Quella strana malattia chiamata “interismo”

Alla ricerca del fenomeno che non ha eguali al mondo, da picchi di gioia ad attimi di depressione immediati

di Francesco Fiori
Francesco Fiori
(120 articoli pubblicati)
Interismo

Interismo, l'arte del complicarsi la vita, di sbagliare le cose facili, di deprimersi ed esaltarsi in poco tempo, di esultare e non godere mai appieno della vittoria, di rasentare la follia, anzi la pazzia, il casino. Il 22 maggio 2010 l'Interismo ha il suo picco. Il Bernabeu è troppo piccolo per contenere entusiasmo e rivincita su anni di "Non vincete mai", ma quanto dura quella gioia?

Appena finita la partita tra Bayern Monaco e Inter arriva subito lo choc con Milito che ai microfoni anziché recitare "Inter ti amo!" la spara grossa: "Se resto?Non so, ho offerte importanti". Dopo di lui ecco José Mourinho, piange su quei colori ma il suo domani è proprio in quello stadio.

Da quel 2010 l'Interismo ha trovato altri clamorosi picchi di esagerazione, da Benitez cacciato dopo aver vinto il Mondiale per Club allo sciagurato Leonardo che in una settimana perde con Schalke 04 e Milan dicendo addio a Champions e scudetto.

Ma l'Interismo si rialza sempre, digerisce Gasperini e una difesa a tre, sviluppa Stramaccioni che prima espugna lo Juventus Stadium per primo, poi si scioglie da quel momento, arrivando poi al "Dio della Pioggia" Walter Mazzarri e al Mancini bis, allettato da un nuovo presidente dopo Massimo Moratti, Erick Thohir, guarda caso ritornato a parlare di Inter dopo la vittoria contro la Lazio.

Ma non ci si ferma qui, il Mancio bis dura appena un anno, Thohir, mecenate indonesiano con cultura calcistica discutibile, ha la fissa per Frank de Boer e il tecnico olandese dopo aver perso l'Eredivisie all'ultima giornata si mette in gioco con i colori nerazzurri.

Dura pochissimo e l'Interismo ha altre vette di elevato masochismo con l'Europa League che fa grande il Be'er Sheva e una vergogna infinita.

E' la stagione di tre allenatori, di un dramma che non ha confini, che scivola in giocatori definiti campioni come Joao Mario e Gabigol, Kondogbia, Banega, Sainsbury e Carrizo. Ogni volta un giocatore si ritaglia un momento epico, ma sempre in negativo.

Poi arriva Luciano da Certaldo, uno che ha appena accantonato il Pupone a Roma e nonostante un secondo posto non è più benvoluto. Così il matrimonio appare scontato, l'Inter trova Spalletti, Spalletti trova l'Inter.

E riparte l'Interismo.

Arriva Skriniar nei giorni in cui il Milan firma Bonucci, si prende Vecino e lo si etichetta subito come un "Non top player", Cancelo, oggetto misterioso lusitano e Borja Valero, metronomo dalla cadenza lenta.

Cosa passi per la testa di Spalletti non si sa ma l'Inter parte con 6 vittorie nelle prime 7 giornate, espugnando Roma con un 1-3 ai giallorossi, risultato quasi simile alla gloria di domenica, arriva la vetta della classifica, si vince il derby con un triplo Icardi e quando servono 3 punti per blindare il primato ecco Natale e "Inter Bells" sciagurato motivetto che consegna una sconfitta contro l'Udinese.

Ecco l'Interismo.

Quando Spalletti indica di scattare come fosse il Giro tra il 9 dicembre contro la Juve e l'11 febbraio arrivano 6 punti in 8 gare. Il top arriva alla fine, si augura un 5 maggio ai bianconeri e si perde 2-3 in 2 minuti, la carica dei 66 mila devono far paura al Sassuolo che non vince da tempo immemore e invece è Berardi, tifoso interista, a colpire a morte l'Inter.

Tutto finito.
Neanche per sogno, l'Interismo presente in Walter Zenga fa fermare una Lazio al match point Champions contro il Crotone, poi ecco la ciliegina, a Roma, in uno stadio che ha visto le lacrime di Ronaldo e l'esultanza di Simone Inzaghi nel 2002 rovescia le sorti.

La capocciata di Vecino regala all'Inter l'ingresso nella Champions  2018/19 e già le voci esterne tentano di spegnere la gioia insperata e per questo bella da morire "Eh, quarta fascia, vi capiterà il Real Madrid, la New Team e gli Avengers", cercando di spegnere quella strana malattia chiamata Interismo.

Ma la realtà è che l'Interismo è fantastico, è capace cambiare in 90 minuti e non essere mai banale, nel bene e nel male, in salute e in malattia, in calma e pazzia. 

Sopratutto pazzia.

Icardi
Fonte: l'autore Francesco Fiori

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