Serie A, seconda giornata: la Fiorentina abbatte il Chievo di D’anna

Al Franchi finisce 6 a 1 per la viola. Nel primo tempo gli ospiti reggono, crollano nella ripresa. Ottimo esordio di Gerson, doppietta di Benassi

di Mario Cardone
Mario Cardone
(7 articoli pubblicati)
La Fiorentina

Quando la Fiorentina entra in campo, un signore con i capelli bianchi le tributa un applauso con tutto il cuore. Non è il solo, ovviamente. Omaggia una sorta di gioventù toscana – come a dire “Oh Signore, benedici questi ragazzi…” – che in pratica non esiste, se non fosse per quel momento di estasi congiuntiva in cui giocatori mezzi africani e cinquantenni di Borgo San Lorenzo si ritrovano a dirsi ‘siamo’, avvolti in un abbraccio autentico, mi auguro, in entrambi i sensi.

Perché lo stesso esercizio di immedesimazione non possa avvenire anche in vicende alla "Diciotti", non è chiaro. Anzi, sì: di fronte all'illusione di avere ancora potere sulle cose del mondo il valore della fratellanza si spegne come un lumicino se tira il vento.

Quest’alito, a proposito, rinfresca la serata di noi tutti e increspa le superfici raggrinzite dei lenzuoli inverniciati, stesi dai tifosi per fare appelli di diverso genere, del tipo: “Giustizia per Genova” e “Della Valle vattene”. Alla faccia di chi pensa che gli appassionati di calcio non abbiano una vita di pensieri al di fuori del pallone. Anche "Immigrati liberi" sarebbe stato opportuno, ma non è che determinati tipi di solidarietà si possano imporre. Uno li deve sentire, come ciascuno sente che proverà amore all’infinito per Astori, presentato dallo speaker come il capitano della viola, durante la lettura delle formazioni.

La Fiorentina scende in campo con Jerson mezzala sinistra ed Eysseric, redivivo, più avanti sulla stessa fascia. Praticamente Pioli ha intenzione di giocare con una linea di quattro difensori, tra cui lo scanzonato Vitor Hugo, quando non ha la palla, salvo poi avvalersi, in fase di possesso, di Biraghi e Benassi come ali, Milenkovic come terzo di difesa e degli attaccanti esterni come mezzepunte con licenza di inventare: nella teoria. In pratica di fantasia ce n’è poca, le ali non rientrano, Gerson nemmeno e quindi il povero Biraghi si ritrova spesso da solo contro Birsa e Depaoli. Che il primo tempo finisca due a zero per la viola si può dire sia frutto del caso, un fato benevolo innescato dal dolcissimo schiaffetto del Milenkovic non Savic.

Il Chievo è cambiato: non è più quello di una volta. Difende altissimo, quasi a centrocampo. Birsa e Giaccherini, anche qui, non aiutano. In più non hanno l’energia per ribaltare velocemente il fronte dell’attacco. Quando Gerson, che non ha potenza ma visione da vendere, lancia Simeone nello spazietto vuoto, arriva il tre a zero di Benassi: uno sviluppo di trama troppo allegro da contribuire a scrivere per chi ha intenzione di salvarsi.

Tomovic segna il punto del 4 (più tardi 6) a 1. Rivolge un applauso al manipolo di ex amanti e viene contraccambiato da un’ovazione colma di riconoscenza.

Stamattina Van Reybrouck, un filosofo belga, ha detto a La Repubblica che per rianimare le discussioni politiche di un nuovo senso democratico, sarebbe necessario scegliere a caso 100 deputati, rompendo così le catene squallide delle elezioni. Ebbene, se ogni anno i giocatori dell’Inter fossero scelti all’Enalotto, probabilmente la dirigenza otterrebbe non solo di ravvivare la discussione calcistica, ma anche di spezzare quelle insopportabili catene mentali che fanno di ciascun interista un pollo con le gambe.

Fonte: l'autore Mario Cardone

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