Fatto il Milan, bisogna fare i Milanisti

Elliott sta ristrutturando l'organigramma societario del Milan, ora tocca individuare i giocatori necessari per il salto di qualità della squadra

di Andrea D'amore
Andrea D'amore
(20 articoli pubblicati)
A new Milan

Come l’araba fenice il Milan sta risorgendo dalle ceneri, per la seconda volta in due anni. L’anno scorso a causa del passaggio di proprietà e della necessaria ristrutturazione della squadra dalle fondamenta, quest’anno per la scellerata gestione dell’ormai ex proprietà cinese e per le scelte del mercato passato che si sono rivelate fallimentari. Ha deluso soprattutto la spina dorsale che doveva sostenere la squadra, un trittico di giocatori di classe ed esperienza che doveva dare continuità di rendimento e di risultati. E invece questi hanno fallito mancando di quella caratteristica che fa la differenza tra un giocatore e un Capitano: la leadership

Leonardo Bonucci ha provato con i suoi discorsi motivazionali a caricare la squadra, e a caricarsela sulle spalle, rimanendo però schiacciato da una responsabilità troppo grande per lui. È finito così per inanellare una serie di scialbe prestazioni che ne hanno minato l’autostima e che hanno fatto salire a galla quelle insicurezze trasmesse poi ai compagni. Vicino a lui ha saputo invece ritagliarsi un ruolo da protagonista in campo e nel cuore dei tifosi Alessio Romagnoli, un giovane difensore centrale fin troppo sottovalutato ma che invece ha già dimostrato di essere un leader carismatico.
Lucas Biglia e Nikola Kalinic sono invece le vere delusioni della stagione e la causa dell’insuccesso del Milan, e dell’ormai imminente allontanamento di Massimiliano Mirabelli, il Direttore Sportivo che li scelse lo scorso anno e che ora ne paga le conseguenze. L’argentino doveva essere il faro del centrocampo rossonero dettando i tempi e prendersi l’onere e l’onore di far salire la squadra come un condottiero. Le sue recenti prestazioni al mondiale con l’albiceleste hanno confermato che Biglia non possiede quella personalità richiesta dal ruolo. Il croato era chiamato a trascinare con i suoi gol l’attacco milanista, a far salire la squadra quando necessario e a rassicurare con la sua esperienza i compagni più giovani. Anche lui ha finito per fallire miseramente segnando un numero irrisorio di reti senza entrare mai nel cuore dei seguaci del Diavolo per mancanza di attributi manifestati solo sotto forma di isteria in qualche circostanza. Gli è capitato anche di recente con la sua nazionale e, grazie a ciò, non ha preso parte a quella cavalcata da leggenda che ha portato la Croazia in finale.

Il Milan ha bisogno di giocatori che diano l’anima per la maglia, come trasmesso dal buon Rino Gattuso in panchina che pare indiavolato. Ne hanno dato un esempio il già citato Romagnoli così come Giacomo Bonaventura, Patrick Cutrone e Franck Kessié, non a caso tra i giocatori con il miglior rendimento e più acclamati dalla Curva Sud. Per ritornare grandi servono però Leader carismatici che sappiano condurre questo gruppo di giovani ancora inesperti e acerbi ad una completa maturazione sportiva. Io sarei disposto a sacrificare oltre Bonucci, Biglia e Kalinic anche quel Suso poco incisivo nelle partite che contano, per sostituirli con due suggestioni: Mattia Caldara e Daniele Baselli. È vero parliamo di giocatori ancora inesperti per i grandi palcoscenici, ma hanno già dimostrato doti di leadership nelle rispettive squadre di club e sono, a mio parere, sulla rampa di lancio. Con loro prenderei uno di sicuro rendimento come Higuain capace di segnare caterve di gol e in cerca di nuovi stimoli, dopo l’arrivo di CR7 alla Juventus. Con i presunti leader esperti abbiamo fallito, io proverei con leader più giovani e ambiziosi per tentare una rapida e costante risalita sommando a loro, come terminale offensivo, un grande attaccante che supporti la squadra segnando reti a profusione

Pipita Higuain
Fonte: l'autore Andrea D'amore

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