Milan, 200 milioni di illusioni

Dopo appena quattro mesi, i milanisti sono passati dal paradiso di un mercato faraonico all'inferno di una classifica disastrosa

di Gianluca Grieco
Gianluca Grieco
(4 articoli pubblicati)
Milan a terra

Sembra passata un’era, eppure sono trascorsi appena quattro mesi dal mercato estivo del Milan, dal “passiamo alle cose formali” alla punizione del ritiro con tanto di cena natalizia annullata. Com'è possibile che la società che più ha brillato in sede di calcio mercato possa essere oggi la stessa che ottiene il non certo lusinghiero record di 7 sconfitte in 17 partite, cataclisma che non si verificava dal lontano ’82, stagione della retrocessione?

Tra giugno e settembre, il duo Fassone-Mirabelli ha rivoluzionato la rosa del Milan, cedendo diversi giocatori che non erano ritenuti all'altezza o non pienamente integrati nel progetto tecnico dell’ex allenatore Montella, e acquistando 10 giocatori nuovi (quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti: praticamente un 4-3-3 nuovo di zecca).

Ben presto, però, sono arrivati i primi segnali negativi di una stagione che doveva essere trionfale e che invece è diventata una delle più negative della storia rossonera. Primo triste presagio, il grave infortunio subito da Andrea Conti, dopo appena due partite di Serie A, infortunio che ha privato il Milan di uno dei giocatori più in forma e di maggiore prospettiva dell’intera rosa, in odore di diventare il terzino destro titolare della nazionale.

Ma i presagi sono diventati prove inconfutabili quando l’ossatura centrale della formazione milanista, costituita dal trio Bonucci-Biglia-Kalinic, invece che dare sicurezza ai tanti giovani presenti in rosa, è stata la prima a palesare difficoltà non preventivabili. Il risultato? Bonucci viene oggi additato come bluff, nonostante fosse considerato tra i due difensori più forti al mondo non più tardi di quattro mesi fa, Biglia è relegato in panchina dal redivivo Montolivo e Kalinic colleziona più sostituzioni e fischi che gol. Alla luce delle deludenti performance del trio, è giusto criticare la società Milan per il loro acquisto? A leggere le opinioni di tutto il mondo calcistico, risalenti a questa estate, Bonucci e Biglia erano indispensabili, Kalinic un "usato sicuro".

Oltre questi tre giocatori più esperti e acclamati, sono arrivati in rosa alcuni giovani, quasi tutti provenienti da campionati esteri: Musacchio, Rodriguez, Calhanoglu, Andrè Silva, Kessie. Età media 23,6 anni. L’importo sborsato per l’acquisto di questi cinque giocatori ammonta a quasi 125 milioni di euro: una media di 25 milioni ciascuno. Una cifra troppo alta? Magari qualche stagione fa sì, ma a giudicare dalle quotazioni dell’odierno calcio mercato, considerato che si tratta di giocatori giovani e con prospettiva di crescita, l’unica risposta possibile è un deciso “no!”. E in effetti, anche in questo caso, i giudizi estivi degli addetti ai lavori erano tutti positivi.

Ma allora dov’è l’errore fatale che ha trasformato 200 milioni di speranze in un fallimento? L’errore non è nelle cifre, ma nelle aspettative legate ad esse. L’errore è credere che, dopo anni di acquisti mediocri, di prestiti e parametri zero, siano sufficienti 200 milioni per colmare il gap con squadre che investono da anni. L’errore è ritenere che si possa giocarsela alla pari con la Juve, che ha speso 100 milioni per il solo Higuain e ne  ha rifiutato 150 per Dybala. O con la Roma e l’Inter, che nell'ultima sessione di calciomercato hanno resistito all'assalto nei confronti di Nainggolan e Perisic, quotati sul mercato a cifre prossime ai 70-80 milioni. Il peccato capitale del Milan, alimentato dalla grave ingenuità mediatica della nuova società rappresentata da Fassone e Mirabelli, è stato pensare che si potessero cancellare anni di mediocrità con un colpo di spugna da 200 milioni di euro.

Se il Milan non si fosse auto promosso al rango di contender per lo scudetto, con la zona Champions dichiarata obiettivo minimo e inderogabile, e si fosse accontentato di costruire a fari spenti, dando modo ai nuovi di inserirsi e di diventare una squadra collaudata, probabilmente oggi parleremmo di una stagione diversa. Perché quella composta da Bonucci-Biglia-Kalinic è una buona ossatura, nonostante le orrende performance odierne. Perché Musacchio, Rodriguez, Calhanoglu e Silva sono buoni giocatori, potenzialmente anche ottimi, con un po’ di tempo concesso loro per adattarsi alla Serie A. Perché Kessie è una forza della natura, ma ha solo 20 anni. Perché l’infortunato Conti è un giocatore dal potenziale notevole. E perché il calcio reale non è come quello virtuale dei video games: non basta collezionare buoni giocatori per costruire una mentalità e una squadra vincenti.

Fonte: l'autore Gianluca Grieco

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