Storia e numeri del Pallone d’oro

La sfida tra CR7 e Messi si ripropone come ogni anno, con qualche gustosa sorpresa intorno

di Mario Cardone
Mario Cardone
(7 articoli pubblicati)
Balon dor

Che cos'è il Pallone d'oro? Una pantomima? Un premio sacro? Potrebbe anche essere un luogo di celebrazione mediatica manovrato dagli sponsor. Oggigiorno la sensazione che ce la combinino sotto il naso è predominante, bisogna ammetterlo. La cosa peggiore che questo mondo possa fare, però, è costringerci ad abbracciare soltanto conclusioni sempre belle e pronte.

A decidere le sorti dei candidati è stata, per lungo tempo, una commissione di giornalisti a composizione variabile. La prima
edizione, quella del 1956, è stata presieduta da 16 giudici, l'ultima da più di cinquecento elementi.

Si stabilisce chi è stato il migliore, in parole povere. Tuttavia, quella di determinare il miglior interprete di uno sport di squadra resta un'impresa quasi impossibile . Non ci sono dati oggettivi a cui affidarsi. E' importante capire questo: nel calcio l'unico parametro misurabile è il gol.

Quello che ci resta, alla fine della gara, è un'impressione. Perché non un dato di fatto? Perché nel pallone è sempre possibile rivolgere le nostre conclusioni a ritroso: 'Se non ci fosse stato il gol non avremmo vinto, ma se non ci fosse stato il passaggio non ci sarebbe stato il gol; così se Kantè non avesse recuperato non avremmo potuto passare il pallone a Mbappe e se il portiere non avesse compiuto la parata decisiva non staremmo qui a parlare di gol della vittoria, ma al massimo di  un pareggio'. Il gol, per l'appunto, è soltanto l'estrema sintesi di tutta la faccenda sportiva. 

La vittoria ci aiuta a discernere: agisce come un setaccio. In 29 occasioni su 61 (il 47.5%) il pallone d'oro è stato consegnato al giocatore più rappresentativo della squadra Campione del mondo o d'Europa. Questo vuol dire che la metà degli atleti insigniti del premio non ha vinto nessuna delle principali competizioni per club e nazionali nell'anno della consacrazione giornalistica. E questo fa già riflettere. 

In 17 casi il migliore è stato colui che ha espugnato il fortino della Champions.

Tuttavia il nostro immaginario è stato attratto da un altro evento: i Mondiali. Delle 10 edizioni giudicabili ('58, '66, '74, '82, '90 e dal '98 a oggi)  in 6 casi (60%) un campione del mondo è diventato Ballon d'or. Il calcio ha ammesso quattro eccezioni: Messi, Cristiano Ronaldo, Cruijff e Kopà. L'olandese nel '74 è stato scelto in luogo di Beckenbauer (vincitore di qualsiasi cosa quell'anno), il portoghese si è lasciato preferire a Neuer, l'argentino ad Iniesta (apriti cielo!), il francese madridista al migliore dei tedeschi dell'Ovest. 

Eppure dal '96 in poi, il livello della Champions League è cresciuto esponenzialmente in virtù della possibilità materiale da parte dei club  di acquistare giocatori provenienti da ogni parte del mondo, superando così i limiti oggettivi delle selezioni nazionali. Questo sport, però, si è dimostrato molto più legato ai suoi aspetti sociali, al suo potenziale emotivo, che ai fatti tecnici. 

In conclusione: il Pallone d'oro è la carta sinottica dei nostri sentimenti pedatori. Ci illustra, seguendo una rigida cronologia, i talenti che per una notte ci hanno impressionato di più. Le stelle più luminose, che spesso ci distolgono dalle cose veramente importanti. Chi ha interpretato meglio il gioco in senso stretto spesso è rimasto in disparte, ma è sbagliato assumere che non ci siano state certezze. Sul Messi del 2011 siamo stati tutti d'accordo. Ha vinto con uno scarto pari al 26.3% dei voti: il più alto in assoluto. Non abbiamo avuto dubbi nemmeno su Rummenigge nell'80, sullo Zidane del '98. Pelè e Maradona non hanno partecipato, Platinì e Van Basten hanno vinto tante volte, anche se con margini di incertezza leggermente superiori ai sopracitati. Ovunque fosse la classe è sempre stata riconosciuta. Il talento non è bastato: ci ha sedotti la tristezza di Baggio, più che l'esuberanza balcanica di Ibrahimovic. A volte è servita una magia speciale, i gol, nudi e crudi, non sono mai stati sufficienti a farci innamorare perdutamente.

Fonte: l'autore Mario Cardone

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