Lazio – Bologna: Freed From Desire

Il ritornello che accompagna la squadra biancoceleste verso un sogno.

di Daniele Izzo
Daniele Izzo
(3 articoli pubblicati)
Luis Alberto e Joaquin Correa esultano

Freed from desire’ è diventato un rito ormai allo Stadio Olimpico, prima, durante e dopo la partita. E l’ambiente biancoceleste, in totale estasi, sembra quasi essersi prima assuefatto e poi completamente immerso nella canzone. ‘Libera dal desiderio’ la squadra gioca in maniera inconsapevolmente fanciullesca: si divertono, ridono, scherzano, si abbracciano e giocano un ‘dolce calcio novo’, nel quale la coralità della squadra fa cantare le gesta della palla, musa ispiratrice. Liberi dal sogno, appunto. Liberi dalla parola che grava come un macigno sulla stagione di Inter e Juventus. ‘Libera dal desiderio’ la gente laziale sostiene la squadra, ogni giorno, non solo la domenica, come non si vedeva da tempo. Non esistono più correnti di pensiero, frizioni, isolamenti, contestazioni e disertazioni. Non esistono più i 4500 di Lazio – Empoli (prima gara sulla panchina biancoceleste di Simone Inzaghi). Non esistono più gli ‘Irriducibili’. Ora ci sono gli ‘Ultras Lazio’, ci sono i 45.000 (almeno) dell’Olimpico e un intero popolo che fa da scudiero a questa squadra che ne incarna alla perfezione i valori. 

LA PARTITA – non è stata la più brillante delle 21 senza sconfitta della Lazio (miglior striscia europea in corso, dopo la sconfitta del Liverpool in casa del Watford). A guardare meglio, è stata una partita dai due volti: un primo tempo iracondo ai limiti del dominio da parte dei biancocelesti; un secondo controllato, non senza patemi. L’osannato ex Mihajlovic, infatti, sceglie, contrariamente a quanto scritto nella distinta, la difesa a tre e Barrow a tutta fascia. Ma in questo momento, contro questa Lazio, schierarsi a specchio è un suicidio sportivo. E così Luis Alberto e Correa prima assaggiano e poi mordono la preda in un tempo giocato offensivamente a ritmi ‘liverpooliani’.  Nel secondo, complice una parvenza di stanchezza nei biancocelesti ed i cambi ultra-offensivi di Sinisa, il Bologna passeggia spesso e volentieri, senza grossi impedimenti, nella metà campo laziale trovando due volte la via del gol, sulla quale, però, si erge incontestabile l’ostacolo del VAR. 

Si conclude sulle note di GALA una partita strana, un pomeriggio da consegnare alla storia del club, una giornata che riporta la Lazio (complici i rinvii da COVID-19) in testa alla classifica dopo 20 anni. Dove, a questo punto del campionato, non era mai stata nei suoi 120 anni di storia. Dov’è liberamente autorizzata a sognare. Ed in questo idillio ‘Want more and more’, come si legge tra i versi della canzone, diventa quasi un obbligo morale. Unica precauzione? Rimanere ‘Libera dal desiderio’, ‘Freed from Desire’.

Fonte: l'autore Daniele Izzo

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