Al Napoli non bastano venti minuti di fuoco per espugnare lo Stadium

La squadra di Ancelotti gioca benissimo la prima metà del primo tempo, ma poi cede sotto i colpi di una Juve molto più solida sul piano fisico e con CR7 in più

di Antonio Salvati
Antonio Salvati
(78 articoli pubblicati)
Mario Mandzukic

A malincuore, devo ammettere che quel famoso passo avanti sul piano dell'atteggiamento mentale, che tanti auspicavano con il passaggio da Sarri ad Ancelotti, purtroppo non è ancora avvenuto. Per intenderci, io credo che il Napoli, mentalmente l'anno scorso fosse fortissimo e credo che la partota di ieri, contro la Juventus, abbia evidenziato addirittura un passo indietro in questo senso.

La partita del Napoli, nonostante la sconfitta, non è tutta da buttare ma ci sono degli aspetti su cui Ancelotti dovrà fare sicuramente delle riflessioni. Questo Napoli può essere davvero competitivo per lo Scudetto o almeno, per poter controbattere, colpo su colpo, alla Juventus che non si ferma mai? A vedere la partita di ieri, diremmo tutti no, ma il Napoli visto allo Stadium era una squadra ancora alla ricerca della sua identità. Un Napoli che nella stessa partita ha cambiato più volte aspetto: quello della fase inizlale, arrembante, tonico, che ha messo a ferro e fuoco la Juventus, poi quello successivo al gol di Mertens, in una versione che si è protratta più del dovuto, cioè almeno fino all'espulsione di Mario Rui; un lungo frangente nel quale il Napoli ha palesato lacune non solo caratteriali ma anche tecnico-tattiche. Poi, dopo l'espulsione, la squadra è stata come scossa da un'ultima scarica di adrenalina, culminata dal quasi-gol di Callejon, per poi riassestarsi e crollare definitivamente al gol di Bonucci.

Purtroppo, non so rispondere su quale sia, oggi, il vero Napoli, ma posso affermare tranquillamente che non vorrei più rivedere la squadra timorosa, incapace di reagire al pressing dela Juventus che cercava di rimediare allo svantaggio. Un Napoli che non si era ma visto così arrendevole con Sarri, neppure allo Stadium, dove qualche mese fa impartiva una severa lezione di calcio, in una partita che valeva lo Scudetto, a differenza di questa, una semplice ed anonima settima giornata di Serie A.

La notizia buona è proprio questa: siamo solo a ottobre ed il tempo per rimediare c'è, a patto di trovare subito una precisa identità, non nel gioco ma negli uomini e negli schemi. A Torino si è notata l'inadeguatezza di certi giocatori in determinati ruoli, ed è strano che la un allenatore dell'esperienza di Ancelotti abbia pensato ad una squadra come quella vista allo Stadium per contrastare lo strapotere fisico esercitato dalla Juventus, in certi reparti. Per non parlare di alcuni errori commessi da calciatori esperti come Koulibaly e Hysaj, che hanno lasciato campo libero alla Juventus, in particolar modo a Manduzkic e Cristiano Ronaldo, forse la vera causa della sconfitta azzurra.

Si, perché Ronaldo incute timore in ogni pallone che tocca ed in ogni giocata che fa. La Juventus di oggi ne è totalmente dipendente e senza il quale sarebbe davvero poca cosa. Si sa come gioca, come si muove e quali sono le potenzialità di Cristiano Ronaldo e Ancelotti lo sa bene, avendolo allenato a Madrid, ciononostante il portoghese ha fatto il comodo suo per quasi tutta la partita, in pratica decidendola anche non segnando un gol. Con questo non voglio puntare il dito contro Ancelotti: se il Napoli ha perso non è stata solo per qualche sua responsabilità (che c'è stata) ma anche di alcuni giocatori che davvero sembravano fuori forma e contesto.

Peccato, perché poteva essere la partita della svolta contro una Juventus che è stata messa in crisi nei primi venti minuti. Ma, purtroppo, il Napoli è entrato troppo presto in partita dalla quale è uscito in modo ancora più repentino, l'opposto di quanto accadeva ad inizio stagione, quando il Napoli prima subiva l'avversario e poi lo rimontava. Insomma, non è andata bene, ma neppure malissimo, e direi di ripartire da quei primi venti minuti che sono stati belli, intensi ed efficaci. Lo scontro allo Stadium è ormai alle spalle, ed ora bisogna pensare a rimontare questi sei punti che sono già tanti, ma con altre trentuno partita da giocare, sono anche pochi. Sta solo al Napoli decidere.

Fonte: l'autore Antonio Salvati

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