Roma-Shakhtar, flash dell’impresa europea

Servirebbero pagine per narrare l'impresa d'una sera all'Olimpico, rimarrà il gol di Dzeko, si ricorderà un turno che la Roma ha voluto passare a tutti i costi

di Luca F
Luca F
(33 articoli pubblicati)
AS Roma v Shakhtar Donetsk - UEFA Champi

A volte è bello sognare, ma questa Roma è andata oltre. Ha trasformato il sogno in realtà, ha scritto -diciamolo chiaramente- una delle pagine più belle del suo calcio in ambito europeo, conquistando per la quarta volta nella sua storia i quarti di Champions, e lanciando a se stessa una delle sfide più stimolanti che ci siano: quella di alzare l'asticella delle ambizioni. 

Primo tempo teso, non giocato dallo Shakhtar, passato invece a rincorrere il pallone e a spendere energie preziose dalla Roma, che ha peccato di qualche passaggio sbagliato, di qualche giocata non riuscita senza poter vantare troppi tiri nello specchio, ma pur sempre un primo tempo ragionato affrontando un avversario senza alcuna voglia di spingersi all'attacco. Nella ripresa invece la musica è cambiata.  

L'uomo partita si chiama Edin Dzeko. Attaccante dalla stagione turbolenta, al di sotto delle aspettative rispetto alla precedente, e persino in procinto di partire a Gennaio, destinazione Chelsea. Che errore sarebbe stato privarsene! Dzeko ha iniziato il mese di Marzo da protagonista assoluto, prima con una doppietta fondamentale per schiantare il Napoli (4-2) poi prendendosi la scena in Europa. Già, perché ieri sera il palcoscenico dell'Olimpico è stato suo, suo è stato il campo per andare sull'1-0, provvidenzialmente spianato da Strootman con un assist di prima intenzione, filtrante, in profondità, che il bosniaco ha raccolto nel migliore dei modi scappando ad una difesa -quella dello Shakhtar- che si è permessa una distrazione fatale, un errore difficile da commettere se si pensa di giocare un ottavo di Champions League. Dzeko è stato lasciato solo, indisturbato di colpire la sfera sotto le gambe di Pyatov e di aprire le braccia poco prima che la palla varcasse la linea di porta, ma appena dopo aver udito il boato dell'Olimpico. Una liberazione al 7' del secondo tempo, un gol che ha capovolto il risultato  ma che ha lasciato la partita in bilico fino all'ultimo.

Già perché dal quel momento la gara è cambiata. Inevitabile per lo Shakhtar. Non era più possibile temporeggiare, utilizzando una strategia scorretta, sbagliata, omicida del bel calcio, ritardando rimesse dal fondo, tergiversando dopo un piccolo fallo subìto. Proprio l'arma utilizzata dalla squadra di Fonseca si è ritorta contro gli ucraini nella ripresa, quando la Roma ha "buttato fuori un pallone" portando al triste episodio dell'ammonizione di Ferreyra, reo d'aver spintonato un raccattapalle -provocando la caduta del ragazzo oltre i led pubblicitari, con conseguente soccorso da parte dei medici-  per recuperare in fretta il pallone, velocizzando la ripresa del gioco (oltretutto giallorossa). Una gara dove gli ospiti hanno fatto del possesso palla il proprio cavallo di battaglia, ma sono ripartiti col primo charter senza aver ancora tirato nella porta di Alisson. Il destino ha voluto che l'uomo più rappresentativo dei giallorossi in questa stagione sia stato inoperoso nella gara più importante.

La sorte ha sorriso agli audaci, ma non c'è stato alcun dubbio: i ragazzi di Eusebio Di Francesco hanno meritato il passaggio del turno. Troppo netta (anche se il punteggio non lo dimostra) la differenza tecnica tra le due squadre, incolmabile la divergenza nell'atteggiamento, nella voglia di risultato, nelle caratteristiche individuali. Un quarto di finale voluto e meritato, legittimato  sul piano tecnico ed agonistico, ma arrivato concretamente col minimo sindacale: un gol. Un gol che ha lasciato la partita in bilico fino all'ultimo, abbandonando col fiato sospeso i 47.693 dell'Olimpico; che dalla Roma, conoscendola,  non avrebbero potuto aspettarsi altrimenti, perché con l'1-1 sarebbe passato lo Shakhtar, e poca importanza bisogna dare all'opinione di Fonseca: "Meritavamo di andare avanti noi", ognuno è libero di esprimere la propria opinione, ma la sua va oltre ogni immaginazione, perché proprio la sorte  ha scelto la squadra migliore da inserire nella top eight d'Europa 

Fonte: l'autore Luca F

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