Milan: 230 milioni di sciocchezze da non ripetere

Per scalare un campionato sempre più competitivo sarà necessaria la pazienza di accompagnare una crescita passo passo.

di Roberto Rossi
Roberto Rossi
(29 articoli pubblicati)
AC Milan v AC Chievo Verona - Serie A

Fatta la società, ora tocca alla squadra. Il Milan è pronto a ripartire, di nuovo, come se la breve era Li Yonghong non fosse altro che il risultato di una pesca sfortunata dal mazzo degli imprevisti. Ma questa non è una semplice partita al Monopoli e non sarà un buon lancio di dadi a dare nuovo slancio ai rossoneri, ma rassegnarsi all'idea che il tempo fugge irreparabilmente e che, mentre le vicende societarie potrebbero trovare una soluzione rapida, servirà un po’ più di tempo per tornare ad essere il Milan di cui i tifosi si sono innamorati e che ora pretendono di riavere indietro. Ci sarà bisogno di memoria.

Servirà la memoria del passato, perché lì c'è l'identità del Milan, ma servirà anche tenere a mente ciò che è avvenuto nell'ultimo anno, per evitare di ripetere i gravi errori che sono valsi la perdita di un anno nel processo di crescita della squadra. E a carissimo prezzo, 230 milioni di euro spesi per smantellare una squadra, non eccezionale ma alla quale Montella era riuscito a dare un senso, per consegnargli una rosa nuova, fatta di calciatori non troppo superiori ai ceduti, e tutta da assemblare: gli si è data vita con una scossa elettrica e si ci è illusi che l'anima del Grande Milan vi scivolasse dentro in automatico; non funziona così.

La Juventus domina la Serie A dall'alto, irrangiungibile; Inter, Lazio, Napoli e Roma oggi sono tutte squadre migliori del Milan, il divario non è incolmabile, perché nessuna di queste squadre è composta integralmente da calciatori di prima fascia, ma rispetto ai rossoneri hanno il campione nel posto giusto.

L'unico calciatore di altissimo livello del Milan è Bonucci, negli ultimi giorni si parla molto della sua volontà di cambiare area e sarebbe giusto assecondarlo: il grosso della classifica si fa con i gol; Bonucci ha un ingaggio pesante che sarebbe più utile impiegare per un grande attaccante, magari in uno scambio con Higuain, che salverebbe cavoli e goat ad entambe le squadre ed ai calciatori stessi. Una volta trovati i gol si penserà a farli pesare il più possibile, trovando a Romagnoli un altro partner affidabile.

Nessuno tocchi Gattuso. È comprensibile che in questo momento un Conte (quasi) libero eserciti un fascino irresistibile per un club che smania per tornare grande; e, oggettivamente, il curriculum di Rino non regge il confronto con quello dell'ex allenatore di Juventus e Chelsea, ma se si vuole che il futuro del Milan sia nel solco del glorioso passato non può non tener conto della differenza storica  tra  rossoneri e bianconeri, di quel feeling naturale tra il Diavolo e la coppa dalle grandi orecchie che non è nel DNA juventino. Al Milan non serve Conte, ma uno che come fu per il Conte che raccolse una Juve reduce da anni vissuti nella polvere di tre settimi posti consecutivi, sappia trasmettere ai propri calciatori il senso di appartenenza per la maglia che indossano. 

Per riportare il Milan a pieno titolo tra le big del campionato sarà necessario un grande sacrificio: la fretta. Gli ultimi campionati sono stati decisamente di livello superiore rispetto a quelli che favorirono il ritorno al vertice della Juve quando, concluso ormai il ciclo vincente interista, al vertice si era riportato fiaccamente un Milan ormai consunto; a voler strafare si rischia di spendere per poi racimolare solo un pugno di mosche. Un errore che una società che avrà da lavorare insieme alla Uefa per rispettare i paletti del fair play finanziario sicuramente non vorrà commettere. 

Fonte: l'autore Roberto Rossi

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