La tradizione calcistica: i giocatori vanno, le squadre restano

Nell'Inter attuale fa discutere l'addio di Mauro Icardi fra chi lo rimpiange e chi esulta. E' però la storia a dir che i giocatori passano ma le squadre no

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(60 articoli pubblicati)
Icardi

Icardi ceduto, evviva, Icardi ceduto, ma che dramma!

E' sempre complicato metter tutti d'accordo quando un campione abbandona i colori con cui l'avresti voluto veder per sempre. Ma è la memoria calcistica a trarre in inganno il tifoso, perché come il ciclo della vita i calciatori passano, ma la fede calcistica resta e si alimenta di nuove emozioni.

Partiamo da un calcolo trentennale, ad esempio dal Matthaus che lascia l'Inter a causa dei suoi capricci amorosi (vedi Maurito, hai compagnia) e il tifoso non se ne capacita, salvo poi esultare per Ruben Sosa e il colpo successivo Dennis Bergkamp, dimenticando il tedesco d'oro. 

Successivamente ecco il Fenomeno, il colpo che di botto fa esplodere l'ambiente Inter, dalla mediocrità degli ultimi anni di Pellegrini all'era di Massimo Moratti.

Ronaldo esalta, segna, trascina, è il numero 1 al mondo. Poi si rompe e seppur in squadra con Vieri e Baggio la sfortuna lo perseguita.

Ha però il tempo di guarire, di far piangere gli interisti quando torna al gol a Brescia e poi preso dai capricci di voler essere "Uno su tutti", chiede a Moratti di fare una scelta, tra il brasiliano ed Hector Cuper, tecnico che ha restituito ai nerazzurri un piglio di squadra dopo i disastri targati Lippi-Tardelli.

Ronnie vince una Coppa del Mondo trascinando il Brasile e il pianeta Inter si esalta, il Fenomeno è tornato, anni a curarlo senza giocare e ora...ora...va via, scappa al Real Madrid.

Come oggi per Icardi i tifosi restano sbigottiti per il comportamento, poi però ci si ricorda che non tutti nascono con determinati valori, come un Maldini, uno come Scirea, uno come Zanetti, uno come Totti e quando capita l'occasione d'oro giusto fare i mercenari.

Lutto per Ronaldo? Macché, arrivano i gol di Crespo in Champions e a momenti ci scappa la finale, poi c'è sempre un Vieri da idolatrare, solo contro tutti.

Evviva Vieri!

Vieri litiga col pubblico e va al Milan.

Lutto per Vieri? Macché, sta esplodendo Adriano, l'Imperatore, colui che da solo può spaccare porte e difese. Adriano però non fa come i predecessori scegliendo altre squadra, ma bensì s'incarta in un buco nero di depressione e cattive compagnie e la fiaba termina ancor prima di iniziare.

Non c'è spazio per la tristezza, ecco il ciclone Ibra, arriva dalla Juve, si professa nerazzurro dalla nascita, vince, da solo, uno scudetto nel diluvio di Parma, vince il titolo dei cannonieri con gol di tacco all'Atalanta nell'ultima giornata.

Evviva Ibra!

Ibra va al Barcellona perché vuole la Champions e chi grida al disastro per la sua cessione non calcola minimamente Eto'ò e non considera Milito all'altezza di una grande.

Ecco, Diego Alberto Milito, el Principe, vince tutto, si rompe, torna e poi viene accantonato da Mazzarri. Va via insieme ad altri eroi del Triplete, da Zanetti a Cambiasso e Samuel, ma le lacrime vengono asciugate subito dal giovane Icardi che segna sempre alla Juve, fa colpo sulla Vecchia Signora prima che un'altra signora, bionda, decida che per lui è meglio tacere e lasciar fare, tirar la corda finché, ormai spezzata, è ora di andar via.

Da una parte il settimo posto tra i cannonieri di tutti i tempi, goleador implacabile, dall'altra un giocatore incapace di relazionarsi col pubblico, nascondendosi dietro chi pensa faccia i suoi interessi e che solo la storia dirà se nel bene o nel male.

Ma il ciclo e il calcio continuano, se Lukaku, Sanchez e Martinez abbattono le grandi Mauro Icardi sarà solo un punticino sempre più piccolo, un ricordo che facilmente svanirà, perché la storia dice questo, i calciatori passano, le squadre di calcio no.

Ronaldo il Fenomeno
Fonte: l'autore Francesco Fiori

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