Serie A: se c’è un senso qual è??

La Serie A, il campionato più bello al mondo, forse non è il più combattuto. Una Juve cannibale e avara, sembra già pronta a non lasciar neanche le briciole

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(19 articoli pubblicati)
Juventus v Hellas Verona FC - Serie A

Sembrano lontani, innarivabili i tempi in cui il campionato nostrano poteva essere combattuto ad armi pari tra le big italiane. Una foto sbiadita ritrae Del Piero in rovesciata a San Siro che serve Trezeguet, per un goal storico contro il Milan, che consegnerà lo scudetto alla Juve in un combattutissimo campionato 2005. Le mani in faccia di un Ronaldo nerazzurro, all’Olimpico, che vede svanire in un attimo uno scudetto agognato nel famoso 5 maggio 2002, sono ormai materiale didattico da “dopoguerra”. Preistoria? No, solo fino a pochi anni fa infatti il livello delle squadre italiane si equivaleva, rendendo incerto il finale di stagioni vissute al limite dell’infarto. Il boom italiano delle famose “sette sorelle”, che permetteva a squadre come il Parma di lottare fino all’ultimo per il titolo, non sarà facilmente riproponibile. Se il gap tecnico, dirigenziale ed economico non diminuirà tra la Juve ed il “resto del mondo”, probabilmente il totalitarismo bianconero sarà difficilmente superato.

PER COLPA DI CHI

Se si contano sei punti di vantaggio dopo solo sette giornate, se si contano sette vittorie consecutive e due in Champions, se metti insieme CR7, Dybala, Costa, Bernardeschi e chi ne ha più ne metta, allora, forse la colpa di un campionato prematuramente “indirizzato” verso Torino è tutta di Allegri e compagni. Uno strapotere fisico, tecnico e mentale, quello juventino, che è largamente sotto gli occhi di tutti. Al di là però di una perfetta organizzazione tattica e oltre ogni tatticismo, che rende operaio anche un “mostro” come CR7, la forza della Vecchia Signora va ricercata nel lungimirante lavoro dirigenziale. Marotta al centro di un tifone mediatico ha comunque svolto un lavoro egregio, in combutta con Paratici, fatto di scelte, uomini e scommesse. Un fatturato triplicato dal 2010, uno stadio di proprietà e l’apertura a mercati alternativi sono la benzina di una macchina perfetta, quinta nel ranking Fifa, che punta alla vetta. Non c’è da meravigliarsi di così tanta distanza in classifica tra la Juventus e le varie anti-Juve che sembrano farsi la guerra dei poveri . 

A.A.A. ANTIJUVE CERCASI

Roma capitale d’Italia, ma non di quella calcistica. La Lazio di Simone Inzaghi sembra essersi smarrita nel suo 3-5-2 ostinato e sterile, forse troppo intenta a specchiarsi nei suoi gioiellini acerbi. Il derby capitale ha sentenziato che probabilmente la Roma di Di Francesco, potenzialmente può essere una avversaria credibile per la lotta scudetto con tutti gli interrogativi del caso. La squadra giallorossa però non sembra ai livelli di quella che ha asfaltato il Barcellona lo scorso anno. Troppi stravolgimenti, qualche giovane da far crescere, il potenziale c’è. L’alunno è bravo ma non si applica, il Prof. Di Francesco è chiamato a lezioni di ripetizione intensive  per continuare a sognare.

ASSE NAPOLI MILANO

Le milanesi Inter Milan sono belle in mezzo alla nebbia. Probabilmente rispetto al passato recente, le squadre di Milano stanno esprimendo il miglior calcio giocato grazie ad un mercato che ha portato gente come Higuain al Milan, e Nainggolan e Martinez sulla sponda nerazzurra.  Nonostante una quadra difensiva da trovare e una continuità, dimostrata fin’ora dall’Inter, le squadre milanesi si candidano a insinuare il trono juventino. Napoli è un capitolo a parte, rivoluzione e terremoto con Ancelotti, una squadra più quadrata che esalta la verticalità. Lo scontro diretto con la Juve  è stata una debacle, ma se una rondine non fa primavera, allora si può stare certi che il Napoli darà battaglia fino all’ultimo.

INTRUSI

Se il campionato non può già ritenersi in vacanza, è anche merito di cenerentole come Fiorentina Sassuolo. Esempi di un fulgido calcio moderno, veloce, basato sul possesso votato alla verticalizzazione, un calcio con il dogma del riempimento degli spazi. Se è vero che non può più parlarsi di “Sette sorelle”, è altrettanto vero che sognare nel segno del Leicester non costa nulla, solo qualche notte in bianco in più.

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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