Napoli e il Napoli, prima di tutto (anche di Maurizio Sarri)

Durante la sua gestione, Aurelio De Laurentiis ha ricevuto numerose critiche (alcune meritate, altre meno). Ma ha sempre messo la società davanti ogni cosa

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(4 articoli pubblicati)
Lalba a Napoli

Quando, il 6 settembre 2004, Aurelio De Laurentiis è diventato  presidente del Napoli Soccer, i dubbi erano legittimi: cosa avrebbe potuto realizzare un uomo di cinema in un mondo per lui nuovo? Napoli e il Napoli avrebbero avuto un futuro nelle sue mani, nell'era dei petrolieri multimiliardari?

Durante i quattordici anni trascorsi sotto la sua gestione (che ha restituito alla società prima la sua vecchia denominazione di SSC Napoli, poi la serie A, poi ancora la Champions League), i tifosi non gli hanno risparmiato aspre critiche: in particolare, hanno rimproverato De Laurentiis per non aver investito quando c'era da fare il salto di qualità, quando il vento che cambiava trasformava le prime in settime e le settime in prime, ma il Napoli restava sempre lì, fra il secondo e il quarto posto.

Anche la stagione appena terminata ha visto il Napoli chiudere secondo, alle spalle della solita Juventus. Ma, stavolta, qualcosa è stato diverso. I 91 punti, quota più alta mai raggiunta da una seconda classificata nella storia della nostra Serie A, non sono valsi ad ottenere la vittoria finale. Però hanno chiuso un ciclo, hanno sciolto il patto-scudetto: piccoli e grandi pezzi del Napoli che fu (Maggio, Reina, probabilmente Hamsik) e che è stato recentemente (Sarri) sono giunti al passo d'addio. Il loro saluto (specialmente quello del Maestro) bisbigliato malinconicamente, ha lasciato un forte senso di nel cuore dei napoletani. 

 Napoli e tutto ciò che le appartiene si fondono in un insieme inscindibile e meravigliosamente imperfetto. La sua bellezza perennemente incompiuta si rispecchiava alla perfezione nel gioco di Sarri: il vero tratto d'unione fra la città e il suo popolo, il sogno finalmente diventato possibile. Eppure, il tutto è giunto al termine con una semplicità quasi innaturale in relazione alla profondità del sentimento. Con tanti perché da ambo le parti (in particolare per Maurizio Sarri, attratto da nuove sfide Oltremanica), ma senza quel lieto fine che tutti sognavano, in cui tanti avevano creduto.

De Laurentiis un insegnamento al suo popolo, tuttavia, l'ha impartito. La sua figura bilancia, razionalizza, pone un freno all'altalena di emozioni della piazza. Aurelio, al romanticismo della sua gente, ha opposto un pragmatismo fuori dal comune. L'ingigantirsi della dimensione societaria del Napoli e di Napoli è merito suo: il piccolo Napoli, nato dalle ceneri di una società fallita e spedita in serie C, è diventato sempre più grande. Non soltanto più grande di se stesso, ma anche più grande dei vari Higuain, Cavani, Lavezzi, Benitez, Mazzarri. Tutti andati via alla ricerca di qualcosa di migliore e tutti sembrati indispensabili soltanto finché non hanno fatto le valigie. Perché poi De Laurentiis, grazie a intuito e un pizzico di fortuna, la ha azzeccate praticamente tutte, colmando una lacuna alla volta, ma nella maniera più efficace possibile. E mantenendo in salute i conti della società - mentre le milanesi (ad esempio) sono impegnate a combattere per l'Europa e con le rigide prescrizioni della Uefa - ha dimostrato a tutti che giocatori e allenatori passano, ma il Napoli va avanti.

Maurizio Sarri lascia, e Napoli lo ricorderà come uno dei frutti più dolci della sua terra, ma un nuovo capitolo sarà scritto da qualcun altro. Qualcuno capace di portar sulle spalle il peso e le aspettative di una piazza che freme. Qualcuno che De Laurentiis ha scelto per il carattere, oltre che per la storia. Perché forse il romanticismo e l'impazienza della sua gente hanno contagiato anche lui e ora c'è bisogno di qualcuno che sappia mantenere la calma.

Ancelotti sembra quasi la risposta esatta, la scelta più opportuna. Comunque non banale, soprattutto in considerazione di quelli che sono i costi (13 milioni lordi l'anno e promesse di un ricco mercato). Ma Napoli e il Napoli vengono prima di tutto e lì l'alba di un nuovo giorno sembra sempre una promessa nuova. Chissà che stavolta non sia mantenuta.

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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