La stragrande maggioranza degli juventini comincia ad essere in crisi

...perché si è accorta che per imporsi in Europa non basta giocare come in Italia. E’ questa la grande accusa che rivolgono ad Allegri, uscito dai social

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(287 articoli pubblicati)
Udinese v Juventus - Serie A

Una volta Napoli-Juventus, diciamo fino almeno alla scorsa stagione, poteva decidere il titolo (sempre dalla parte dei bianconeri): ora è una sfida d'alta quota dove in palio c'è l'orgoglio e poco altro. Perché è chiaro che la Juventus vincerà lo  Scudetto, l'ottavo di fila, e che chiuderà un ciclo. Ed è altrettanto chiaro che il Napoli arriverà secondo senza problemi e potrà provare a vincere l'Europa League sotto la guida sapiente di Ancelotti.  I pensieri dei tifosi però sono altri: la gestione tecnica e una Champions che nemmeno quest'anno si riuscirà a vincere (salvo miracoli ora altamente improbabili visto la gara del  Wanda Metropolitano).

La stragrande maggioranza degli juventini comincia ad essere in crisi perché si è accorta che per imporsi in Europa non basta giocare come in Italia. E’ questa la grande accusa che rivolgono ad Allegri, questo il presupposto sul quale è nato #Allegriout che tanto ha fatto infuriare il tecnico bianconero fino a farlo uscire, oltre che dai gangheri, anche dai social.  Allegri è un allenatore pragmatico, poco incline a dare un’organizzazione collettiva per la fase offensiva, ma molto attento alla gestione dei singoli. Un pastore di tori, piuttosto che un creatore di gioco, utile per rose con grosse personalità ma senza il giusto appeal per creare quel qualcosa in più. Specificato che quella di Ronaldo non è stata governata (il calciatore è temuto dall'allenatore e pretende di giocare sempre, solo  Zidane riusciva a farlo ragionare), è impensabile preparare così poco e così male le partite. Mi riferisco, ovviamente a Madrid, dove ad una condizione fisica allarmante si è accoppiata una totale mancanza di idee. Mi domando cosa pensi lo spettatore qualsiasi - non parlo del tifoso - quando vede che la fase d’impostazione, anziché passare da Pjanic o, in subordine da Bonucci, che ha piedi per realizzarla, si consuma sulle iniziative, quasi sempre approssimative di Chiellini. Ora, mettiamo pure che in una grande squadra, tutti debbano sapere come e con chi palleggiare, se giocare ad un tocco o a due e, di conseguenza, quali tempi di gioco preferire. Mi chiedo: la Juve ha l’abitudine di farlo? I giocatori hanno queste capacità? E se non ce l’hanno chi li addestra?

E’ paradossale che le soluzioni di Allegri vengano solo dal sistema di gioco e dai cambi in corsa. La lettura della partita è fondamentale, ma è solo così che si mette in scacco un avversario? Certo, Allegri non è Sarri, non foss’altro perché, ad alto livello, ha allenato e vinto più di lui. Tuttavia mi chiedo se l’esigenza di un calcio codificato, cioè riconoscibile, sia per forza un difetto. Comunque è sicuro che, soprattutto nel calcio, non si può chiedere a qualcuno di essere diversi da come si appare. Allegri finora alla Juventus ha conquistato quattro scudetti, quattro coppe Italia e due Supercoppe. Impossibile chiedergli di fare meglio. Come, invece, sarebbe dovuto accadere in Champions. Due finali sono il segnale di una vicinanza alla vittoria non casuale, ma il passaggio a vuoto con l’Atletico, che porterà alla quasi certa eliminazione agli ottavi, notifica che neppure Allegri, al pari di Conte, ha messo a frutto tutto quel che sa. La Juve gli ha dato tempo e mezzi, quest’anno perfino Ronaldo, eppure non è bastato. Solo il tempo dirà se - a dispetto dell’evidenza - non fosse più giusto insistere ancora con lui.  Per questo a Giugno arriverà  Zidane e da lui ripartirà una rivoluzione e l'apertura di un nuovo ciclo. E' questa la scommessa di Agnelli.

Real Madrid Press Conference
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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