine del risultato.

Partendo dalle considerazioni fisiche si nota come attualmente siano utilizzati come terzini giocatori molto veloci e soprattutto con molta resistenza. Pertanto, nel calcio fisico di oggi è necessario correre tantissimo per tutta la partita lungo la fascia sia per proporsi ai propri compagni per cercare la superiorità numerica sia per tornare in difesa a marcare il proprio uomo. Essendo i ritmi odierni estremamente elevati rispetto a 20-30 anni fa è difficile trovare dei calciatori in grado di reggere fisicamente l’intera partita senza incorrere in guai muscolari, quindi vengono schierati in quel ruolo solo i pochi “cavalli da corsa” idonei.

Entrando nelle considerazioni tecniche, la predilezione mostrata dagli allenatori a cercare un maggior scambio ravvicinato nella tre quarti ha incrementato l’utilizzo di giocatori rapidi e tecnicamente validi in fase offensiva disponendo la squadra con 4-2-3-1, 4-3-2-1 e 3-4-3 rispetto al classico 4-4-2 sempre meno utilizzato. Rinunciando alle “vecchie” due punte di peso con grandi doti aeree la necessità di andare sul fondo e crossare la palla sta svanendo piano piano. Si vedono sempre più giocatori come Darmian, Abate e De Sciglio che arrivano sul fondo (quando ci riescono) e invece di crossare cercano in passaggio rasoterra. Sono pochissimi ad essere ambidestri ed hanno grosse difficoltà a saltare l’uomo. Per ridare al clcio i terzini bisogna lavorare molto meglio nei vivai.  

Oggi il terzino nelle varie categorie giovanili è il giocatore capace di fare la fascia avanti e indietro più volte possibili, inoltre non avendo buone qualità tecniche non riescono ad emergere nei professionisti e gli vengono preferiti o mezze punte/ali molto più dotati tecnicamente o difensori centrali più alti e forti e più bravi nella marcatura. Perciò chi fa il terzino nei club professionistici non ha esperienza nel ruolo e giocando ad altissimi livelli vengono a galla tutte le proprie mancanze, da un lato quando va bene giocatori alla Dani Alves dotati di gran dribbling e di un tiro pari a quello dei migliori attaccanti ma senza nessuna attitudine a difendere e incapace di fermare l’avversario e dall’altro giocatori alla De Sciglio privi di spunti offensivi e spaventati addirittura di provare a crossare vista le loro scarse qualità.

I ragazzi provvisti di alto tasso tecnico non possono essere tutti disposti davanti come seconde punte o trequartisti, è impensabile che arrivino tutti a giocare a livello professionistico se il numero di giocatori all’attacco è cosi elevato. Devono già da piccoli, 13 o 14 anni cominciare ad essere spostati sulla fascia e abituarli a fare la fase difensiva e a marcare l’uomo dandogli anche maggiori chance di diventare professionisti di alto livello. Solo così si riavranno terzini di spessore capaci di fare la differenza in partite importanti, altrimenti si continuerà a giocare sempre di più le partite al centro del campo e lo spettacolo ne risentirà maggiormente. 

Fonte: l'autore Ciro Balestrieri

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