Ventun anni fa la Coppa Intercontinentale vinta dalla Juventus

La Coppa Campioni e l'Intercontinentale sono la vera ossessione dei tifosi bianconeri. Io e i miei amici quel 26 novembre 1996 (per fortuna) c'eravamo.

di Gianluca Caporlingua
Gianluca Caporlingua
(21 articoli pubblicati)
Il gol di Del Piero al River Plate

Sono passati ben ventun'anni dall'ultima Coppa dei Campioni e, di conseguenza, dall'ultima Coppa Intercontinentale vinta dalla Juventus. Una vera e propria ossessione per noi tifosi bianconeri! Un'intera generazione di juventini non ha mai visto la propria squadra sollevare quella coppa dalle grandi orecchie né tantomeno quella "dei due mondi" a cui accedevano - prima - solo le vincitrici della Champions League (Europa) e della Coppa Libertadores (Sudamerica).

Io mi ritengo fortunato. C'ero quando la Juve batté l'Ajax ai rigori e ricordo benissimo anche la mattina del 26 novembre 1996. Soprattutto, mi ritengo fortunato ad essere cresciuto negli anni in cui in bianconero si accendeva la stella di Alex Del Piero

La giornata era iniziata con il sole che si era dato malato. Sembrava che potesse venire a piovere e, certo, non era il miglior presagio per la grande finale che si sarebbe giocata da lì a qualche ora.  Mio padre si stava facendo la barba, mentre fumava la sua consueta sigaretta mattutina.

"Ti ricordi che oggi non vado a scuola perché la Juve gioca la finale dell'Intercontinentale in Giappone, vero?". Ovviamente, era stato lui ad accordarmi il permesso di saltare le lezioni per un giorno. "Sì, ma tanto perdete". In realtà era (stato) juventino anche lui ma si interessava poco di calcio e, soprattutto, adorava fare il bastian contrario

Dopo aver "impacchettato" il mio decoder di Tele+, ero pronto ad incontrare gli amici per il lungo pre-partita. Avremmo visto la gara a casa di Salvatore, che viveva nella parte alta del paese. Sì, perché nella provincia siciliana - in era pre-satellitare - il segnale analogico della pay TV era molto scarso e qualcuno pagava un abbonamento per vedere, male, solo un canale sui tre disponibili.

La Juve schierava uno squadrone: il capitano Peruzzi, Torricelli, Ferrara, Montero, Porrini, Di Livio, Deschamps, Zidane, Jugović, Del Piero, Bokšić. Ma anche il River Plate faceva paura: Bonano, Hernán Díaz, Celso Ayala, Berizzo, Sorín, Monserrat, il capitano Astrada, Berti, Enzo Francescoli (proprio l'idolo di Zinedine Zidane!), Ariel Ortega e Cruz. Che partita, ragazzi!

La voce del commentatore Marianella si sentiva molto distante, per via del collegamento telefonico, che i chilometri di distanza fra Tokio e la Sicilia te li faceva notare tutti. La Juve si mostrava superiore al River praticamente per tutta la gara, ma uno scatenato quanto impreciso Bokšić sbatteva sulla difesa e su un Bonano in stato di grazia. La traversa velenosa di Ortega, a Peruzzi battuto, ci faceva invece urlare di paura.

Poi arrivò il momento che non avremmo più dimenticato per il resto della nostra vita: 36' del secondo tempo. Angolo per la Juve. Batte Di Livio. Zidane spizza di testa in area. Del Piero raccoglie la palla, si gira in maniera fulminea e scarica un gran destro all'incrocio"Proprio lui: il principino!" - urlava Marianella mentre io, Nunzio e Salvatore impazzivamo di gioia a scapito dei mobili della camera di quest'ultimo!

Il River si buttava rabbiosamente in avanti in cerca del pareggio prestando il fianco al contropiede bianconero. Ma niente. Al triplice fischio finale, solo abbracci di felicità. A Tokio come in Sicilia.

Del Piero venne nominato anche "man of the match" e ancora oggi non mi spiego come sia possibile che quell'anno non abbia vinto il Pallone d'Oro (si classificò addirittura quarto), assegnato invece a Sammer, un difensore. Considerato che, oltretutto, il prestigioso riconoscimento viene da sempre criticamente definito un "premio per attaccanti" e che, dall'anno della sua istituzione, lo aveva vinto solo un altro difensore - Franz Beckenbauer, per due volte - con attaccanti e fantasisti vari quasi sempre preferiti dai giurati.

Per me, però, quella Coppa sarà sempre legata indissolubilmente al ricordo del gol del giovane numero 10 e dell'esultanza di tre tifosi, in una camera da letto diventata tribuna da stadio, per qualche ora, una mattina di novembre.

La fonte dell'articolo è l'autore Gianluca Caporlingua

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2 COMMENTI

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  1. TheGianlucaTV - 2 anni

    ti ringrazio 😉

  2. tpfas_645 - 2 anni

    Da Juventino non posso che complimentrami per aver ridato luce ad un ricordo vero di una Juventus che ci diede tante soddisfazioni.Era l’epoca di Del Piero e di Baggio…uno Pinturicchio l’altro il Codino Magico

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