Nicolò Napoli, dalle palle inattive di Scoglio al sogno Juventus

Il terzino goleador ha poi chiuso una carriera brillante in Sardegna a Cagliari, e adesso fa l'allenatore giramondo

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(338 articoli pubblicati)
Napoli

Il 7  febbraio del 196, nasce a Palermo Nicolò Napoli. Il terzino goleador, soprannominato il Cabrini del Sud per la sua capacità innata di portarsi in avanti e realizzare reti, tantissime, ha vissuto la sua carriera in tre tappe fondamentali: a Messina oltre 170 partite con una ventina di reti, a Torino con la Juventus, quadriennio con 62 partite e sei reti, e infine Cagliari, sfiorando la finale UEFA nel 1994, dove adesso risiede. Quando ovviamente non gira il mondo ad allenare. Soprattutto in Romania.

Che esperienza è stata nell'Est europeo?

"Vado in Romania nel 2004, tramite una conoscenza dei tempi della Juventus, all'Università di Craiova. Grande tifoseria, bellissimo ambiente. Allenare è difficile in tutto il mondo, si fa fatica a trovare sistemazione come allenatore perché le squadre sono quelle e poi il mondo è anche cambiato. Alcuni allenatori per esercitare la professione devono fare anche da sponsor. Mi dicono vieni ad allenare qui portami lo sponsor. Assurdo. Come allenatore  ho un mio modulo di base ma conta molto poco, sono i giocatori che fanno la differenza! Vorrei allenare in Italia. Palermo, Cagliari, perché no? Ma non mi svendo".

La sua carriera di calciatore è esplosa a Messina con Franco Scoglio e le sue palle inattive che esaltano le sue doti di difensore goleador anche se non molto veloce, il suo tempismo negli inserimenti si dimostra arma letale per le imprese dei giallorossi.

La sua fama raggiunge Torino e improvvisamente arriva la Juventus e la serie A:

"Ero a Bologna, avevamo fatto 1-1 col Messina e avevo giocato bene, io e Totò  Schillaci quell'anno avevamo appena preso un procuratore che mi chiamò dicendomi che potevo passare all'Atalanta. Ero entusiasta di questo trasferimento, la squadra bergamasca era una società satellite dei bianconeri da sempre. Due giorni dopo il mio procuratore mi richiama e mi dice che avrei cambiato squadra, ma sarei andato alla Juventus. Non ci potevo credere, ero tifoso della Juventus da quando avevo quattro anni. Quando sono arrivato ero spaesato, Boniperti, persona stupenda, mi chiamava ogni sera per chiedermi come stavo e se era tutto ok. Indimenticabile anche giocare con Baggio, grandissimo giocatore".

Dopo un quadriennio alla Juventus l'avventura si concluse dopo una disgraziata stagione con  Maifredi,  la pretesa di un posto da titolare o un allungamento di contratto furono entrambe rifiutate e si aprì un  nuovo mondo, in un'altra isola: la Sardegna.

Era l'estate del 1991, il telefono di casa Napoli squilla. E' Longo, direttore  sportivo del Cagliari, risponde la madre e dice: "Nicolò, c'è il direttore della nazionale sarda". Era appunto Longo. In pochi giorni si formalizza il trasferimento in rossoblu.

Napoli all'inizio è osteggiato dalla stampa che aveva criticato la scelta di dar via Valentini per comprare l'ex Messina, ma le prestazioni al Sant'Elia del palermitano sono eccellenti ed è amore a prima vista con tifoseria e città.

Una esperienza bellissima, una semifinale Uefa persa con l'Inter e la nazionale sfumata nel 1993 quando Sacchi lo andò a visionare a Parma quando avrebbe marcato Asprilla. La   partita andò   male, dopo 13 minuti ci fu l'espulsione del terzino che applaudì polemicamente l'arbitro. Le classiche sliding doors della vita, in nazionale ci andò Cappioli.

La carriera si chiuse a Reggio Calabria, perché Napoli fu fatto fuori da Tabarez che preferiva Herrera come difensore centrale. Un vero tradimento per un giocatore che il maestro uruguaiano vedeva affaticato per giustificarne l'esclusione.

Adesso come vede la Serie A Nicolò Napoli:

"Oggi c'è un gioco più veloce e fisico, bisogna essere bravi nell'uno contro uno. Rispetto a 25 anni fa il calcio ha cambiato ritmo, prima si privilegiava la tecnica. Pensavo, degli ex compagni, che Matteoli sarebbe diventato un grande allenatore, mi ha invece sorpreso Allegri anche se la Juve non gioca un bellissimo calcio".

Ma questa è un'altra storia.

Napoli alla Juve
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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