La storia di Adriano Leite Ribeiro detto l’imperatore

L'ultimo imperatore che l'inter abbia mai conosciuto

di Francesco Morbelli
Francesco Morbelli
(10 articoli pubblicati)
adriano

L'addolescenza e l'inizio dell'avventura con il calcio

Siamo nella favela di Vila Cruzeiro situata nel nord di Rio de Janeiro dove il 17 febbraio del 1982 nasce Adriano Leite Ribeiro conosciuto come Adriano. Nato in condizioni di forte povertà in una baraccopoli nota per gli atti di violenza e il traffico di droga, egli non si lascia "risucchiare" dalla malavita, preferisce starne alla larga pensando a lavorare come lustrascarpe per cercare di mantenere la famiglia guadagnando dei soldi. Quando il piccolo brasiliano compie appena 11 anni, vive un brutto periodo a causa del padre che viene improvvisamente colpito da un proiettile vagante, che lo colpisce al cranio mandandolo in coma per diverso tempo. La passione per il calcio non gli passa , ogni sera resta fuori a tirare due calci a un pallone, allora la madre decise di portarlo al Santa Cruz dove si allenano i giovanissimi del Flamengo. La donna andò a vendere caramelle per strada per pagare al figlio il viaggio in autobus. Al primo allenamento , Adriano si presenta come terzino sinistro, ma più tardi l'allenatore Carlos Alberto Almeida Junior lo sposta in attacco, vede in lui un goleador. Diventato maggiorenne il giovane talento debutta in prima squadra nella partita contro il San Paolo, si mette subito in mostra siglando un goal e sfornando due assist. 

L'arrivo in Italia e la sua esperienza in serie A

 Nel 2001 approda all'Inter, grazie alla segnalazione di Salvatore Bagni al presidente Massimo Moratti, viene valutato circa 15 miliardi di lire, ma la sua storia con l'Inter è fatta di andate e ritorni, di arrivederci e bentornato, di amore e di odio. Mostra il suo talento subito nella partita d'esordio contro il Real Madrid, Hector Cuper lo getta nella mischia al39'. Pochi palloni toccati ma la classe è tanta, guadagna una punizione, decise di prendersi la responsabilità di batterla, il brasiliano prende la rincorsa e tira una fucilata che si insacca in porta, l'indomani i giornali lo elogiano. Purtroppo in quel periodo lo spazio è chiuso dai tanti, troppi attaccanti che popolano la rosa. Vista la sua giovane età la società decide di girarlo in prestito alla fiorentina, dove riesce a fare qualche presenza. Nell'estate che viene Massimo Moratti ne combina una delle sue, vende l'imperatore (soprannome che gli viene dato dai tifosi nerazzurri) al Parma per il valore di 12 milioni di euro. In due stagioni con i Ducali, segna 23 reti in 37 partite, costringendo il presidente a riscattarlo per il valore di 26 milioni di euro più il prestito di due giovani della primavera. Ritornato a Milano, segna 9 goal e risulta decisivo per la conquista del quarto posto che garantisce l'accesso in champions league. Negli anni a venire gioca con continuità, contribuendo alla vittoria dello scudetto del 2006 e 2007 (a tavolino).

Il declino dell'imperatore

Adriano con il grave infortunio al tendine d'Achille, le incomprensioni con Mancini prima e Mourinho dopo, con la morte del padre, si lascia  cadere nella bella vita con festini fino all'alba e alcolici, Adriano perde completamente la testa. Moratti prova a ritemprarlo con un prestito in Brasile, ma il suo rapporto con l'Inter si conclude il 26 Aprile 2009, con 48 goal in 123 presenze, ma soprattutto con tanti rimpianti per un talento sprecato troppo velocemente.

La fonte dell'articolo è l'autore Francesco Morbelli

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