Se l’agonismo di Higuain diventa il problema è la fine del calcio…

Il centravanti argentino è diventato nuovamente bersaglio di critiche fin troppo eccessive

di Paolo Capano
Paolo Capano
(65 articoli pubblicati)
AC Milan v Juventus - Serie A

Sostenere che Gonzalo Higuain fallisca sempre gli appuntamenti importanti è una fandonia. A 18 anni realizza una doppietta in un River Plate – Boca Juniors: tanta roba. Fabio Capello l'ha portato al Real Madrid neanche ventenne: “Vidi delle cassette - spiegò il tecnico friulano - mi interessò immediatamente poiché si muoveva molto e partecipava sempre all'azione. Non è un attaccante che resta fermo in area avversaria in attesa del pallone”. La prima rete con le Merengues non poteva che realizzarla in un derby contro l'Atletico. 

Cresce al fianco di calciatori del calibro di Raul e Van Nistelrooy, assorbendo nozioni utili alla sua maturazione. "Come mi diceva Van Nistelrooy - ha dichiarato Higuain - i gol sono come il ketchup. Se li cerchi troppo, non arrivano. Ma quando arrivano, escono tutti insieme, proprio come il ketchup". Nell'anno degli arrivi di Cristiano Ronaldo e Benzema, in Liga segna meno soltanto rispetto a Messi. Lascia il Real perché il suo minutaggio diminusce, poiché gli viene preferito Benzema. Sostituire il matador Cavani al Napoli diventa la missione. L'amore tra Napoli e Higuain sboccia immediatamente. È il punto di ottimo della squadra di Sarri. Entra nella storia della Serie A stabilendo il record di gol in un campionato (36) e superando Nordahl. L'idillio partenopeo dura finché arriva la pesante offerta di una Juventus affamata di Champions League. Qui è solo uno fra tanti fuoriclasse. I bianconeri, comunque, non trionfano in Europa. L'arrivo di Cristiano Ronaldo palesa la volontà della Juve di dare il benservito a Gonzalo. Senza tante polemiche si accasa al nuovo Milan, dove diventa il riferimento, la stella.

Ha delle spalle talmente larghe al punto di addossarsi fin troppe responsabilità e tensioni. Il problema del Pipita non è la sfortuna e nemmeno la mentalità. Se fosse rimasto a Madrid, al posto di Benzema avrebbe vinto lui le quattro Champions. L'Argentina degli ultimi anni è un caso disperato a prescindere: l’Albiceleste in avanti poteva pregiarsi di Messi, Aguero, Tevez, Lavezzi. Mica solo del Pipita. Il vero problema è che nessun club lo ha rispettato come meritava. A Madrid se ne sono liberati perché era di peso. Da Napoli se n'è andato più per questioni extracalcistiche. La Juventus gli ha detto arrivederci e grazie. Difatti, il Milan ha puntato sul desiderio di Gonzalo di essere protagonista. Per  Gattuso è imprescindibile.

L’espulsione contro la Juventus è giusta perché la reazione è stata veemente. Ha chiesto scusa a tutti già nel dopo gara, sapendo che i calciatori devono essere un esempio per i bambini. Ma i calciatori non sono robot. Vivono di sentimenti. E spesso si fanno tradire da emozioni sbagliate. Non hanno un bidone nell'immondizia al posto del cuore!

Le scariche di tensione a volte gli sono lecite, purché non oltrepassino il limite della buona educazione. Le sue ex società l'hanno ceduto sempre senza un filo di malinconia. Ma lui fa a pugni con il mondo pallonaro gonfiando la rete senza pietà e aiutando i compagni nella manovra. Uomo che tiene le redini dell'attacco con singolare destrezza. Ha la stessa benedetta passione del gol di Batistuta e Crespo, i suoi simili. Higuain stia tranquillo. “Deve sbroccare il meno possibile e concentrarsi sul campo”, ha detto mister Gattuso. Può contare sull'affetto dei suoi colleghi. L'atteggiamento di Matuidi è stato splendido come quello di capitan Romagnoli doveroso.

Fonte: l'autore Paolo Capano

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