Pep Guardiola impiega poco Joao Cancelo: era il sogno dei bianconeri

Una delle più grandi bufale della storia del calcio moderno: mai i bianconeri lo hanno trattato e avevano puntato tutto su Maurizio Sarri

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(314 articoli pubblicati)
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Pep Guardiola, tecnico del Manchester City, ha parlato ieri in conferenza stampa dello scarso spazio concesso fin qui a Joao Cancelo. Il terzino portoghese è passato dalla Juventus al Manchester City per 65 milioni di euro, ma ha giocato titolare solo contro Preston e Dinamo Zagabria, mai in Premier League: "Ha fatto bene contro il Preston, abbiamo riguardato la partita insieme - ha detto Guardiola -. Con la Dinamo si è ripetuto. Purtroppo è arrivato tardi, non ha fatto la preparazione e non conosce la maggior parte delle cose su cui abbiamo lavorato in passato. Quello che aveva fatto con le precedenti squadre è totalmente diverso rispetto a quello che gli chiedo io, quindi c'è voluto un po' di tempo. Adesso sta migliorando: con la palla si muove bene e non ho dubbi, senza palla sta cominciando a capire cosa fare", ha concluso.

Ma Guardiola questa Estate sembrava dovesse arrivare proprio in bianconero, ma alla fine la storia del tecnico catalano si è rivelata una delle più gigantesche bufale della storia del calcio. Ne hanno scritto fior di giornalisti,  calciatori, opinionisti e turisti della democrazia varia.

Non era vero niente, e il nome di Guardiola (irraggiungibile dal  punto di vista economico) è servito solo per aumentare il titolo in Borsa ed è stato palesemente usato per gettare fumo negli occhi. Nessuno ha mai confermato o smentito questa notizia,  fino a  che non è stato ingaggiato Maurizio   Sarri che dall'inizio era considerato la prima scelta da Paratici e Nedved:  una storia di difficile digestione per i tifosi vedendo i trascorsi del tecnico toscano al Napoli.

Il 20 febbraio 1974 l’avventuriero giapponese Suzuki Norio stava vagando nella giungla dell’isola filippina di Lubang quando si imbatté in un uomo sulla cinquantina armato e in uniforme militare. Suzuki lo stava cercando, e si era preparato cosa dirgli. Mentre l’uomo lo teneva sotto tiro pronto a sparare, gli urlò: «Onoda, l’imperatore e il popolo giapponesi sono preoccupati per te». Onoda Hiroo, ufficiale dell’esercito imperiale giapponese di stanza nelle Filippine dal 1944, abbassò l’arma e accettò di parlare con Suzuki, che aveva viaggiato fin lì con uno scopo preciso: trovare e convincere a tornare a casa uno degli ultimi soldati che non avevano creduto alla resa del Giappone nella seconda guerra mondiale, quasi trent'anni prima, ed erano rimasti sparsi per i remoti presidi pacifici dell’esercito nipponico conducendo azioni di guerriglia contro il vecchio nemico. A partire dall’agosto del 1945, gli ultimi soldati giapponesi interpretarono come propaganda le molte comunicazioni, ufficiali e non, che annunciavano la resa dell’imperatore e la fine del conflitto, e continuarono a nascondersi obbedendo al  bushido, il codice di condotta che definiva i principi morali che dovevano seguire i samurai.

Moltissimi che  hanno creduto all'imminente arrivo del tecnico catalano e  hanno iniziato a identificarsi e riconoscersi vicendevolmente con delle bandiere giapponesi.  Tra i tifosi più attenti e “sgamati” rispetto ai meccanismi e ai funzionamenti del sistema dell’informazione, in queste settimane hanno creduto a quella possibilità, seppur assillati dai dubbi quotidiani di essere cascati in un clamoroso caso di allucinazione collettiva, e di aver investito speranze e tempo – davvero troppo tempo – in un’articolatissima invenzione. Di essere, in sostanza, come Onoda tra le liane della giungla filippina, ciecamente convinto di una causa che per il resto del mondo, quello vero, semplicemente non esisteva. Un dubbio che, a questo punto, sembra più che mai fondato, e che forse a suo tempo era stato sottovalutato.

L'unica verità è che la dirigenza voleva cacciare Allegri, l'anticalcio per antonomasia, perchè con lui sarebbe stato impossibile vincere in  Europa:  a volte la realtà è più semplice della fantasia.

Ronaldo
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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