Spalletti lascia o raddoppia? Marotta sfoglia la margherita

Le prossime giornate di campionato e la gestione del caso Icardi saranno decisive per la permanenza del tecnico in nerazzurro

di Raffaele Garinella
Raffaele Garinella
(11 articoli pubblicati)
FC Internazionale v SK Rapid Wien - UEFA

Il futuro di Luciano Spalletti sulla panchina dell’Inter è ancora tutto da scrivere. La vittoria ottenuta nel derby contro il Milan, pur rilanciando la squadra tanto cara a milioni di tifosi, non ha fugato i dubbi della dirigenza nerazzurra.  I tre punti ottenuti contro i cugini rossoneri hanno avvicinato l’Inter,-complice anche la caduta della Roma a Ferrara-, alla qualificazione in Champions League. Obiettivo primario ma anche l’unico rimasto alla Beneamata. Spalletti pur con alcune pause sta portando avanti un buon lavoro, soprattutto se si considera la sua prima stagione in nerazzurro.

Il quarto posto finale conquistato dopo aver battuto la Lazio a domicilio, non deve essere inquadrato solamente in ottica Champions League. Piuttosto va considerato che Spalletti ha cambiato profondamente la mentalità della squadra, capace di acquisire consapevolezza nei propri mezzi. Qualità necessaria per avviarsi a disputare la migliore stagione delle ultime sei.  Naturalmente un risultato già conseguito nel campionato  2015/16 con Roberto Mancini in panchina. Un quarto posto che non bastò per partecipare alla Champions League a causa del differente numero di squadre partecipanti. A quel tempo, solo tre quelle espresse dal campionato italiano. 

L'attuale seconda stagione di Spalletti è però in chiaroscuro. Non tanto per la mancata qualificazione alla fase finale della Champions League, quanto per le premature uscite di scena da Coppa Italia ed Europa League, e per le aspettative deluse di calciatori richiesti in ottica mercato, Nainggolan su tutti.  Il girone di ferro in Champions League, contro Barcellona e Tottenham, entrambe qualificate ai quarti di finale, ha visto l’Inter eliminata con l’onore delle armi. Ha nociuto solo la differenza reti rispetto agli inglesi. Meno bene contro Lazio ed Eintracht Francoforte, affrontate con piglio differente. C’è poi la questione Icardi sempre aperta. La dirigenza si trova di fronte ad un bivio, chiamata ad una scelta determinante per il futuro. Da una parte Icardi, cannoniere come pochi altri per fiuto del gol e freddezza sotto porta, dall’altra alcuni compagni di squadra con cui i rapporti sono evidentemente logori. 

Nonostante nessuno riesca ad ammetterlo apertamente, la decisione passa anche dall'aria che si respira nello spogliatoio. Spalletti a questo punto rappresenta l’ago della bilancia. Marotta lo ha più volte elogiato per la gestione della pattuglia in una fase delicata e difficile.  La sensazione è che anche il tecnico di Certaldo sia ormai stufo del comportamento dell’ex capitano nerazzurro, e le dichiarazioni nel post derby, con tanto di elogi per Lautaro Martinez, rappresentano molto più di un indizio. L’esperienza di Spalletti è fondamentale: la sua figura offre garanzie sotto l’aspetto tecnico, ma anche su quello organizzativo e della leadership. L’allenatore vorrà svolgere una mediazione tra Icardi - ammesso che il suo rientro in squadra sia prossimo - ed alcuni suoi compagni di squadra?

Probabilmente sì, ma a patto di uscirne vincitore e con l’intero spogliatoio dalla sua parte. Il suo futuro in nerazzurro dipende anche da questo caso, che definire ingarbugliato sembra perfino riduttivo. Lo stesso Hercule Poirot troverebbe difficoltà nel districarsi da una vicenda così spinosa. Marotta ha cominciato a sfogliare la margherita. Il futuro dell’Inter è già cominciato, ma i nerazzurri possono dormire sonni tranquilli. È la storia di Marotta a parlare: chi ha vinto tanto come lui non si accontenta, e partecipare non può bastargli. 

Fonte: l'autore Raffaele Garinella

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