A un passo dal paradiso: Angelo Pierleoni il seduttore di Celano

Il Jolly abbruzzese giocò diversi anni in serie A e B, realizzò uno storico goal al Milan di Sacchi col Messina, ma fu frenato dalla passione per le donne

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(163 articoli pubblicati)

"Si comincia in uno stadio pieno in maniera vergognosa. I quattordicimila posti stabiliti dalla commissione di sicurezza rappresentano più o meno il primo strato di gente allo stadio Celeste. I tifosi si accalcano mostrando i biglietti acquistati ai botteghini, sessantamila lire per una tribuna. Sono almeno in due per ogni sedia. Il Milan entra fra applausi e striscioni: fianco a fianco il Milan club di Canicattì e quello di Barcellona. Sacchi fa ancora a meno di Gullit e di Filippo Galli, sostituiti da Mussi con slittamento di Tassotti centrale e Virdis. Il forfait di Ancelotti sposta Rijkaard sull' asse centrale del campo. Anche il Messina è privo di quattro titolari. Zeman mette i suoi difensori in linea, zona ortodossa con Da Mommio e Abate centrali, De Simone e Doni sulle fasce. Una piccola squadra capace e aggressiva, senza il minimo di angoscia di fronte ai campioni di Italia". (Corriere della Sera 1988).

Era il Messina di Zeman, contro il Milan pluricampione di Sacchi che fu clamorosamente bloccato 1-1 al Celeste grazie a una rete di Angelo Pierleoni.

Chi è costui?  

Nato il 15 dicembre 1962 a Celano, il centrocampista (spesso utilizzato con risultati ottimi anche da attaccante soprattutto con Zeman) si è lanciato nel calcio che conta soprattutto in riva allo   Stretto. Dal carattere ribelle e molto franco la sua carriera proseguita con onore a  Brescia (anche se durò poco), Cesena e Ascoli, è stata frenata anche dalla passione per le donne.

Angelo Pierleoni è stato il ragazzo che le stelle, quelle metaforiche da giramento di testa, le faceva vedere agli altri. Quel Pierleoni che da un campetto di parrocchia ha rincorso il pallone fino alla serie A. Quel calciatore che ha fatto volare le squadre dove ha giocato ma che aveva una paura incredibile di salire su un aereo, bisognava imbottirlo di pillole per farlo salire su. Il Pierleoni sciupafemmine e quello che non le mandava a dire neanche allo storico presidente dell’Ascoli, Costantino Rozzi.

"Il mio primo allenatore fu Abramo Frigioni. Avevo 12 o 13 anni. In una rappresentativa provinciale mi videro i dirigenti del Teramo e mi vollero con loro, pagandomi 5 milioni di lire. Avevo 15 anni. A 16 anni e mezzo ci fu il mio esordio in serie C col Teramo", racconta  il giocatore abruzzese.

Il Messina lo lanciò nel grande calcio: "Dopo una parentesi a Benevento, dove giocò un brutto scherzo la nostalgia, arrivai in Sicilia, in serie B. Il primo anno con Scoglio in panchina giocai pochissimo, il secondo con Zeman. Col tecnico boemo feci 11 gol. Accanto a me Totò Schillaci, che in quella stagione realizzò 23 reti. L’anno dopo lui andò alla Juve, io finii al Brescia, in A. Ma non fu un’esperienza fortunata. Rimasi appena tre mesi, a causa dei dissapori con l’allenatore Varrella. Diciamo che lui non voleva problemi e io non volevo farmeli creare".

Poi il passaggio al  Cesena di Lippi e poi l'Ascoli.

 "In Romagna arrivai in A.  Avevo 27 anni e alla partita d'esordio, contro l’Ascoli, realizzai il mio primo gol nell'olimpo del calcio italiano. Lo rivedo ancora nella mia mente: cross di Turchetta e io di testa, quasi in tuffo, faccio esplodere lo stadio.Mi volle a tutti i costi Rozzi, un presidente che mi ha amato tanto. Anche se in un'occasione non fu buono perchè mi impedì di andare al Milan che mi voleva dopo l'infortunio di  Eranio".

Per molti il suo limite sono state le donne.

 "Rispondo solo che in 4 anni ad Ascoli ho giocato 110 partite. Cosa impossibile per un donnaiolo. Non sono stato un prete, ma vivevo il mio mondo e sapevo gestire sia la vita privata che quella professionale".

La sua rete più bella?   

"Alla Juve, la squadra per cui tifo fin da ragazzino. Più che un gol bello fu un gol importante. Alla Juve di Maifredi, quell'anno, giocava Roby Baggio. E De Agostini mi marcava. Segnò il mio amico Schillaci e la partita finì 1-1. Ricordo con piacere anche un gol al Milan con il Messina, in Coppa Italia, quando mi marcava Paolo Maldini".

Bei tempi!

pierleoni
La fonte dell'articolo è l'autore Alan paul Panassiti

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