Un mercato troppo lungo penalizza una seria A molto povera

Poche idee, prezzi incomprensibi, prestiti con obblighi mai rispettati di riscatto: si pensa poco alla cifra tecnica e ai giocatori che servono davvero.

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(345 articoli pubblicati)
UC Sampdoria v AC Milan - Serie A

Che senso ha un mercato così lungo? Da anni ce lo chiediamo e in qualche modo ne siamo disturbati: voci su voci che si accumulano, bufale, allenatori che sembra abbiano una panchina pronta ad esplodere, prestiti incomprensibili e plusvalenze.

Il festival dell'aria fritta, che spesso serviva ad alimentare i sogni di Ferragosto di tutti i tifosi. Il cambiare tanto per cambiare, i volti nuovi per accendere entusiasmo con promesse di avventure esotiche e improbabili che avrebbero poi, nel corso dei duri mesi invernali, generato sconfitte su sconfitte.

Ecco cosa è stato il calcio mercato, e non solo: una fiera di illusioni improbabili, di fenomeni solo spacciati come tali, e di (a rigor di logica) errori ampiamente annunciati.

Quello che si è perso è la realizzazione di compagini, soprattutto in Italia, con solide cifre tecniche: conta la plusvalenza, il bilancio da seguire (e poi da truccare valutando dei ragazzi quasi inconsapevoli cifre astronomiche e forse anche "gastronomiche", visto il magna-magna che procuratori e presidenti farabutti fanno con questi imbrogli) e la voglia di regalare nomi che spesso rappresentano dei ronzini ormai sul viale del tramonto ma che vengono considerati "colpi"!

E ogni anno lo stillicidio degli esuberi, figli di valutazioni inaccettabili di mezzi giocatori che hanno lunghi contratti, e la follia dei prestiti con obbligo di riscatto: un tale vincolo che ogni anno certi giocatori tornano sempre, come un vecchio amore, alla squadra di appartenenza che (dopo l'ennesimo fallimento) non sa più come piazzarli.

E quest'anno, forse più di altri causa lockdown e un maledetto virus che svuota i cuori oltre che gli stadi e che costringe a quarantene mentali che portano a una asintomatica disaffezione per questo meraviglioso sport, è anche peggio.

Una stagione in cui le gestioni allegre e dettate da ricatti di influenti procuratori che, per guadagnare, puntano a movimenti costanti dei giocatori hanno portato a compagini di alto livello a non avere un centravanti che sia uno alla prima giornata di campionato. Una programmazione assente e incomprensibile che punta a una serie di azioni che portano a fare lievitare il costo del cartellino a causa di rose dai portafogli fin troppo gonfie che pesano su bilanci da sogno, che si tramutano a breve in un incubo.

La lunghezza del mercato porta a trattative infinite e a prezzi per i cartellini assurdi e ingiusti, un insulto a chi lavora, che rigorosamente nelle ultime settimane, quando si fa disperata la situazione delle squadre ormai largamente incomplete e costruite ancor peggio della stagione precedente, scendono e si tramutano in prestiti con fasulli obblighi di riscatto. Un leasing posto in maniera sbagliata che svaluta, rigorosamente, il patrimonio tecnico di una società.

Chi troppo vuole nulla stringe, dice il proverbio. E da stringere ormai c'è poco!

Il mercato deve durare due settimane, così chi vuole un giocatore è costretto a prenderlo senza aspettare i saldi di fine mercato. La si vedrà la programmazione e si risparmieranno molti soldi e i procuratori perderebbero parecchio potere.

Ma chissà perché, o meglio lo si capisce benissimo, questa cosa non viene mai fatta.

E la cifra tecnica, soprattutto nella nostra bistrattata Serie A, diventa misera e allontana ancora di più la gente dalla sua grande passione.

Ma questa sarà sempre la solita vecchia storia!!

SS Lazio v Torino FC - Serie A
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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