“Prima gli italiani”? A Milano, sponda nerazzurra, sembra il futuro!

Sono finiti i tempi in cui Internazionale era sinonimo di squadra multietnica, con l'arrivo di Conte la tendenza si sta invertendo per il bene della nazionale

di Alan paul Panassiti
Alan paul Panassiti
(318 articoli pubblicati)
FC Internazionale Unveils New Coach Anto

Sono finiti i tempi in cui Internazionale era sinonimo di squadra multietnica, multi organica, multi culturale  e quindi senza una sua principale identità. In nerazzurro i costi degli interpreti e  di insegnanti di italiano erano lievitati troppo, quasi a livello di un top player, e si è dovuta orientare una scelta nuova.

L'arrivo dell'ex Commissario Tecnico della nazionale italiana, il premier dal capello di seconda mano, Antonio   Conte di filosofia un tempo calvinista, e adesso appartenente alla Scapigliatura Milanese, ha portato a un deciso cambiamento di rotta.

"Prima gli italiani" è un motto sovranista che attualmente ha avuto alterne fortuna nel nostro paese, ma l'allenatore che punta alla leadership del suo campionato, non ha paura e non vuole dimettersi sul più bello.

Sei vittorie su sei in serie A, in  Europa (dove si parla una lingua diversa dalla nostra anche a livello arbitrale e tecnico) è andata un po meno bene, ma la terra è stata costruita  da Dio in sette giorni, di cui uno di riposo: bisogna avere pazienza.

Quattordici italiani a tredici stranieri è una svolta epocale anche se poi non tutti i nostri alfieri tricolori sono protagonisti: Sensi sta facendo faville  e  sta crescendo, mentre Barella dopo un avvio un po titubante si sta imponendo. C'è poi l'affidabilità di  D'Ambrosio, ragazzo applicato e serio, che garantisce diverse soluzioni in difesa e sugli esterni.

Gli altri italiani sono un po meno protagonisti: Bastoni è appena emerso in prima squadra, dimostrando di essere un centrale di grandissimo futuro e dal buon piede sinistro. Politano è la quarta scelta in avanti, anche se è sempre incisivo, e nel modulo Conte non è prevista l'esistenza dell'esterno del 4-3-3Candreva è ormai solo una buona alternativa sull'esterno, conosce bene il tecnico che lo ha allenato in nazionale, ma la verità è che ha un grande futuro...dietro le spalle.

Ranocchia, il migliore umanamente della squadra con la sua serietà, è tutto fuorché un giocatore di calcio, da anni scalda le panchine e ha quasi paura di mettere piede in campo. Un uomo spogliatoio un po costoso, un mistero la regressione avuta visti gli esordi scintillanti di Arezzo e Bari.

E' chiaro che per la nazionale è importante che una squadra di vertice abbia dei forti giocatori italiani: giocare in leghe minori o in squadre molto scarse non fa crescere i giocatori ma li abitua a una mediocrità inaccettabile che li rende sempre più anonimi.

Storicamente la squadra del patron Zhang ha avuto una vocazione internazionale. Ma Antonio da Lecce, tecnico intelligente e a  volte sopra le righe, sa come fare di questa babele una unica nazione che vuole tornare a vincere.

Ma questa è un'altra storia.

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Fonte: l'autore Alan paul Panassiti

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