Si ritira il sorriso più famoso del calcio: grazie, Ronaldinho

L'ex Barcellona appende le scarpette al chiodo. Agli appassionati di calcio lascia un tesoro e qualche lacrima

di Luca Girometta
Luca Girometta
(35 articoli pubblicati)
Ronaldinho

"La verità è che sono sempre sorridente perché il calcio è divertimento. Perché dovrei essere serio? Il mio obiettivo è diffondere gioia". Ronaldinho.

Non aver amato un calciatore come Ronaldinho è impossibile. Persino i tifosi del Real Madrid, dopo un Clasico in cui Dinho aveva brillato, gli hanno riservato una standing ovation. Il brasiliano è stato un giocatore speciale, o meglio, è stato raro. Il calcio giocato dal fantasista è stato puro spettacolo: rabone, finte ubriacanti, tunnel, assist impossibili, colpi da biliardo e tanto altro. In breve, la palla ai suoi piedi sembrava danzare con movimenti che parevano farla sparire e di nuovo riapparire. Era capace di toccarla dolcemente, ma anche di colpirla con tutta la forza che aveva per segnare con tiri che sembravano dei tuoni. Si muoveva come un serpente: fluido, ma allo stesso tempo letale. Tutto questo è stato Ronaldinho.

I suoi anni migliori sono stati sicuramente quelli trascorsi al Barcellona. Prima di approdare in Catalogna, ha militato nel Gremio e nel PSG. Con i blaugrana ha incantato e vinto, segnando gol spettacolari e regalando giocate che resteranno sempre negli occhi di chi ha potuto ammirarlo sul campo. La velocità con cui si muoveva in campo era impressionante e gli avversari non riuscivano a fermarlo perché ciò che faceva non era nemmeno pensabile: solo qualcuno con la sua creatività poteva permettersi di giocare così. Tra il 2003 e il 2008, periodo di permanenza al Barça, è stato sicuramente uno dei migliori al mondo, come certifica il Pallone d'Oro del 2005. Conquista anche una Champions League nel 2005-2006 dopo la finale vinta contro l'Arsenal. Il brasiliano, negli ultimi anni trascorsi in Spagna, ha fatto da mentore a colui che ha preso la 10 dopo la sua partenza: Leo Messi. Ronaldinho è stato un punto di riferimento per l'argentino. In molti hanno rivisto il rapporto tra Dinho e Messi in quello fra Messi e Neymar anni dopo.

La stagione più complicata per il 10 del Barça è stata sicuramente quella del 2007-2008, visti i numerosi infortuni; l'ultimo lo ha costretto a chiudere la stagione in anticipo. A fine anno la strada di Dinho prende una nuova via: Milano, destinazione Milan.

Alla corte di Ancelotti forma un tridente tutto verdeoro con Kaka e Pato. Vive una prima metà di stagione da protagonista, regalando anche la vittoria nel primo derby grazie ad un colpo di testa su assist di Kaka, ma da gennaio in poi trova meno spazio. La stagione successiva risulta essere il miglior marcatore dei rossoneri insieme a Borriello grazie a 15 reti. Con l'arrivo di Allegri nella stagione 2010-2011 trova poco minutaggio e decide di abbandonare i rossoneri per fare ritorno in patria, dove viene accolto dal Flamengo dopo 95 presenze con la maglia del Milan.

In Sud America, dopo il Flamengo, gioca con Atletico Mineiro, Queretaro e Fluminense fino al 2015. Dopo tre anni di inattività decide di lasciare il calcio.

Ronaldinho ha fatto appassionare molte persone al calcio grazie alle sue magie. Se oggi ci sono così tanti tifosi di questo sport, è anche merito suo, ma soprattutto del modo in cui viveva il calcio: sempre con il sorriso.

Grazie Dinho per averci impressionati, ispirati e divertiti. Di calciatori così, su quel rettangolo verde, non ce ne saranno più.

Ronaldinho
Fonte: l'autore Luca Girometta

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2 COMMENTI

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  1. bernipappalardo - 2 anni

    che spettacolo vederlo giocare

    1. LucaGiro - 2 anni

      Sembrava vedere un artista in campo

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