La Serie A che verrà: una griglia mista di incertezza e spettacolo

Tra colpi grossi, cambi di allenatore e vecchie conoscenze, ecco come potrebbe delinearsi la griglia di partenza della Serie A 2019/2020

di Marco Alborghetti
Marco Alborghetti
(13 articoli pubblicati)
Juve-Napoli della passata stagione

E alla fine arriva anche la Serie A. Domani sera la Juventus aprirà ufficialmente le danze a Parma, come da consuetudine ormai da 8 anni per la cannibale macchina bianconera. Mai come quest'anno però è concreta la sensazione che possa finire la dittatura torinese. Sul mercato le big si sono rinforzate, soprattutto Napoli e Inter, che a parole non hanno ancora dichiarato i loro obiettivi, ma che con i fatti stanno facendo capire che la pacchia è finita per CR7 e compagni.

Fare una griglia di partenza non è stato mai così difficile come oggi, anche alla luce di una classifica che a maggio vedeva l'Atalanta dei miracoli al terzo posto, palesando un'incertezza che  a maggior ragione quest'anno si potrà ripetere sul piano dei risultati. Tuttavia, proprio perché prevedere il futuro è tanto impossibile quanto intrigante, proviamo a schierare le principali forze del campionato nei primi 7 posti della griglia.

In pole non può che esserci la Juventus, plurivincitrice del titolo e squadra sempre da battere, perché CR7 ha tutta l'intenzione di aggiungere altri record alla sua collezione personale. La squadra c'è, e anche rinforzata con l'arrivo dei vari De Ligt, Rabiot, Ramsey e Danilo, ma l'incognita vera sarà la guida Sarri, passato dall'altra parte della barricata e costretto a confrontarsi con il fantasma di Allegri, oltre che con gli scettici rimasti delusi dal rifiuto di Guardiola.

Appena dietro troviamo il Napoli di Ancelotti, desideroso di mettersi lui stello alla prova al suo secondo anno, e a cui ADL ha regalato pezzi da novanta come Manolas e Lozano. Tra le prime 5 dello scorso campionato, il club partenopeo è l'unico che parte con il vantaggio di conoscere il suo allenatore, e questo non può che alzare nuovamente la pressione su un gruppo che sembra aver trovato la giusta quadra e maturità. per potersi candidare come antiJuve.

Anche Milano vuole recitare una parte da protagonista nella lotta al vertice, e anche se non lo si vuole ammettere a parole in casa Inter, con Antonio Conte alla guida l'obiettivo non può che essere uno: vincere. La proprietà cinese ha finalmente aperto i rubinetti e ha accontentato il sergente salentino con Lukaku, passando da Lazaro a Sensi, Barella e Godin, ma il vero top player è proprio Conte, voluto fortemente dalla società per rimettere insieme i cocci dopo la frantumazione del vaso Icardi.

Dal quarto posto, le competitors non si contano, e promettono di darsi battaglia fino alla fine. L'Atalanta del mago Gasperini ha trattenuto i suoi big e ha rinforzato la rosa per una Champions che di sicuro la terrà con la testa un po' lontana dai campi italiani, ma prevedere una caduta della Dea sarebbe troppo scontato quanto inverosimile, perché a Bergamo hanno dimostrato di non conoscere confini. Anche la Lazio ha mantenuto la sua struttura e riempito qualche lacuna tecnica sulle fasce e in difesa, per garantire a Simone Inzaghi un'altra stagione da incorniciare.

Grandi rivoluzioni anche a Roma e al Milan, dove per entrambe l'incognita della  nuova filosofia di gioco di Fonseca e Giampaolo potrebbe far partire come un diesel le due squadre. Un mercato made in Italy per i giallorossi che tra Mancini, Spinazzola e Zappacosta sperano di poter raggiungere grandi obiettivi rilanciando i suoi gioielli. In casa rossonera il mercato ha portato talenti di belle prospettive, ma pure incognite che solo Giampaolo potrà plasmare con la sua filosofia, sperando che vecchie certezze come Piatek o Bonaventura possano finalmente riportare il Milan dove le compete.

Per tutte le altre, si prospetta un campionato tranquillo, ma come in ogni stagione attenzione alla sopresa, perché spesso nella griglia di partenza si posizionano sempre gli stessi, ma a fine gara si raccoglie solo ciò che si semina.

Fonte: l'autore Marco Alborghetti

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