Insigne e Masaniello, due ribelli a confronto

Insigne e compagni, si sono ribellati alle decisioni della società, quali sono le differenze tra il capitano del Napoli e il mitico ribelle napoletano?

di Giorgio Romano
Giorgio Romano
(3 articoli pubblicati)
Lorenzo Insigne

“Masaniello é crisciut, Masaniello é turnat” cantava Pino Daniele in uno dei suoi più grandi successi. Masaniello, all’anagrafe Tommaso Aniello d’Amalfi, è stato il leader della rivolta anti-governativa scoppiata a Napoli nel 1647. La ribellione fu dovuta alle tasse sugli alimenti di necessario consumo imposte dal governo vicereale spagnolo. La figura di Masaniello è entrata a far parte della storia napoletana, ed è frequentemente omaggiata e ricordata, non solo per il suo carattere ribelle, ma anche per la follia che lo contraddistinse. Il capo dei rivoltosi fu infatti giustiziato perché dichiarato pazzo, il tutto rientrava in un quadro più complesso, che coinvolgeva una strategia mirata proprio a “fare pazzie” in modo da obbligare i governanti ad accettare le rivendicazioni popolari. È questa sua caratteristica che ha reso Masaniello un vero e proprio eroe napoletano, che non lotta per ideali precisi, ma solo per poter vivere meglio. 

Declassando di molto, il valore simbolico della rivolta del 1647, possiamo paragonare la figura di Masaniello a quella di Lorenzo Insigne che, nella notte del 5 novembre, dopo il pareggio ai gironi di Champions League contro il Redbull Salisburgo, ha deciso di ribellarsi alla volontà del patron Aurelio De Laurentiis e guidare l’ammutinamento dei calciatori del Napoli che hanno così deciso di non fare ritorno a Castel Volturno, per portare a termine il prolungamento del ritiro, ma sono ritornati alle proprie abitazioni. Probabilmente anche la “rivolta”, in questo caso calcistica, dei napoletani si concluderà in pochi giorni anche perché, a differenza della Napoli di metà ‘600, a loro non vengono certo negati beni di prima necessità. Ma per non cadere in una retorica scontata, limitiamoci solo a considerare il caso sportivo. Una squadra che nelle ultime quattro partite ha raccolto tre pareggi (due dei quali contro formazioni nettamente inferiori sulla carta) e una sconfitta, sicuramente martoriata anche dalla sfortuna, visto l’ingente numero di legni colpiti in questo inizio di campionato. Ma siamo sicuri che quella del Napoli non fosse una decrescita annunciata? Badate bene, non penso minimamente che il Napoli quest’anno non riuscirà a qualificarsi per la Champions, anche perché è effettivamente superiore ad almeno 17 squadre di Serie A. Cosa è mancato allora ai partenopei? Semplicemente la crescita. Mentre l’Inter, che era l'unica a poter competere per il secondo posto, si è ampiamente rinforzata raggiungendo i livelli del Napoli di Sarri, il Napoli da quando si trova sotto la guida tecnica di Ancelotti non ha fatto altro che calare il livello di prestazioni e risultati. Non che i pareggi con la SPAL di turno non arrivassero anche con l’attuale allenatore della Juve, ma quantomeno gli azzurri davano l’impressione di poter davvero sbaragliare il predominio juventino. In pratica da due anni a questa parte, le squadre che negli ultimi campionati sono finite dietro al Napoli (l’Inter su tutte) continuano a rafforzarsi, invece il Napoli rimane sempre sullo stesso livello, in un campionato che però cresce in competitività di anno in anno. 

Ma la rivolta di Insigne e compagni cos’è? É semplicemente un Masaniello 2.0, si tratta dei sudditi (in questo caso i giocatori) che non hanno capito che la mancanza di risorse non è dovuta alle colpe del Vicere (il mister Ancelotti) ma solo  del governo centrale spagnolo (il presidente De Laurentiis). L’unico invito che si può fare ai giocatori del Napoli è quello di non comportarsi come il popolo  napoletano che, il 7 luglio 1647, gridava “Viva 'o Re 'e Spagna, mora 'o malgoverno”. Per una volta deve essere individuato il vero problema, che troppe volte in Italia abbiamo fatto coincidere con la guida tecnica. Il Napoli sta lentamente marcendo, è sempre più teatro di tensioni tra i vari organi che lo compongono, tutto questo è indegno per una grande squadra, si deve intervenire su tutto il Napoli e non solo su una sua parte.

Ancelotti e Insigne
Fonte: l'autore Giorgio Romano

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