Milan: Higuain, un tango per il Paradiso

Riflessione, a tratti encomiastica, sull'arrivo del Pipita nella Milano rossonera.

di Giacomo Carlesso
Giacomo Carlesso
(11 articoli pubblicati)

"Nel ciel che più de la sua luce prende/ fu'io, e vidi cose che ridire/ né sa né può chi di là su discende;/perché appressando sé al suo disire,/nostro intelletto si profonda tanto,/ che dietro la memoria non può ire". Con queste due terzine l'Alighieri inaugurava la terza cantica della Divina, il Paradiso. A condurlo verso l'ascesa all'Empireo trovava sin dal primo canto l'angelica Beatrice. 

Non godrà del profilo apollineo della figlia di Folco Portinari, ma, visto il curriculum, Gonzalo Higuain sembra essere l'acquisto giusto per traghettare il Milan oltre l'empasse purgatoriale degli ultimi anni. Giunto nell'ambito della maxi operazione con la Juventus, che vedrà inoltre il risaputo scambio Bonucci-Caldara, il cartellino del figlio del Pipa è stato valutato 16 milioni per il prestito, più 36 per l'eventuale riscatto. Un bomber di simile caratura non si vedeva dalle parti di Milanello dai tempi di Ibrahimovic (correva l'anno 2012, quando lo svedese firmò per il PSG): sei anni, troppi per una tifoseria dal palato fine, come quella rossonera.

Un "puntero" in grado di segnare 146 goal nelle ultime cinque stagioni, spalmate tra Napoli e Juventus, non poteva di certo ridursi a fare l'Ettore Milano alla stella Ronaldo. Non lo ha fatto al Real nelle quattro annate condivise con CR7 e non lo farà a Torino. Non si tratta di indolenza, ma di fisiologia: Higuain necessita di gonfiare la rete come ogni centravanti di razza. Vederlo perdersi nel verde del campo di gioco, mentre la bile gli sale nell'atto di defilarsi per lasciare spazio al lumeggiare dell'affamato Ronaldo, sinceramente, intristirebbe il cuore di ogni appassionato.

Di contro, la Juventus conscia del fatto che Mandzukic porterebbe l'acqua con più volizione e con una predispozione al dovere più ligia rispetto al Pipita, ha deciso di concedere quest'ultimo agli eterni rivali milanisti. Sarebbe di sicuro felice la buonanima di Herbert Kilpin nel vedere la squadra da lui fondata nel 1899 inasprire il nero che si sposa al rosso della sua casacca, tornando ad incutere terrore, grazie alla presenza di Higuain, negli occhi dell'avversario di turno.

D'altronde si sta parlando di un attaccante che nella stagione meno prolifica in Italia, la scorsa, ha comunque siglato 16 goal in 35 incontri di campionato, timbrando il cartellino in 13 occasioni (Icardi, capocannoniere del torneo, ha diluito i suoi goal in 18 incontri dei 34 disputati), decidendo, tra gli altri i big match giocati fuori casa contro Milan, Inter e Napoli (in tutte e tre le occasioni, la Juventus ha raggiunto i 3 punti). Numeri che per i tifosi milanisti dopo gli ultimi sei anni (nei quali i quattro 9 susseguitesi dopo l'addio di Pippo Inzaghi hanno marcato la miseria di 31 goal) possono generare lo stesso effetto misurabile nel volto dell'incredulo San Tommaso dipinto da Caravaggio.

Tocca ora menzionare il capitolo rivalità interne nell'attacco rossonero. L'approdo di Higuain sicuramente non tangerà minimamente la crescita di Cutrone, che per spirito di sacrificio e voglia di migliorarsi ha pochi eguali (vista anche l'attitudine al movimento senza palla del Pipita, non è esclusa una loro convivenza); al contrario, il futuro dei vari Bacca, André Silva e Kalinic sarà, con molta probabilità, lontano dalla Madonnina (l'unico che ha minime possibilità di restare è il portoghese).

Certo, in campo internazionale, la stella dell'attaccante argentino non è comparabile con quella dei vari Altafini, Prati, Van Basten e dello stesso Inzaghi; ciò nonostante, nel suolo italico, con i 36 goal dell'annata 2015/16, è riuscito a far meglio persino dell'inarrivabile Pompiere Gunnar Nordahl. 

Chissà che le lacrime di gioia dell'Assunta giungano dal Duomo a benedire la nascita di un nuovo amore calcistico, che ogni vecchio cuore rossonero auspicherà muovere "il sole e l'altre stelle".

La fonte dell'articolo è l'autore Giacomo Carlesso

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