Il Milan stellare di Stefano Pioli

Il Milan attuale è una squadra costruita per valorizzare il credo calcistico del suo allenatore, il Mr. Stefano Pioli.

di Arsenico 17
Arsenico 17
(5 articoli pubblicati)
FC Internazionale v AC Milan - Serie A

Il Milan attuale è una squadra costruita per valorizzare il credo calcistico del suo allenatore, il Mr. Stefano Pioli. Quello di Maldini è stato un calciomercato ingegnoso e d’altri tempi. Per fortuna non si è andato troppo in là perché ci saremmo ritrovati tutti nel periodo storico del baratto. È chiarissimo a tutti che nella vita sociale ed economica senza la moneta non si compra il cammello. E le monete messe a disposizione dal fondo Elliott sono state quattro che non sarebbero servite nemmeno per comprare un polletto allo spiedo all’Esselunga di Settimo Milanese. Magari solo il contorno: le patate ma senza il condimento; vendere prima di comprare è stato l’incipit della proprietà americana. Per questo motivo il calciomercato di Paolo Maldini è assolutamente apprezzabile. In rosa non è arrivato il classico top player per intenderci. Ciononostante Paolo ha avuto la capacità, nonché il grande carisma, per riconfermare tutti gli elementi più forti della rosa milanista. Ma il grande merito di Maldini è stato soprattutto quello di aver riconfermato il Mr. Pioli alla guida tecnica dei rossoneri. Fino a oggi Mr. Pioli ha svolto un lavoro egregio. La squadra di Pioli è stata costruita per un 4-2-3-1 ma all’occorrenza può giocare anche con un 4-3-3. Ritengo che la difesa sia il reparto più affidabile e quello assemblato meglio. La bravura di Pioli sta nell’aver valorizzato e recuperato un calciatore giovane come #Davide Calabria. Il terzino destro tecnicamente è discutibile ma fisicamente è un vero portento. Sull’altra fascia, quella sinistra, c’è un pazzo scatenato. #Theo Hernández è un calciatore fuori di testa perché il forte terzino francese interpreta il calcio a modo suo. Tutto scritto nel DNA di famiglia, intuibile in quel cognome vagamente spagnoleggiante. Sul rettangolo verde mi ricorda un toro dalle grandi corna. Una bestia affamata da giorni e lasciata allo stato brado per incornare chiunque incontri sulla sua strada; solitamente un atleta è ben attento a non prendere pallonate in pieno volto o nelle zone basse del corpo. Beh, con Theo questo non accadrà mai. Perché è il pallone che prende paura della furia agonistica di Theo Hernández. Nella zona nevralgica del campo c’è l’ex atalantino #Franck Kessié a spaccare la legna e l’algerino #Ismaël Bennacer ad accendere il fuoco. Un centrocampo nero a forti tinte africane. Un reparto che si basa sulla forza fisica (brutale), tanta corsa (tipica africana) e altrettanto spirito di sacrificio (quello dei campioni). Un centrocampo con una melodia tambureggiante.  E come vertice alto c’è il turco #CALHANOGLU. All’apice di un triangolo virtuale con alla base il sig. Kessié e il sig. Bennacer. Il turco è l’anello di congiunzione tra i due mondi, quello di centrocampo e quello d’attacco. Il reparto offensivo è costituito da due giovani promesse del calcio mondiale, il portoghese #RAFAEL LEÃO e il belga #SAELEMAEKERS. Sono i due nuovi e baldi stagisti alle dipendenze del Dr. #IBRAHIMOVIC. Il responsabile dell’area Human Resources del Milan ha determinato per i due ragazzi il seguente obiettivo dello Stage: i due stagisti dovranno diventare dei calciatori professionisti affrontando un addestramento pratico alle dipendenze del nostro miglior attaccante, il Dr. IBRAHIMOVIC. Solo e soltanto dopo aver terminato tutte le fotocopie per Zlatan, i due giovani stagisti saranno liberi da tutti i compiti noiosi previsti dallo stage.  E all’occorrenza, sempre se previsto dal contratto nazionale dei lavoratori, le due ali offensive dovranno svolgere il ruolo di spina acuminata nel fianco e nel ventre della povera difesa avversaria. E infine arriva re IBRA. E onestamente non ci sono parole per descrivere il grandissimo campione svedese. Egli è l’unico calciatore al mondo che può permettersi persino il ruolo da protagonista in un film d’azione di Jean-Claude Van Damme. Rilegando quest’ultimo al ruolo di comparsa. Mai e poi mai contraddire Zlatan perché a Milano IBRAHIMOVIC non è un re, ma un DIO.

Fonte: l'autore Arsenico 17

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