Steven, il Liverpool e la sua gente. Non sarà mai un addio

Le origini, gli aneddoti, le storie della sua immensa carriera.

di Andrea Lorello
Andrea Lorello
(2 articoli pubblicati)
LIVERPOOL UNITED KINGDOM - OCTOBER 01

 Da appassionato di calcio e film di guerra sono abituato a vedere le partite di calcio come guerre. Come in guerra vinci se avanzi dietro le linee nemiche, sul rettangolo verde vinci se oltrepassi la linea del centrocampo e invadi la metà campo avversaria. Se assumi il controllo del centrocampo hai vinto la battaglia. Non a caso è la zona più calpestata del rettangolo di gioco ed è qui che si decidono le partite. Ed era questo il regno di uno dei più forti centrocampisti del calcio inglese, Steven Gerrard.

Nella sua carriera ha indossato solo una maglia. Solo una volta, mentre giocava sulle sponde del Mersey, indossò la maglia dello United. Quella del suo idolo, Bryan Robson. Robson fu centrocampista tutto campo, come dicono oltremanica, box-to-box. Un po' come Steven. Ma papà Gerrard, tifoso accanito del Liverpool, se ne accorse e intimò al figlio di cambiarsi la maglia. Steven obbedì evitando di essere sbattuto fuori casa.

Dalle strade di Liverpool ad Anfield Road il passo fu breve. E’ il Novembre 1998, ad Anfield va in scena Liverpool vs Blackburn. A pochi minuti dal fischio finale, Gerard Houllier, butta nella mischia un ragazzino appena diciottenne. E’ Steven G. Neanche il telecronista sapeva chi fosse poiché, per uno scherzo del destino, il suo nome non era nemmeno stampato sul match-program. Nessuno poteva immaginare chi sarebbe diventato. 

Il trionfo più grande arriva nella stagione 2004/2005: la notte di Istanbul. Il Liverpool, dopo 45 minuti, è sotto di 3. La storia dice che tra il primo e il secondo tempo, Steven chiede a Rafa Benitez e allo staff tecnico di uscire dallo spogliatoio. Di lì a poco va in scena uno dei discorsi più belli mai ascoltati. Qui riportata la testimonianza di Djibril Cissè: “Quello che ci ha detto è stato il motore che ci ha permesso di andare a vincere la partita. Ci ha spinto a tirare fuori le palle. Ci ha spiegato che lui, essendo un ragazzo di Liverpool, non voleva in nessun modo vedere il proprio club umiliato in quel modo. Ci ha detto che se avessimo segnato nei primi 15 minuti avremmo vinto la finale. Indovinate di chi fu il primo gol? Il suo”. 

Nel palmares da urlo di Steven Gerrard manca forse il trofeo più significativo: la conquista della Premier League. Era il suo più grande sogno vincere in patria per Liverpool e la sua gente. Per suo cugino Jon-Paul morto all’età di dieci anni nella strage di Hillsborough del 15 aprile 1989. Jon risultò il più giovane delle 96 vittime di quel maledetto giorno. Steven dedica la sua biografia proprio al piccolo Jon: "È stata dura quando ho saputo che uno dei miei cugini aveva perso la vita, vedere la reazione della sua famiglia mi ha spinto a diventare il giocatore che sono oggi: io gioco per Jon-Paul."

Il 10 Aprile 1970 Steven Gerrard non è ancora nato. Ma la sua Liverpool è quanto mai viva. Il “Daily Mirror” di quel giorno intitola a caratteri cubicali: “Paul is quitting the Beatles". 50 anni fa, con l’ addio di Paul McCartney, i Beatles non sono più una band. Il 16 maggio 2015 Steven Gerrard calca l’ ultima volta, da calciatore professionista, il prato di Anfield. Il Liverpool perde 1 a 3 ma il risultato quel giorno non conta. La” Kop” diventa un enorme numero 8 che se capovolto diventa infinito come il loro beniamino. Steven trattiene le lacrime e con sua figlia in braccio rende omaggio ai suoi tifosi. In sottofondo suonano le note di "You'll never walk alone". Quel sabato pomeriggio Anfield non è solo un campo di football. E’ il ritrovo di generazioni di appassionati, dal futuro Steven Gerrard all’anziano tifoso di Kenny Dalglish. Il calcio in queste occasioni non può essere solo un gioco. E’ vita. Ma il 16 Maggio non è stato l’ultimo giro tra le mura di Anfield Road perché la volontà di Steven è questa: ”Quando staranno per terminare i miei giorni, non portatemi in ospedale, ma ad Anfield: qui sono nato e qui voglio morire.” Steven e i Beatles sono l’anima della città. Cammineranno tra le strade popolari di Liverpool e non saranno mai soli.
 

Fonte: l'autore Andrea Lorello

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