Ecco come Di Francesco ha portato la Roma in semifinale di Champions

Prendendo spunto dalle parole del tecnico dopo Roma Barcellona, ecco gli elementi che hanno permesso alla sua Roma di battere i marziani del Barça

di Luca F
Luca F
(47 articoli pubblicati)
AS Roma v FC Barcelona - UEFA Champions

Appena tre giorni. Questo il tempo che è passato tra la brutta sconfitta contro la Fiorentina (sabato 7 Aprile; 0-2) e la grande vittoria contro il Barça (martedì 10; 3-0). Poche ore per pensare alla partita, per cambiare l'identità e l'approccio della squadra. Di Francesco ci è riuscito, passando una notte insonne e trovando la via più giusta per condurre la Roma verso un'impresa epica. 

Di Fra  ha scelto di cambiare sistema di gioco ammettendo pubblicamente di essere un pazzo, di rischiare di poter essere criticato dalla stampa. Non s'è curato delle conseguenze ed ha optato per la soluzione di gioco più adatta, aggiungendo un difensore Juan Jesus (che come tutti ha giocato la sua prestazione più attenta e completa), spostando Fazio a destra per poter sfruttare le capacità tecniche del "Comandante", ed alzando gli esterni Florenzi e Kolarov per una ragione molto precisa: affrontando un avversario estremamente offensivo come il Barcellona, il rischio che i due potessero indietreggiare, togliendo così spinta alla squadra, era più che concreto.

Nuotare controcorrente ha permesso alla Roma di avere un atteggiamento da protagonista assoluta, di battere una squadra che non aveva mai perso in nessuna competizione. La vittoria nasce da un'idea che Di Francesco aveva covato da tempo. Aveva visto il Barcellona in difficoltà contro svariate squadre sia in campionato che in Champion League nelle stesse situazioni che la sua squadra ha riproposto in campo. Dopo l'andata al Camp Nou si era vista una Roma propositiva ed un avversario non inarrivabile, ma allo stesso tempo qualche accorgimento era necessario per poter tirare fuori il meglio. L'allenatore della Roma ha ammesso pubblicamente di aver fatto fatica ad addormentarsi dopo la brutta sconfitta contro la Fiorentina (2-0), e di aver preso sonno solamente alle cinque del mattino.

Troppo impegnato a pensare a come far giocare i suoi il martedì seguente. Chissà se quelle ore, di quella notte siano state decisivo per scegliere cosa fare i giorni dopo, probabilmente sì, ma altrettanto decisiva è stata l'idea di far vedere alla squadra 50 minuti dell'andata dei quarti di Champions  e subito dopo Barcellona-Chelsea, gli ottavi di finale della squadra Catalana. Da quel momento l'idea del mister è stata trasmessa alla squadra:  aggredire (specialmente con i tre centrali difensivi) ed è riuscito nella cosa più difficile del suo mestiere, creare empatia nel gruppo. E dunque, è stato facile affidarsi ai titolatissimi in difesa, riponendo le speranza su Juan Jesus, fresco di 24 presenze tra tutte le competizioni -pochissime in confronto alle 38 di Kolarov- e sugli inamovibili del centrocampo, ma qualche ritocco c'è stato, come l'idea di avvicinare Nainggolan a Dzeko per permettere al bosniaco di beneficiare di un aiuto in più, e l'intuizione di inserire Schick in attacco si è rilevata una scelta vincente non potendo contare neppure su Ünder, ancora non al meglio della condizione.

Un modulo che come ricordato dagli stessi giocatori è stato inculcato nelle loro menti in appena due giorni. Ma la Roma ha saputo trovare una forza mentale decisiva, è nata una filosofia che il gruppo ha sposato in pieno, è bastato semplicemente questo per battere i marziani del Barça. Incredulità e stupore per l'impresa sono ancora permessi, ma chissà che sotto non ci sia dell'altro.

Fonte: l'autore Luca F

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