Gazidis progetta la prossima stagione fallimentare per il Milan

La miopia della dirigenza rossonera è sconcertante. Gazidis prepara l'ennesima rivoluzione e il probabilissimo prossimo fallimento degli obiettivi

di Giuseppe Di girolamo
Giuseppe Di girolamo
(120 articoli pubblicati)
Gazidis

Un giornalista non dovrebbe essere un tifoso, ma nella realtà non è possibile avere una distanza equa dai fatti e giudicarli con equilibrio. Ciò nonostante ci voglio provare. Per uno come me che ama alla follia i colori rossoneri, è dura constatare che la dirigenza con a capo Ivan Gazidis non ha tratto insegnamento dalle ultime stagioni e sta progettando l’ennesima rivoluzione estiva, nonché il probabilissimo prossimo fallimento degli obiettivi.

Un anno fa, scrivevo da queste pagine qualcosa che suonava più o meno così: al momento il Milan non si può permettere giocatori di prima fascia, via uno dentro un altro, stiamo parlando di giocatori di livello medio, nel migliore dei casi. L’investimento importante doveva essere fatto sull’allenatore: doveva essere un tecnico di alto profilo, da invitare con un ricco contratto e un progetto di progressiva crescita. Il riferimento ad Antonio Conte, che alla Juve aveva avuto proprio quel ruolo, era più che evidente. Allenatore che in realtà non amo particolarmente, ma i risultati parlano per lui. La dirigenza rossonera scelse la strada del rinnovamento, ancora una volta, scommettendo su costosissimi sconosciuti e su un allenatore inesperto come Giampaolo, almeno per quanto riguarda un certo tipo di palcoscenico. Esattamente gli errori commessi negli anni precedenti. Infatti, quando ci si avvia al termine di questa stagione, che per il Milan a meno di miracoli, non ha più moltissimo da dire, cosa possiamo constatare? A parte Hernandez, nessun nuovo acquisto della scorsa estate ha fatto la differenza. Bennacer si sta dimostrando un giocatore tuttalpiù onesto, Rebic sta facendo bene ma da troppe poche partite per definirlo un acquisto che ha fatto la differenza. E il tecnico? Persa l’ennesima scommessa, Giampaolo è salpato dal porto di Milanello per fare spazio al più esperto Pioli, nel ruolo di normalizzatore. Ma non solo. A far da balia alle giovani marmotte, è arrivato un grande giocatore ma a fine carriera, con i suo anni 38 anni.

In soldoni? Il progetto estivo è stato completamente smentito. Quindi è davvero il caso di proseguire su questa linea? Forse è il caso di capire che se non arriva un tecnico con un certo curriculum, tipo Allegri, mandare via uno come Pioli che ha dato un gioco alla squadra, che ha lavorato bene e che ha molti mesi di esperienza ormai all’interno dello spogliatoio, è una mossa non sbagliata, ma sbagliatissima? Ma davvero vogliamo Rangnick, un tecnico disoccupato che come miglior impiego ha avuto la panchina del Lipsia, sulla panchina del Milan? Stiamo parlando seriamente o stiamo girando un film comico all’italiana?

Se parliamo di cose serie, il Milan non potrà pensare a un posto in Champions League prima di 2 stagioni, anche nella migliore dell’ipotesi le avversarie sono troppo avanti per poter puntare al quarto posto già nella prossima stagione. Bisogna corteggiare un allenatore capace di dare dalla panchina quel qualcosa in più che la squadra non ha intrinsecamente nei suoi valori tecnici, altrimenti resti Pioli. Conseguentemente aggiungere un paio, forse 3 elementi, uno per reparto, che possano accrescere qualità ed esperienza. La probabilissima cessione di Donnarumma dovrebbe aiutare ad arrivare a giocatori di questo profili. Gli anni zero del Milan stanno diventando davvero troppi, forse è il momento di non farsi guidare dall'emotività, ma di ragionare sulla possibilità reali di società e rosa. Dell'Atalanta non acquisterei nessuno, nemmeno il tecnico, eppure arriva davanti al Milan in campionato da 2/3 stagioni, oltre ad aver disputato, comunque vada a Valencia, una Champions League sorprendente. Quindi si può fare bene anche con giocatori di medio livello, se si dispone di un progetto valido e assennato. È ora di provare a fare le cose un giudizio, soprattutto imparando dai numerosi errori del passato.

Fonte: l'autore Giuseppe Di girolamo

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