Tabárez, il Maestro diventato leggenda

L'attuale allenatore dell'Uruguay si è trasformato da semplice maestro ad una leggenda vivente, in patria e non solo.

di Marco Ghilotti
Marco Ghilotti
(99 articoli pubblicati)
Uruguay v Portugal: Round of 16 - 2018 FIFA World Cup Russia

Un maestro che diventa una leggenda del calcio mondiale. Un uomo saggio, colto (le perle di filosofia sono il fiore all'occhiello delle sue conferenze stampa), che riesce stoicamente a resistere ad una malattia devastante pur di trasmettere qualcosa ai suoi ragazzi. Sindrome di Guillan-Barré: è questa il risultato degli esami fatti da Oscar Washington Tabárez ormai più di due anni fa. Una neuropatia che colpisce 4 casi su 100.000 oltre i 70 anni e che porta nel corso del tempo a una paralisi progressiva degli arti, coinvolgendo anche il sistema nervoso autonomo. Lui combatte inesorabilmente, e mentre lo fa noi raccontiamo la sua fantastica storia. 

L'attuale CT dell'Uruguay nasce a Montevideo il 3 marzo 1947, in una famiglia umile ma non povera, a cui non manca mai il necessario per il sostentamento. Fin da giovane inizia a giocare a calcio, quasi una religione in patria, nel ruolo di difensore. La carriera non è un granché, nonostante Tabárez riesca a esordire in Primera División nel 1967, giocando in squadra assieme ad uno degli eroi della Coppa del Mondo di 17 anni prima, Alcides Ghiggia e successivamente anche in Nazionale in un'amichevole. Nel frattempo è diventato anche maestro ed inizia ad insegnare nelle zone più povere della capitale, vedendo con i suoi occhi come la povertà influisca sulla vita di centinaia e centinaia di bambini

Nel 1979, a 32 anni, decide di appendere le scarpe al chiodo anche per le parecchie operazioni alle ginocchia. Ciononostante l'amarezza non è travolgente, e Oscar Washington comincia la nuova vita da allenatore l'anno successivo, prendendo in gestione le giovanili del Bella Vista e successivamente l'Under 20 dell'Uruguay, vincendo tra l'altro l'oro ai Giochi Panamericani. Questo successo gli vale la chiamata di varie squadre di alto livello, tra cui il Danubio, il Montevideo Wanderers ed infine il Peñarol, la squadra più titolata del Paese, con cui vince la Copa Libertadores nel 1987. Destino o meno, le strade della Celeste e di Tabárez si rincrociano e in soli due anni raggiunge la finale di Copa America, persa contro il Brasile padrone di casa, e l'ottavo di finale del Mondiale italiano, uscendo solo a causa di un gol di un divinizzato Schillaci e un altro di Serena. Vince il Torneo d'Apertura nel 1992 con il Boca, per poi trasferirsi oltreoceano, al Cagliari. Rimane all'ombra del sole sardo per due anni, raggiungendo un nono posto nel 1994-95 e sfiorando per soli tre punti l'accesso al palcoscenico europeo. Dopo la nera parentesi al Milan, dove addirittura Berlusconi gli impone un decalogo di princìpi da seguire, il Maestro vaga per l'Europa, tra Oviedo e di nuovo Cagliari. Ritorna poi in Sud America sedendosi sulle panchine di Velez Sarsfield e Boca Juniors

Nel 2006 ritorna dove il cuore lo porta, ossia in Nazionale. La riporta al Mondiale dopo otto anni e riesce a raggiungere una semifinale contro ogni pronostico, soccombendo solamente ai supplementari sotto i colpi di Sneijder, che porta l'Olanda in finale con il risultato di 3-2. L'anno successivo vince la Copa America, battendo l'Argentina padrona di casa ai rigori nei quarti e strapazzando il Paraguay 3-0 nell'atto finale. Al Mondiale 2014 raggiunge gli ottavi, venendo poi schiantato dalla doppietta di James Rodriguez, mentre nelle due Coppe America successive non va oltre i quarti di finale nell'edizione 2015 contro il Cile. 

Poi, l'anno dopo, l'annuncio che scuote le fondamenta del movimento del fútbol uruguayo: il Maestro è gravemente ammalato. É Tabárez stesso ad annunciarlo, precisando che nonostante la sindrome che l'ha colpito continuerà in ogni caso ad allenare. Il suo è un gesto stoico, che non solo gli vale l'enorme gratitudine e ammirazione del suo popolo, bensì anche quella di tutto il mondo, calcistico e non. L'eliminazione contro la Francia non intaccherà il suo curriculum. Ciò che ci rimarrà nella mente sarà l'allenatore, o ancora meglio l'uomo. Larga Vida al Maestrolarga vida a Oscar Washington Tabárez.

Fonte: l'autore Marco Ghilotti

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