Italia, cresci e divertiti: ora hai (quasi) tutto per tornare grande

L'allenatore c'è, i giovani stanno diventando grandi e vincere il prossimo Europeo non è un'utopia. Ora manca solo la punta, ma Kean è molto più di una promessa

di Antonio Casu
Antonio Casu
(33 articoli pubblicati)
Italy v USA - International Friendly

Sono passati sedici mesi dalla terribile disfatta con la Svezia che ci ha impedito di partecipare ai Mondiali russi, ma la cicatrice è ancora visibile. Un'onta del genere, unica e (si spera) irripetibile nella storia della Nazionale italiana, non poteva non lasciare un segno profondo nel nostro movimento calcistico,  eppur qualcosa si muove. Nella mentalità espressa sul campo da giovani e tecnici più che dai quadri dirigenziali, ma qualcosa si muove. Lo dimostra, più di tutto, la rosa dei convocati da Roberto Mancini per i primi due incontri delle qualificazioni ad Euro 2020: un mix prezioso di spregiudicatezza giovanile e di esperienza, con un buon numero di talenti in grado di trascinare l'Italia verso nuovi lidi. Più ambiziosi e consoni alla storia di una delle Nazionali più titolate di sempre, senza sottovalutare l'imprescindibilità del tempo necessario per trasformare un bel progetto in una grande realtà. Step by step, senza avere fretta né paura, con la consapevolezza di poter arrivare ovunque. Persino alla vittoria del prossimo Europeo

Non è un volo pindarico, è una grande verità. L'Italia, dopo il naufragio, sta riemergendo. Lentamente,  ma con costanza. Gli impegni con Finlandia Liechtenstein, tutto meno che proibitivi, rappresentano un banco di prova importante per la banda di Mancini, chiamata a raccogliere sei punti e a convincere pubblico e critica. L'ottima figura fatta in Nations League con la Polonia e Il Portogallo ha evidenziato una crescita sul piano del gioco e della mentalità. Grazie alla mano esperta del tecnico jesino, ma non solo. I giovani ci sono e ci credono, trovano sempre più spazio nei top club e sono supportati al meglio dai vecchi senatori, ancora oggi protagonisti in Italia e nel mondo. Donnarumma, Zaniolo, Barella e Chiesa rappresentano oggi i fiori all'occhiello tra gli under 23 e hanno tutto per imporsi nei migliori palcoscenici internazionali, ma non sono certo gli unici. La lista è lunga e fa ben sperare. Ma è soprattutto l'assortimento nei vari reparti a creare i presupposti per costruire una rosa solida e completa, capace di esprimere un gioco collettivo importante senza doversi affidare necessariamente agli spunti dei singoli interpreti. 

Il 4-3-3 di Mancini ha un credo offensivo che non sfora nell'arroganza, ben bilanciato e chiaro negli intenti. È una base di partenza decisiva, anche se non mancano i problemi. Uno, su tutti: l'Italia concede poco, gioca bene, costruisce tanto ma non riesce a finalizzare il gran numero di occasioni create. Manca, in sostanza, una punta. Una punta vera.  La discontinuità cronica di Immobile e Belotti incide pesantemente sul rendimento della Nazionale, e non si vedono alle loro spalle dei profili capaci di fare davvero la differenza. Balotelli, purtroppo, è Balotelli, Lo straordinario Quagliarella di questa stagione deve fare i conti con i suoi 36 anni, mentre i vari Pavoletti e Lasagna non sembrano poter essere all'altezza della situazione. Il problema è grave, ma una soluzione si profila all'orizzonte. La crescita di Moise Kean, infatti, può rappresentare la chiusura ideale del cerchio. Il grimaldello per aprire le porte che oggi sembrano irrimediabilmente chiuse. Dovrà crederci Mancini, dovrà crederci la Juventus e dovrà crederci, più di ogni altro, lui stesso.  A partire da domani, contro la Finlandia. Kean ha un anno per crescere, diventare grande e sognare l'obiettivo con la concretezza di chi vuole farcela. Come farà ognuno di noi con la bandiera tricolore sulle spalle. E la speranza di riascoltare presto le note di Seven Nation Army

