Roma-Liverpool 4-2: il sogno rimonta questa volta non basta

Non basta la vittoria per passare il turno. Roma costretta ad arrendersi ancora una volta agli acerrimi avversari di coppa, o forse a un arbitraggio discutibile

di Luca F
Luca F
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Roma v Liverpool

Una continua rincorsa al sogno di rimonta. È quella che inizia fin dalla partita contro il Barcelona e che non abbandona la Roma nemmeno con il Liverpool. I giallorossi sono costretti nuovamente a fare i conti con i propri errori, e con un destino avverso, che in tante occasioni non ha mai baciato la capitale. La rimonta stavolta non riesce, e la partita perfetta, senza errori, senza una decisione arbitrale contraria, e con un pizzico di fortuna che inevitabilmente serve sempre, resta un unicum. Nella sera del due maggio il sogno viene prima compromesso dopo appena otto minuti, da Sadio Mané (soprattutto a causa di un passaggio sbagliato di Nainggolan) poi ritrovato con l'autogol di Milner, ma poco dopo distrutto da Wijnaldumin e dal suo colpo finale in un ping-pong tra colpi di testa. Segue il palo di El Shaarawy, e poi un fallo di Karius su Dzeko, non fischiato perché viziato da un fuorigioco inesistente. Passano tre minuti ed arriva il gol dell'orgoglio di Dzeko che permette alla Roma di azzerare nuovamente la serata. Peccato che continuino a servire tre gol (soltanto per arrivare i supplementari) e che di tempo ne sia passato già parecchio. Eppure le occasioni non mancano: prima Ünder non piazza la zampata, poi Arnold "para" in area il tiro di El Shaarawy ma l'arbitro non vede e non sanziona. Due gol però arrivano e portano tutti la firma di Nainggolan, che con una gran botta da fuori e con un rigore last-minute, regala alla Roma il giusto parziale per quanto visto nel secondo tempo. Finisce 4-2. 

Si perde il conto degli errori arbitrali che segnano ancora la storia della Roma in Europa. Il più clamoroso la "parata" di Arnold, il più doloroso, il rigore non dato ad Edin Dzeko. Episodi che hanno spinto il presidente Pallotta a commentare così: "È imbarazzante che succedano cose di questo genere in Champions, se non c'è il VAR tutto diventa uno scherzo, è inaccettabile, se ne sono accorti tutti tranne gli arbitri in campo."

Finisce con gli applausi dell'Olimpico, e con un pubblico sempre più innamorato di questa Roma; deluso dal fatto di dover nuovamente lasciare ai reds  il passaggio del turno, ma pur sempre orgoglioso del traguardo raggiunto; rammaricato dai due clamorosi rigori non concessi, ma quasi arreso ad un destino che fa Liverpool più forte di Roma. 
Ma le quattro gambe, sulle quali si regge il tavolo di Jurgen Klopp, appartengono solo a Salah e a Manè. Privati di questi due centometristi, si scopre un ripiano fragile, legno di ciliegio, che la Roma riesce a lavorare e a piegare a suo favore. Ciò che ha impressionato tra andata e ritorno -lato reds- è stata la capacità di massimizzare le occasioni, di sfruttare quei pochi ma velenosi punti di forza capaci di fruttare così profumatamente in Champions League. 

Forse un segnale positivo è arrivato anche dalla sorte, anche perché la partita viene chiusa proprio da Nainggolan -colui che l'aveva resa in salita- rifinendola con un calcio di rigore. Finisce con un tiro dagli undici metri esattamente come era finita nell'84, nella stessa porta; sono sempre gli inglesi ad esultare ma stavolta fa meno male, stavolta per la Roma c'è la speranza che con il destino si siano finalmente chiusi i conti, e forse il prossimo Roma Liverpool terminerà ancora con un rigore, sotto quella porta, che potrebbe sentire finalmente un urlo di gioia. 

Fonte: l'autore Luca F

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