45 candeline per Davids: buon compleanno, mitico Pitbull

«Con la Juventus ho imparato a vincere. Non c'è club nel mondo che ti faccia lo stesso effetto»

di Stefano Bedeschi
Stefano Bedeschi
(31 articoli pubblicati)
Juventus Legends Launch The Juventus Aca

Edgar Davids nasce a Paramaribo in Suriname, il 13 marzo 1973. Appena diciottenne debutta nel campionato olandese, indossando la mitica maglia dell’Ajax, vincendo tutto quanto è possibile.

Edgar è giocatore potente, selvaggio, sempre pronto a ringhiare contro tutti gli avversari. Van Gaal gli affibbia il nomignolo di Pittbull: è astioso, scorbutico e irascibile, ma è un grande campione. Il Milan, nell’estate del 1996, lo ingaggia, convinto di avere fatto un grosso affare.

L’impatto con la stampa sportiva milanese non è dei più facili. I giornali si occupano di lui più per le notti nelle discoteche e le scazzottate per strada che non per le imprese sul campo. Le cose si complicano nel febbraio del 1997 quando, in un violento scontro con il portiere Bucci si frattura tibia e perone. I difetti di Edgar, che sono atroci, emergono in maniera ancora più vistosa. Ma la rabbia è anche la sua forza: in soli sei mesi supera il grave infortunio lavorando duro, solitario e silenzioso, e si presenta agli allenamenti con una rabbia tale da stupire tutti.

Capello è preoccupato della sua pericolosa influenza sullo spogliatoio. Quando i dirigenti gli dicono che la Juventus è interessata all’acquisto del giocatore, non si oppone al trasferimento. Moggi e Lippi non hanno dubbi: Davids è l’uomo giusto, il giocatore che può far volare la squadra. A Milano, fanno festa. «Ci siamo tolti una bella grana», dicono. Così, nel dicembre del 1997, Edgar approda a Torino.

Dopo le feste di fine anno, inizia la sua fulgida ascesa: i bianconeri vincono scudetto e Supercoppa Italiana. A fine campionato, disputa i Campionati Mondiali. Viene eletto come uno dei migliori giocatori del torneo.

Ritorna in Italia ma la Juventus stenta e Lippi dà le dimissioni a metà stagione. Al suo posto arriva Ancelotti e il feeling con il Pittbull è immediato, ma la squadra perde lo spareggio per la Coppa Uefa.

Il torneo 1999-2000 finisce nella “piscina” di Perugia e deludente sarà anche il Campionato Europeo. Davids è considerato il migliore giocatore del torneo e uno dei più forti giocatori del mondo, ma non è sufficiente.

La stagione successiva sarà un vero incubo. Edgar soffre di un glaucoma agli occhi e gioca con un paio di occhialini. Al termine della partita contro l’Udinese, è trovato positivo all’antidoping; si parla di Nandrolone. Il giocatore si difende, la società sostiene che il giocatore ha dovuto prendere delle medicine contro la malattia agli occhi. Il presidente Chiusano cerca di smontare le accuse pezzo per pezzo, ma Edgar è squalificato per cinque mesi.

Terminata la squalifica, ritrova Lippi e la Juventus vince uno scudetto rocambolesco ai danni dell’Inter, bissando la vittoria anche l’anno dopo, dovendosi ancora una volta inchinare alla maledizione della Champions League, perduta ai rigori contro il Milan.

L’estate 2003 inizia sotto cattivi auspici; arriva Appiah, ritenuto dalla società il sostituto di Davids. Edgar è in scadenza di contratto e chiede un sostanziale aumento. Moggi rifiuta e il giocatore decide di fare le valigie. I tifosi juventini sono perplessi; Edgar è un idolo, incarna quella voglia di combattere e di non mollare mai che è il marchio di fabbrica della Juventus. Davids vola a Barcellona, sponda blaugrana. L’impatto è devastante: il Barça arriva secondo ma non è soddisfatto; vuole la rivincita su Moggi e viene allettato dalle sirene interiste. Sarà un fallimento.

Ha di nuovo le valigie pronte, destinazione Tottenham. Nell’inverno del 2006, fa ritorno all’Ajax: vince la Coppa olandese, realizzando il rigore decisivo. Ancora qualche apparizione con il Crsytal Palace e con il Barnet e poi appende gli scarpini al chiodo. Oggi ricopre la carica di dirigente della Juventus, con l'incarico speciale di portabandiera della compagine bianconera nel mondo.

Fonte: l'autore Stefano Bedeschi

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