Fonte: l'autore Antonio Casu

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5 COMMENTI

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  1. G.Best - 3 mesi

    Qualcosa di meglio rispetto al passato c’è, non si può negare, un ritrovato Verratti e un futuro campione come Barella sono le note più liete di questa nazionale, ma secondo me l’impostazione di gioco ha qualche problema, è vero che abbiamo il possesso della palla, è vero che non subiamo azioni da gol, ma il gioco è lento prevedibile e permette all’avversario di riorganizzarsi in difesa pronto a ripartire al primo errore, mancano le verticalizzazioni improvvise e i due centrocampisti Verratti e jorginho sono due play bassi che non hanno l’inserimento nell’area avversaria la loro arma migliore, e gli inserimenti sono molto utili nel 4-3-3 quando l’esterno arriva sul fondo e rimette la palla verso il centro dell’area per i compagni, mi dispiace dire che sopratutto jorginho, di cui ero un convinto sostenitore, a volte mi sembra che rallenti il gioco invece di accelerarlo, proverei Zaniolo nel ruolo di mezz’ala, insieme a Verratti e Barella , alla Pogba per capirci.

    1. Antonio Casu - 3 mesi

      È un problema che ho riscontrato anche io, ma non penso sia un problema tattico. Come sottolinea giustamente, la questione riguarda i giocatori impiegati. Personalmente non impazzisco per Jorginho e i ritmi dettati da lui sicuramente incidono, seppure non siano l’unica causa. L’inserimento di Zaniolo da mezzala (o addirittura Bernardeschi, a mio parere capacissimo sulla carta di giocare anche in quel ruolo) potrebbe risolvere la situazione, garantendo maggiore imprevedibilità, degli inserimenti offensivi pericolosi e più opportunità di trovarsi in superiorità numerica nelle zone calde del campo.

  2. Antonio Casu - 3 mesi

    Gentile lettore, le rispondo in merito al suo commento. Gli esempi da lei citati meritano indubbiamente una segnalazione, ma sono dell’idea che l’unico paragonabile (per certi versi) al disastro del 2018 sia la mancata qualificazione ai Mondiali del ’58. Di umiliazioni ne abbiamo subite tanrw, ma per ognuno dei casi è possibile individuare qualche flebile giustificazione (soprattutto per la famigerata spedizione giappo-coreana del 2002)

  3. olcroc_10890979 - 3 mesi

    Casu scrive: “Un’onta del genere, unica e (si spera) irripetibile nella storia della Nazionale italiana”
    Beh, unica proprio no. Nel 1958 fu l’Iralanda del Nord a non farci andare in Svezia. Dopo esserci qualificati, abbiamo perso con la Svezia (2-3) nel 1950,la Corea del Nord (0-1) nel 1966), l’Irlanda (0-1) nel 1994) e la Corea del Sud (golden goal) nel 1998. E lascio da parte la Svizzera nel 54, la Slovacchia in Sud Africa e il Cile del 62. I disastri succedono e continueranno a succedere, speriamo sia solo di tanto in tanto.

    1. Antonio Casu - 3 mesi

      Gentile lettore, le rispondo in merito al suo commento. Gli esempi da lei citati meritano indubbiamente una segnalazione, ma sono dell’idea che l’unico paragonabile (per certi versi) al disastro del 2018 sia la mancata qualificazione ai Mondiali del ’58. Di umiliazioni ne abbiamo subite tante, ma per ognuno dei casi è possibile individuare qualche flebile giustificazione (soprattutto per la famigerata spedizione giappo-coreana del 2002), mentre penso non si possano individuare in alcun modo per la disfatta del 2018. Ovviamente è una mia opinione, più che opinabile. La ringrazio per il commento e l’attenzione riservata al mio articolo

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