The battle rages on – Ritratto di Mario Mandzukic

L'attaccante croato è diventato con gli anni un punto di riferimento sia in campo che per i tifosi

di Marcello Lavetti
Marcello Lavetti
(94 articoli pubblicati)
Juventus v SSC Napoli - Serie A

The Answer. Mario Mandzukic è un grande appassionato di basket, e sicuramente conoscerà uno dei migliori giocatori NBA degli ultimi vent'anni, Allen Iverson. Con le sue prodezze seppe conquistarsi il soprannome “The Answer”, ovvero la risposta. Rispetto all'attaccante croato era molto più basso e tecnicamente dotatissimo,  ma proprio come Mario il play dei Philadelphia 76ers era colui deputato a risolvere i problemi più spinosi di ogni partita. Sì, perché in questi primi tre anni e spiccioli in bianconero, di situazioni complicate il gigante con la faccia truce ne ha risolte diverse ad Allegri. Gol decisivi, corse a perdifiato sulla fascia e assist ai compagni. Sono davvero tante le risposte date da Mandzukic al mondo bianconero.

Mandzukiller. Mario approdò a Torino nell'estate 2015, diciannove milioni per prelevarlo dall'Atletico Madrid. Parevano tanti soldi per uno destinato a sostituire un altro pennellone come Llorente, che peraltro se ne andava a parametro zero. Non si poteva trattenere l’attaccante spagnolo invece di sprecare quasi venti milioni per un clone? No che non si poteva, perché Mario somigliava solo fisicamente a che lo aveva preceduto. Il bagaglio tecnico era molto più completo per conduzione palla, duttilità ed anche e soprattutto killer instinct. Non che il croato fosse un bomber seriale, ma il curriculum parlava chiaro. Campione d’Europa con il Bayern con gol decisivo nella finale fratricida con il Borussia Dortmund, prima ancora  elemento fondamentale di Wolfsburg e Dinamo Zagabria. Guardiola lo tenne un anno e poi lo defenestrò per dar spazio a Lewandowski. Anche l’annata alla corte di Simeone non fu del tutto convincente, con Mario che non riuscì a scrollarsi di dosso il fantasma dell’amatissimo ex Diego Costa. Allegri decise di ripartire dalle doti migliori del croato, e se il primo anno lo usò come centro-boa per favorire gli inserimenti dei compagni, fu nella stagione successiva che giunse l’intuizione geniale. Schierato a sinistra nel modulo 4-2-3-1, Mandzu diventò un’arma tattica devastante e decisiva, capace di assistere il puntero Higuain come il genietto Dybala, ed al contempo fornendo coperture difensive con rincorse a perdifiato e tackle da consumato marcatore. Meno reti ma più sostanza. Fu comunque lui a realizzare l’unico gol juventino nella sfortunata finale persa a Cardiff al cospetto di CR7 e del Real Madrid, una fantastica rovesciata che gli valse il premio Fifa di rete dell’anno 2017.

Top player. Nella stagione 2017-18 Mandzukic gioca meno da esterno e più come partner in crime di Higuain. Nemmeno la concorrenza di Dybala ne fiacca l’importanza, anzi è più facile vedere in panca la Joya che Mario quando il gioco si fa duro. E lui ripaga con prestazioni monstre, come la doppietta nella sfortunata serata di Madrid e del discusso rigore trasformato da Ronaldo. In estate è protagonista assoluto al Mondiale russo, segna tre reti ed è imprescindibile nella fantastica cavalcata della Croazia terminata solo in finale al cospetto dell’armata francese. Dopo la grande avventura iridata dà l’addio alla Nazionale. E poi c’è l’esplosivo inizio di questa stagione, con Cristiano Ronaldo come compagno d’attacco che al contrario di quanto si supponeva lo aiuta a riscoprire la vena realizzativa di un tempo. Mario arriva a trentadue anni con un ruolo da protagonista indiscusso, irrinunciabile per Allegri ed idolo di una tifoseria che ne ha sempre apprezzato lo spirito combattivo ed il senso del sacrificio. Anche se ora gioca stabilmente da prima punta, non dimentica di aiutare i compagni quando c’è da fare legna in difesa. Higuain è stato ritenuto sacrificabile e ceduto al Milan, Dybala fatica a conquistarsi il posto e così gli unici due punti fermi in attacco sono l’alieno CR7 e Mandzukic, il top player guerriero.

Fonte: l'autore Marcello Lavetti

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