Big, tutti alzano la voce. Ma soltanto Conte ha ragione

Negli spogliatoi delle grandi il caos prende piede: a Napoli numerosi conflitti interni, la dirigenza interista criticata da Conte, Ronaldo sbrocca

di Nicola Coppola
Nicola Coppola
(9 articoli pubblicati)
Antonio Conte neo allenatore dell39Inter

All'interno della maglia dell'Arsenal fino a qualche anno fa era impressa una frase: "Victoria concordia crescit".  Dovrebbe rappresentare un legame logico-funzionale tra l'armonia del gruppo e i trionfi di un club. Juventus (su tutti i fronti) e Inter (in campionato) viaggiano, ma la concordia non c'è, per ora. Cristiano Ronaldo è un caso, e non parliamo di questioni tecniche. Nonostante, a dirla tutta, non sembri neanche lontanamente il giocatore che abbiamo imparato a conoscere in quindici anni di carriera. Ma tant'è: l'età avanza e anche lui è umano. A quasi trentacinque anni è difficile star dietro a ragazzini di venti, anche se ti alleni al 100%, anche se dai tutto te stesso al tuo lavoro. Certamente ci saranno gare in cui riuscirà ad esprimersi al massimo, ma pretendere che siano cinquanta nell'arco di una stagione pare cosa folle. Le criticità, semmai, sono altre. Nessuno è più grande del club in cui lavora, soprattutto quando non è un club a cui ha dato tutto. Messi, ad esempio, ha e avrà sempre credito a Barcellona; ma lì il discorso è diverso, perché "Lio" - come lui si firma - in blaugrana ci è nato e ci ha passato praticamente l'intera vita calcistica. Cristiano a Torino non può pretendere lo stesso trattamento: è arrivato 33enne in Italia, con uno stipendio faraonico, e sul campo ha dato meno di quanto ci si aspettasse. Anche lui può essere sostituito quando non rende, quando non è in forma, quando sbaglia passaggi elementari. Ed è giusto che l'allenatore lo faccia: è Sarri il responsabile dei risultati della squadra. Sarri decide, ed è giusto che lo faccia senza preoccuparsi poi che un giocatore lasci il campo imprecando in portoghese o lo stadio qualche minuto prima del termine della gara.  Qualcuno giura che non finirà bene. Difficile dirlo, ma a Ronaldo toccherebbe riservare agli altri almeno una piccola parte del rispetto che pretende per sé: non che non ce lo si aspetti, dopo averlo visto disertare tutte le recenti cerimonie in cui non è stato lui ad essere premiato, ma qui ci sono in ballo un gruppo forte e una società che certi atteggiamenti non li ha mai ammessi. E che farebbe bene a continuare a condannarli.

Capitolo Inter: qui c'è poco da dire. Conte ha ragione, comunque la si metta. Ha ragione nel merito, perché la rosa è incompleta e la squadra viaggia ben sopra le proprie possibilità. In realtà c'è una carenza anche qualitativa nel confronto con la Juventus, non soltanto quantitativa. Ma il tecnico finora è riuscito a sopperirvi. Il mercato è stato buono per consolidare una posizione, non sufficiente a migliorarla di molto: ci volevano 80 milioni in più di spese per i cartellini per fare un salto di qualità del genere. Non ci sono state e ora si fa quel che si può, anche contro un pizzico di sfortuna per gli infortuni a Sensi, D'Ambrosio e Sanchez. Ma Conte ha ragione anche sul principio, per la coerenza che sta dimostrando: l'Inter non può accomodarsi a cenare nel famoso ristorante da 100 euro con gli altrettanto famosi 10 euro in tasca.

A Napoli si capisce molto poco. Anche nell'analisi non si sa da dove cominciare: se da uno scontento Ancelotti, dai contratti di Mertens e Callejon, dalla leadership di Insigne mai riconosciuta dal tifo oppure da Allan e Koulibaly rimasti, forse, tutto sommato controvoglia. Il campionato è bello che andato a metà novembre e ora anche la qualificazione in Champions League è messa in discussione dalla marcia imponente delle "grandi di provincia" Atalanta e Cagliari e dalle redivive Roma e Lazio. Certo è che c'è da ritrovare serenità nell'ambiente, e il primo a farlo dev'essere l'allenatore: lo stesso Ancelotti che ha vissuto momenti simili soltanto tredici anni fa. Era il Milan post-calciopoli, in tredici gare di campionato aveva vinto soltanto due volte. Il ritiro invernale a Malta cambiò tutto: quel Milan vinse la Champions. Con Kakà, certo, ma con una squadra nel complesso più logora del Napoli. Doveste farci un pensierino, parlatene a bassa voce. Almeno voi.

Fonte: l'autore Nicola Coppola

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