Quando Roma-Inter valeva un campionato

Una rivalità sempre esistita che negli ultimi dieci anni ha assunto un significato tutto nuovo

di Alessandro maria Savoia
Alessandro maria Savoia
(4 articoli pubblicati)
AS Roma v FC Internazionale Milano - Ser

Stasera Roma-Inter si affronteranno per l'86esima volta nella capitale. La prima sfida nel fortino giallorosso andò in scena nel lontano 1929: finì 2-0 per la Roma. Un buon presagio a cui non seguirono i fatti: il ritornò a Milano terminò infatti con un secco 6-0.
L'Inter si chiamava ancora Ambrosiana e in attacco schierava un certo Meazza: avrebbe vinto quel campionato a mani basse e dovrà aspettare sette stagioni per tornare a vincerlo. 

Quel primo incontro fu l'inizio di una lunga storia di scontri nella massima divisione nazionale che l'Inter non ha mai abbandonato e la Roma per una sola stagione. Una serie segnata da profonde differenze: se la storia dei nerazzurri parla infatti di grandi successi nazionali e intercontinentali, quella giallorossa di lunghi periodi grigi, passati a lottare nel bel mezzo della classifica, affiancati da annate esaltanti. Stagioni magiche ma isolate, come rose nel deserto.

Roma e Inter, al di là dell'eterna contrapposizione tra le città di Milano e Roma, ha però sempre rappresentato un aspro confronto su come vivere il tifo. La veracità capitolina, fatta di passione popolare e proprietà "familiari", contro la l'imprenditorialità dei nerazzurri, proclamata a suon di campionati, coppe e capace di conferire al club una dimensione internazionale di nome e di fatto.

Negli ultimi anni questa gara ha assunto però un significato tutto nuovo, diverso. Improvvisamente, l'uscita di scena di Juventus (post-calciopoli) e Milan (col lento declino dell'era Berlusconi) ha fatto ritrovare Lupa e Biscione ad essere le prime della classe, forse più per caso che per merito. L'Inter vive la propria apoteosi dopo un periodo buio durato 17 anni (vittoria del campionato nel 1988-1989) vedendosi assegnare uno degli scudetti più controversi della storia, quello del 2005-06. E' una rivincita che durerà cinque stagioni e troverà il proprio grand finale nel Triplete del 2009-10. 

Roma e Inter, Inter e Roma. Lo scontro delle due realtà si trasforma improvvisamente in una specie di mini clasico tutto italiano. I giallorossi sono diventati l'ultimo baluardo potenzialmente in grado d'infastidire la corazzata messa su da Moratti: solo potenzialmente, però, come recitano gli albi d'oro. Un ruolo tutto nuovo per i giallorossi, abituatisi ormai a posizioni nobili della classifica, che li ha resi i classici "eterni secondi", sempre a un passo dalla consacrazione. A un punto dal successo, a un gol dalla vittoria. 

Il climax ascendente dei nerazzurri si è trascinato dietro, singolarmente, anche la Roma, la propria rivale, che per ben quattro volte, in quei cinque scudetti interisti consecutivi, è giunta seconda. E come nelle più classiche delle storie, dove un "eroe" trionfa in maniera schiacciante, conquistando tutti i trofei a disposizione, c'è un "antagonista" che perde rovinosamente mancando qualsiasi obiettivo. Per questo il mancato scudetto del 2009-10 viene ricordato ancora dai tifosi giallorossi trattenendo a stento la rabbia: la classifica finale reciterà un -2 che non può descrivere l'incredibile rimonta improntata da Ranieri&soci e terminata in un nostalgico nulla di fatto.

Tale affannosa rincorsa avrà il proprio apice proprio in un fatidico Roma-Inter, quello del 27 marzo 2010: la più classica delle "singolar tenzoni". Davanti a 71mila spettatori De Rossi e Toni regaleranno ai propri tifosi l'assurda convinzione di dirsi: "Questa è la volta buona". Una convinzione destinata a rafforzarsi fino a sciogliersi in un amaro finale, segnato dal fatidico passo falso dei giallorossi in casa contro la Sampdoria. 

E' stato l'ultimo atto di uno strano binomio che ha segnato un quinquennio di calcio italiano. Sono cambiati i risultati, gli obiettivi, le società e gli interpreti. Icone come Totti e Javier Zanetti hanno passato il testimone a nuovi protagonisti. Famiglie come Moratti e Sensi si sono defilate. 

Eppure quello spirito di rivalità così acceso rimane intatto. Inattaccabile. Come se ancora oggi in palio ci fosse la conquista del campionato.

AS Roma forward Francesco Totti L celebr
Fonte: l'autore Alessandro maria Savoia

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