Quando essere grandi non fa paura

Sarri ha messo da parte ogni possibile timore; Allegri si è snaturato per contrastare gli azzurri e la scelta non ha pagato

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(9 articoli pubblicati)

Quando si diventa grandi, grandi davvero? Nel corso della vita ce lo si chiede spesso, e probabilmente non c'è risposta: ci si ritrova cresciuti da un giorno all'altro, spesso per ragioni indipendenti dalla propria volontà.

Nel calcio no. Nel calcio si diventa grandi quando le ambizioni e la qualità trovano riscontro nel coraggio. Si diventa grandi quando ci si comporta da grandi, quando la paura si trasforma in energia positiva e ti porta a difendere venti metri più in là, a pressare, compatti, fino al portiere avversario. E pazienza se l'avversario si chiama Juventus e ha vinto gli ultimi sei campionati italiani.

Anche qui può esserci un episodio: un palo, un calcio d'angolo, una rete allo scadere. In realtà qualche segnale l'aveva mandato già la partita col Chievo, ribaltata nel finale; ma la vittoria di Torino va oltre nel raccontare la dimensione dei partenopei di Sarri. Il Napoli ha colmato col gioco il gap coi bianconeri, non rinnegando, ma estremizzando i propri concetti di gioco: pressing alto, movimento senza palla frenetico ma quasi mai sfiancante, possesso ossessivo, marcature a zona sui calci piazzati e linea difensiva spesso a centrocampo. La zuccata di Koulibaly al 90' è la logica conseguenza di un match non dominato, ma controllato; è il risultato di una voglia che sul campo si è mostrata nella sua versione migliore: la determinazione, l'applicazione, la convinzione. 

L'Allegri di Juventus-Napoli è l'antitesi di Sarri. Il suo gioco, ammesso che ne abbia mai avuto uno ben definito, stasera è sfumato: pressing portato quasi sempre in maniera individuale, squadra a tratti  lunga all'eccesso, disimpegni improvvisati e sostituzioni, per una volta, tutt'altro che azzeccate, a coronamento di una gara nata già rinunciataria per i bianconeri. Il tecnico livornese ha detto in tv nel post-partita che la gara è stata brutta da ambedue le parti. Probabilmente ha qualche responsabilità al riguardo e sabato prossimo dovrà fare di tutto per rimediare, contro un'Inter che, al sogno-Champions League affianca ora un altro motivo per giocarsela fino alla morte.

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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