Le scelte di Antonio Conte penalizzano la difesa dell’Inter

Kolarov inguardabile in difesa, tante assenze e il vizio di giocare sempre a tre dietro: una brutta sconfitta nel derby che deve fare riflettere il tecnico

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(359 articoli pubblicati)
Lautaro

Una sconfitta nel derby di Milano può lasciare il segno, interrompere un percorso di grande crescita, evidenziare problemi già noti e creare problematiche evidenti per il futuro se non si impara la lezione.

Antonio Conte, timoniere sempre polemico dell'Inter, ha perso la partita più importante di questo inizio di stagione: ma è solo una battaglia, non la guerra (lo Scudetto) per la quale i nerazzurri paiono oggettivamente attrezzati.

Puniti da un centravanti quarantenne di valore straordinario, come l'ex Ibrahimovic, i nerazzurri sono solo riusciti a dimezzare lo svantaggio con Romelu Lukaku, ma nonostante avessero un secondo tempo completamente a disposizione, non sono riusciti a ripetere l'impresa della scorsa stagione.

Altri tempi (ed era anche un altro Milan quello, diciamolo subito): troppe assenze per covid, una condizione fisica deficitaria e alcune scelte che ancora una volta hanno lasciato qualche dubbio.

Intanto la mania, tutta contiana, della difesa a tre: un limite che penalizza giocatori con caratteristiche molto diverse e non adatte a quel tipo di gioco. Una idea aggressiva di attacco che cozza con uno squilibrio evidente a centrocampo dove spesso Lautaro Martinez, il più in palla dei nerazzurri, è spesso costretto a rientrare per prendere palla.

Perché Conte non gioca mai a quattro dietro? Kolarov da centrale è un pericolo pubblico, e il suo sinistro è sprecato se non utilizzato in fascia. La rinuncia a Eriksen, ormai un fantasma che passeggia per San Siro, è un errore grave: con un centrocampo più folto e ben coperto anche Vidal potrebbe inserirsi di più ed essere pericoloso.

Hakimi, che a Dortmund giocava a quattro dietro, sarebbe perfetto con la sua progressione e la sua velocità, se non dovesse sempre guardarsi alle spalle: nel derby è stato servito poco e male. Perisic invece non può fare il quinto di centrocampo a tutta fascia, dribbla troppo e soprattutto non riesce a tornare mai indietro.

La chiave della sconfitta contro i cugini rossoneri è tutta qua, oltre che nelle assenze gravi soprattutto nella retroguardia: i giocatori spesso sono fuori ruolo.

La difesa, rimaneggiata e scoperta, prende troppe reti e si sa che in Italia vince non chi segna di più (se no l'Atalanta sarebbe campione d'Italia da 5 anni), ma chi subisce meno reti. Sembra una equazione chiara, ma al momento il tallone d'Achille rimane la retroguardia, mal protetta dal centrocampo e con degli esterni che fanno le ali e che al momento la compagine del presidente Zhang non può permettersi.

Cambiare per migliorare: mister Conte, la rosa permette di fare tante formazioni migliori e più equilibrate. 

Per vincere lo Scudetto le sconfitte servono a migliorarsi e capire gli errori: il tecnico leccese le avrà comprese almeno stavolta?

Romelu
Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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