Stella cadente, mondiale scadente

Se le nazionali più quotate escono anzitempo, lo si può davvero definire il mondiale più bello di sempre?

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(46 articoli pubblicati)
68th FIFA Congress

Mentre i telecronisti dalla tv, continuano a recitare il mantra del “mondiale più bello di sempre” molti si chiedono se sia davvero così. Basta qualche risultato a sorpresa, con la maggior parte delle nazionali più quotate fuori gioco fin dai primi a turni, per poterlo definire un bel mondiale? Non è forse più corretto scindere il fatto che, sotto sotto, ci piacerebbe vedere una outsider vincere, dal fatto che questo comporti di conseguenza la spettacolarità del torneo?

La “caduta delle stelle” si è verificata più o meno ad ogni edizione dei mondiali, c’è stata sempre qualche sorpresa nelle prime battute della competizione, ma in quello di Russia abbiamo assistito ad una vera ecatombe.

Sono pressoché totalmente mancati i big match, a parte Francia vs Argentina negli ottavi di finale, che infatti è stata una delle partite più spettacolari, col 4 a 3 finale per i transalpini.

Davvero possiamo definire “il più bello di sempre” un mondiale con Svezia e Russia tra le migliori otto del campionato, con tutto il rispetto per il loro onesto e sudatissimo risultato?

Io onestamente non credo. Ci sono secondo me due diverse concause ,che hanno prodotto questo andamento sconnesso, nello svolgimento del torneo. La prima è che c’è sicuramente un livellamento non nel valore, ma nelle prestazioni tra le diverse squadre, soprattutto negli incontri a eliminazione diretta; difficilmente tra due compagini di diverso spessore tecnico, si assisterà a una goleada e una facile vittoria della squadra ritenuta “favorita”.

In queste brevi competizioni c’è pochissimi tempo per riparare a un errore, le squadre meno dotate di talento sono solitamente molto attente, prudenti, lasciano pochissimi spazi, e fanno giocare male l’avversario, che nel contempo cerca di vincere senza esporsi eccessivamente, appunto perché prendere un gol, per quanto episodico e fortunoso, può rivelarsi fatale.

La seconda considerazione è che oggi è molto difficile mettere insieme una nazionale di calcio, e chi ne risente di più solo le rappresentative  di “rango”, in quanto da una ipotetica formazione “all star” ci si attende gol e spettacolo.

Ma le star giocano per la loro nazionale per pochissimo tempo nel corso di un anno, come si fa a rendere una selezioni di nomi, che spesso sembra la raccolta delle figurine, una squadra efficace, spettacolare e vincente?

Negli ultimi anni il ruolo di commissario tecnico è stato, secondo me, molto sopravvalutato, in quanto non ha il tempo di allenare i giocatori che sceglie, sebbene questo a ct in realtà non sia richiesto.

Un selezionatore oggi deve essere si credibile a livello tecnico, il posto che occupa, per una questione di prestigio deve essere giustificato dal suo palmares, dalla suo curriculum sportivo, se non si vuole incorrere nell’errore che ha fatto la nostra Figc, che affidando la nazionale a un allenatore capace ,ma senza esperienza internazionale e senza vittorie a livello nazionale, si è ritrovata con le braghe calate, nel momento della debacle.

Ma poi il ct deve far prevalere altre doti: saper motivare il gruppo, riuscire a tenerli uniti, tenerli sulla corda quanto basta per raggiungere l’obiettivo, né troppo, né poco.

Un lavoro più da psicologo, meglio ancora da mental coach.

In conclusione, penso ci sia molto di cui parlare tra gli organi che gestiscono il gioco del calcio a livello mondiale, perché non penso che un campionato del mondo  a quarantotto squadre possa aumentare lo spettacolo, anzi tutt’altro.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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