Asprilla: capriole, Coppe e punti di sutura

E il sangue si portò via la finale: trentacinque punti e stagione finita

di Pablo Malevi
Pablo Malevi
(3 articoli pubblicati)
Faustino Asprilla

Tulua’, Colombia, 600 km da Bogotà.

Ospedale “Tomas Uribe”: il dottor Hernando Guerrero aveva appena finito con ago e filo. Novanta minuti di intervento. Novanta come i minuti di una partita! Trentacinque punti di sutura, tra punti interni ed esterni. E un gesso da portare dieci giorni. Diagnosi: lesione al gemello interno destro. Le voci si rincorrevano, non combaciavano.

Coppa delle Coppe

Solo la settimana prima Faustino aveva segnato una storica doppietta a Madrid. Semifinale di andata a casa dell’Atletico: Coppa delle Coppe. Due a uno finale. Le folle parmigiane impazzivano per “Tino” e le sue capriole dopo ogni goal. Poi era arrivata Pasqua, e la pausa. Faustino era partito per la Colombia, Tulua’, a casa. A riabbracciare moglie Catalina e madre (che aveva appena subito un intervento e non se la passava troppo bene). E tutto andava, e il Parma coi suoi goal volava in Europa! E le voci iniziarono a rincorrersi. Lesione al gemello interno destro!

Le voci dei giornali

I giornalisti colombiani iniziarono a riportare notizie su notizie. A Catalina era sfuggita una bottiglia di mano e le schegge avevano ferito il campione. Anzi allo stesso Faustino era caduta la bottiglia, non a Catalina. Anzi no, un litigio tra i due e piatti che volano, in compagnia dei parenti. Ma Faustino dichiarò di essersi ferito con dei cocci mentre scalzo aggirava la piscina di casa. Ricovero d’urgenza all’ospedale “Tomas Uribe” di Tulua’ e trentacinque punti di sutura. Quaranta giorni di stop, stagione finita. Il Parma quella Coppa delle Coppe la vinse comunque, tre a uno in finale contro l’Anversa, goal di Minotti, Melli e Cuoghi. E nessuno dei tre marcatori festeggiò il goal con una capriola.

Azione

Tulua’: un pullman li superò e tagliò loro la strada. E fu un errore. Faustino stava in macchina con un amico, guidava l’amico, e il pullman tagliò loro la strada, e fu un errore. Faustino era tranquillo, sino ad allora. Ma Faustino proprio tranquillo non lo era mai! Il pullman aveva tagliato loro la strada! Incitò l’amico ad accelerare, sbraitava, urlava come un ossesso, Tino. L’amico aspettò il primo rettilineo e inserì la marcia, accelerò di colpo, superò il pullman e inchiodò. Il pullman dovette frenare di schianto, lasciando mezzo copertone sull’asfalto infuocato. Tino scese dall’auto. L’autista scese dall’autobus. Tino urlava come un dannato, pazzo d’ira, insultava tutto e tutti. L’autista era incredulo, e furioso pure lui, e Tino era fuori di sé. E poi fu il colpo di testa, il sangue che pompa e scorre veloce fino al cervello: Tino salì sul paraurti della loro auto, pazzo d’ira, e si scagliò con un calcio destro ai cristalli dell’autobus.

Sgorgò il sangue. E il sangue si portò via l’ira e la finale. Trentacinque punti e stagione finita.

Fonte: l'autore Pablo Malevi

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