Karamoh come mister Wolf e Spalletti come John Travolta

Karamoh e Rafinha risolvono la partita con il Bologna e smentiscono Spalletti sulla rosa corta

di Francesco Poli
Francesco Poli
(34 articoli pubblicati)
FC Internazionale v Bologna FC - Serie A

Karamoh salta l'uomo, chiede il dialogo a Rafinha, si accentra, fa un gioco di prestigio destro-sinistro e si beve un altro difensore, è al limite dell'area, sfodera un sinistro preciso e potente ed è gol! 

San Siro esplode di gioia, i tifosi corrono lungo le rampe, è nata una nuova stellina nerazzurra, i compagni lo sommergono di abbracci. Forse nel 1962, quando Jair esordì con la maglia dell'Inter contro la Sampdoria in una nebbiosa giornata di novembre, l'entusiasmo era lo stesso, ma bando ai paragoni arditi, è ancora presto per parlarne e di strada la giovane ala ne ha ancora da fare. Ma intanto il match con il Bologna lo ha risolto lui.

Certo, al contempo risultano un po' stridenti le parole di Spalletti, quelle prima, quando diceva che Karamoh non era ancora pronto, ma sopratutto quelle dopo, quando il tecnico di Certaldo ai microfoni di Sky tira le orecchie al campioncino dicendo che "perde palle banali e ci lascia in inferiorità numerica". Come disse John Travolta a Mister Wolf in Pulp Fiction, "un per favore sarebbe stato carino", e dire che Wolf risolveva i problemi creati dal buon Jonh, che aveva inavvertitamente sparato dentro la macchina ad un povero ragazzo in pieno giorno, creando per l'appunto un effetto Pulp, mentre Karamoh ha tolto le castagne dal fuoco ad uno Spalletti che se non avesse battuto nemmeno un onesto Bologna avrebbe potuto iniziare a rischiare qualcosa, anche se nessuno lo dice, quindi a ben vedere diciamo che Wolf è Karamoh e Spalletti è Jonh Travolta e non viceversa.

Ma cari amici di Gazzetta Fan News, questa volta non vi ammorberemo con le nostre elucubrazioni, con le nostre citazioni, con le nostre analisi tattiche, perché il calcio è uno sport semplice e per capirne non c'è bisogno di avere la tessera di Coverciano o aver giocato in terza categoria, a volte basta togliere chi passeggia per il campo (tipo, due nomi a caso, Brozovic e Perisic) e magari cambiare modulo. Sì, quella cosa che gli allenatori con fare saccente dicono che non conta nulla, ma poi con il 4-3-1-2 l'Inter in due minuti è andata in vantaggio e tornando al 4-2-3-1 è tornata in difficoltà, ma poi, ne conveniamo, ci sono gli interpreti, e allora meglio un Borja Valero o un Rafinha da numero dieci che incaponirsi per due mesi con Brozovic trequartista. 

Fonte: l'autore Francesco Poli

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