Serie A: Juventus, Allegri forza Sette

Il conte Max riscrive la storia del calcio italiano e juventino. Trasformismo, acume tattico e semplicità, sono gli ingredienti vincenti del tecnico livornese.

di Antonino Aloi
Antonino Aloi
(19 articoli pubblicati)
FC Internazionale v Juventus - Serie A

Agli albori della sua fortunata esperienza bianconera nessuno avrebbe mai immaginato che Massimiliano Allegri, riscrivesse la storia del calcio italiano e Juventino in generale. Nessuno lo avrebbe mai immaginato forse è eccessivo, si perché in realtà il duo Marotta-Paratici in questo progetto tattico e tecnico, ci ha sempre creduto. Sono quattro gli scudetti consecutivi ed altrettante quattro le coppe Italia alzate dalla Juventus, dal 16 luglio 2014, giorno di presentazione di Allegri al timone di un team già comunque vincente. Il diktat alla Juventus è vincere, Max Allegri lo sposa in pieno, innovando con scelte tecniche e cambi fortunati la squadra e sciorinando un'idea di calcio vincente, ma soprattutto efficace.

ALLEGRI A RAGGI X

Quattro stagioni da incorniciare, condite da sistemi tattici e gestioni fisiche e mentali vincenti per il tecnico livornese. Nonostante abbia chiarito più volte, soprattutto nelle ultime interviste stagionali, di non andare d'accordo con numeri e schemi  preferendo pragmatismo e semplicità, il conte Max in termini di acume tattico e gestione del team è un maestro senza eguali. Nella sua esperienza in bianconero sono diversi i moduli e gli uomini da lui utilizzati, ma sono rintracciabili quattro momenti esaltanti di sapienza tecnico-tattica. Il primo è sicuramente figlio dell'esperienza Juventina precedente di Antonio Conte, infatti, Allegri proseguì con il rodato 3-5-2 fino al 4 novembre 2014, notte di Champions, momento in cui sceglie di trasformare Vidal in trequartista, potendo sfruttare a pieno le potenzialità di un centrocampo sublime formato da Pogba, Pirlo e Marchisio. Proprio questa scelta tattica lo ha portato a rivestire una posizione di rilievo anche in Europa, consentendogli di giocare la prima finale di Champions League della sua carriera. A guardare anche la carriera di Vidal in quel ruolo la scelta si è rivelata vincente. Ben presto però Allegri da Livorno è corso ai ripari segnando il secondo momento di rivoluzione tattica, arrivato all'alba di una stagione con inizio shock nel novembre del 2015. Il tecnico ritorna quindi ad affidarsi al caro 3-5-2 esaltando la forza imperante della BBC, inanellando ventiquattro vittorie in a row. Il terzo momento gestionale estatico per eccellenza però, arriva nella scorsa stagione, facendo coesistere l'intera armata offensiva bianconera nel famoso modulo a cinque punte ed esportando il 4-2-3-1 fino alla sfortunata finale di Cardiff, la seconda in quattro anni di Juve. Quest'anno invece ha riscritto geometrie e tatticismi nel quarto momento tattico, venendo incontro ad una difesa clamorosamente fragile, ridisegnando la sua squadra con un 4-3-2-1 che garantisce filtro e libertà offensiva a suoi uomini di maggior estro. Il tecnico toscano però non ha dimostrato soltanto di manovrare con cura  esigenze di squadra e freddi numeri, infatti, ha anche palesato doti di gestione umana eccellenti. Convincere Asamoah e Cuadrado al sacrificio di ricoprire ruoli difensivi, lo scivolamento di Matuidi alto nel 4-2-3-1, la possibilità concessa a Dybala di andare a ricoprire il ruolo di mezz'ala in fase di impostazione, sono esempi di come Allegri sappia motivare al sacrificio in modo tale che l'intera squadra raggiunga gli obiettivi stagionali.

INNO ALLA BELLEZZA... CONCRETA

Nell'annata  forse più combattuta e complicata della sua esperienza Juventina, Allegri ha dimostrato di poter vincere anche non giocando un calcio lisergico. Lo dicono i numeri che tradotti consegnano il miglior attacco e la miglior difesa alla squadra bianconera. La ricerca della verticalità a discapito del ball possession , è una costante dimostrata da una percentuale di realizzazione del 22%, condita da dribbling e lanci lunghi . La continua sfida tra bellezza Sarriana e efficacia bianconera, ha ravvivato la volata scudetto. Il conte Max ha vinto il Sarrismo e la ricerca della giocata  sublime, suonando un inno trionfale alla concretezza e confermando  che vincere è l'unica cosa che conta. 

Fonte: l'autore Antonino Aloi

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