Esame capitale: la Juventus alla ricerca di identità e solidità

Gli uomini di Sarri, domani alla difficile trasferta romana, devono trovare continuità al secondo tempo visto contro il Cagliari

di Alessio d. Lavino
Alessio d. Lavino
(7 articoli pubblicati)
Juventus v Lokomotiv Moskva Group D - UE

Giro di boa per il campionato italiano di Serie A, con una dose di fiato sospeso ai limiti del letale e scontri diretti che diranno tanto se non ancora tutto.

A metà tra paradosso e provocazione, con un pizzico di scetticismo e una pennellata di sana follia, quello che emerge da questa prima metà di stagione bianconera è un quadro a tinte poco chiare. E se di bianco e nero fra un po' non resta neppure la maglia (vedasi le tre divise ufficiali della stagione in corso), ci si aspetta che la mentalità vincente, quella si, non cambi mai. Quanto visto finora però non convince pienamente, sebbene i risultati dicano altro. 

In corsa su tutti i fronti, prima in campionato a pari merito con un'Inter Contiana che più Contiana non si può, e qualificazione agli ottavi di Champions League con due turni di anticipo. Si vero, alla fine conta vincere (oramai motto e ossessione in quel di Torino) e di certo, 5 vittorie e un pareggio nel girone di UCL non possono che rendere soddisfatti tutti i tifosi bianconeri. 

Non si dimentichi tuttavia che con il Lokomotiv Moska fino al 76' si era sotto di 1-0 prima della doppietta di Dybala negli ultimi 10 minuti, e che, nella gara di ritorno contro la stessa formazione russa, la partita fu decisa da uno spunto personale di quel genio ribelle al momento non ancora meglio identificato di Douglas Costa, a tempo praticamente scaduto.  L'unico vero limite di questa Juve sembra essere l'assenza di un'identità tattica e di squadra che, d'altro canto, quel mattatore di Antonio Conte ha già trasmesso ai suoi soldati, pardon, giocatori. Un 3-5-2 che più che un modulo di gioco sembra essere quasi uno stile di vita per la rosa nerazzurra; non importa chi sia chiamato in causa, l'Inter vista quest'anno presenta sempre lo stesso spartito, diretto da un maestro come il tecnico salentino, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Al contrario, l'iniziale 4-3-3 bianconero tutto spettacolo e fantasia con lo stesso Costa in grande spolvero, i soliti infortuni e qualche Ramsey di troppo hanno portato Maurizio Sarri a un cambio di rotta verso il 4-3-1-2. Voce "gol incassati" ancora troppi e troppo poche le partite concluse con un clean sheet. Molto più possesso palla, difficile gestione della sottile linea esistente tra palleggio sterile ed efficace, sfatato il mito della coesistenza tra Dybala e Ronaldo e ancora aperta la questione tridente pesante. Tra dubbi e certezze, quello che ci si chiede è se i due moduli visti finora siano valide alternative l'uno all'altro, a seconda dei giocatori a disposizione, oppure se talenti come Douglas Costa e Bernardeschi (perso nella ricerca di un ruolo mai trovato) debbano adattarsi a soluzioni non certo congeniali alle loro caratterische.

In un gran mix di stupore e scetticismo, l'integralista Sarri (lo è poi così tanto?) si presenta domani all'Olimpico di Roma di fronte a una vera prova del nove, un esame di maturità tattica e di squadra, che ancora una volta passa dalla capitale, tanto amara e letale a fine 2019. 

Fonte: l'autore Alessio d. Lavino

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