Dybala e CR7 possono e devono coesistere. Ecco come

L'arrivo di Cristiano Ronaldo ha creato nuove opportunità per Allegri, che studia la convivenza tra CR7 e Dybala per un attacco al top

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(83 articoli pubblicati)
Juventus v Juventus U19 - Pre-Season Fri

I migliori giocano. C’è una legge non scritta nel calcio e che tutti gli allenatori cercano più o meno di rispettare ed è quella che riguarda i grandi giocatori: chi li ha li fa giocare. Può sembrare una banalità ma nei tempi delle rose extra-large, nelle big europee trovi in panchina fior di campioni. Ci può stare, perché in campo si scende in undici. Diverso il discorso quando si parla di compatibilità tra grandi giocatori, che non ha ragion d’essere proprio nel caso di Ronaldo e Dybala, in quanto elementi con caratteristiche diverse che devono solo trovare la giusta miscela per creare un dispositivo offensivo devastante per qualsiasi difesa. Se Higuain in qualche modo poteva pestarsi i piedi con CR7 in quanto, diversamente da Mandzukic, difficilmente si sarebbe prestato a fare da paggetto al portoghese, il discorso non vale per la Joya. Allegri lo ha tenuto in panchina due volte su tre in campionato, ma solo per una questione di forma fisica. Adesso è venuto il momento di dare continuità a Dybala, perché i fuoriclasse devono giocare e per smentire la presunta incompatibilità tattica con l’alieno di Madeira.

Come Isco e oltre. Quando era a Madrid, i partner offensivi preferiti di Cristiano erano Benzema, che faceva un gran lavoro per creare spazi proprio come Mandzukic, e Isco, che partendo da destra o dal centro faceva da facilitatore offensivo creando assist e favorendo gli inserimenti degli esterni più che delle mezzali. Dybala ha la stessa grana tecnica del fantasista spagnolo, è capace di fornire palle importanti ma ha più senso del gol e meno senso del ripiegamento difensivo. Isco può quindi essere la bussola per cominciare a dare a Paulo la posizione migliore per farlo esprimere, pur tenendo conto delle differenze tra i due. Come ha detto Allegri, Dybala non ama gli spazi stretti ma preferisce avere campo per lanciarsi in dribbling o dettare il passaggio. Ciò può avvenire solo partendo dal settore di trequarti, al centro o partendo da destra per poi convergere in mezzo lasciando campo all'esterno destro. Non da esterno puro, insomma. L’ideale sarebbe un 4-3-1-2, con la Joya dietro alla coppia Mandzu-CR7, opzione importante ma che escluderebbe un rompi difese come Douglas Costa, senza contare il poco spazio che verrebbe riservato a Cuadrado e Bernardeschi. Lo stesso discorso varrebbe per un 4-3-3 spurio con Dybala finto esterno. Una soluzione da adottare quindi solo in determinate situazioni ma che non può diventare la regola. 

Questione di feeling. Ecco quindi rispuntare il canovaccio che due anni fa regalò grandi soddisfazioni, almeno fino all'amaro epilogo di Cardiff. Parliamo del modulo a cinque stelle, un 4-2-3-1 che oggi avrebbe però protagonisti ben diversi. Intanto Mandzukic esterno è difficilmente riproponibile, in quanto superMario ha chiesto di tornare al vecchio ruolo di centravanti un po’ per attitudine ed un po’ per l’anagrafe che avanza. A sinistra il posto sarebbe di Ronaldo, pronto a scambiarsi la posizione con il croato. A destra Douglas Costa o Cuadrado, mentre dietro la punta centrale giostrerebbe Dybala, che tornerebbe ad occupare la posizione preferita. Due i problemi in questa situazione tattica: la poca copertura dagli esterni, specie con Costa titolare, e troppi big di centrocampo in panchina. Due anche le possibili soluzioni: Matuidi esterno sinistro con CR7 centravanti, oppure esterni difensivi maggiormente bloccati per dare una mano a centrocampo. De Sciglio in tal senso sarebbe utilissimo al posto di Cancelo o Alex Sandro. Bisogna pure considerare che anche Ronaldo entrerà prima o poi nelle turnazioni, di modo da averlo in piena forma a primavera quando la Champions League entrerà nella fase calda. Quindi un po’ di sano turnover verrebbe riservato a tutti i big bianconeri a turno, non solo a Dybala. Al di là dei moduli, a fare la differenza sarà soprattutto lo scatto mentale che la Joya dovrà fare, per diventare con continuità un fuoriclasse determinante nei momenti che contano.

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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